Il delitto di Chiavari, dall'omicidio di Nada Cella alle condanne di Anna Lucia Cecere e Marco Soracco

di Luca Mastinu pubblicato:
4 min

Il 6 maggio 1996 a Chiavari (Genova) nello studio del commercialista Marco Soracco viene uccisa Nada Cella. 30 anni dopo Anna Lucia Cecere viene condannata per omicidio volontario, Marco Soracco per favoreggiamento. Ricostruiamo le tappe della vicenda

Il delitto di Chiavari, dall'omicidio di Nada Cella alle condanne di Anna Lucia Cecere e Marco Soracco

Il delitto di Chiavari, dall'omicidio di Nada Cella alle condanne di Anna Lucia Cecere e Marco Soracco

Alle 9:10 del 6 maggio 1996 il commercialista Marco Soracco entra nel suo studio in via Marsala, a Chiavari, che si trova al di sotto del suo appartamento. In quel momento il telefono dell'ufficio sta squillando, Soracco alza la cornetta ma l'interlocutore mette giù. Quindi si muove tra le stanze cercando la sua segretaria, Nada Cella, e la trova. La ragazza, appena 25 anni, è nel suo ufficio riversa sul pavimento in una pozza di sangue. Nada è viva, in preda agli spasmi e gravemente ferita. Morirà al San Martino di Genova poche ore dopo. Il delitto rimarrà senza colpevole per trent'anni fino al 15 gennaio 2026, quando arrivano le condanne di Anna Lucia Cecere e dello stesso Marco Soracco.

L'omicidio di Nada Cella

Per molti il delitto di via Marsala è il "via Poma" di Chiavari, un chiaro riferimento all'omicidio di Simonetta Cesaroni, uccisa il 7 agosto 1990 a Roma. Due delitti, due giovani donne, due uffici come scena del crimine.

Quando Nada Cella arriva all'ospedale di Lavagna è in gravissime condizioni. Chi l'ha uccisa si è accanito sul suo corpo con tanta rabbia al punto di picchiarle ripetutamente il cranio sul pavimento. La 25enne viene poi trasportata al San Martino di Genova, dove il suo cuore smette di battere.

Quando gli inquirenti arrivano in via Marsala per isolare l'ufficio e analizzare ogni particolare pensano che si sia trattato di un incidente e trovano la signora Marisa Bacchioni, madre di Soracco, intenta a pulire le scale e il pianerottolo dello studio. Quando si paventa l'ipotesi dell'omicidio i primi sospetti cadono sullo stesso commercialista, una pista che suggerisce un possibile conflitto di lavoro come movente del delitto.

Le prime indagini

Nel frattempo testimoni riferiscono che quella mattina avrebbero visto una donna con le mani sporche di sangue allontanarsi da via Marsala a bordo di un motorino blu.

Gli inquirenti passano al setaccio circa trecento persone: vengono interrogati testimoni, sospettati alcuni residenti del palazzo di via Marsala e loro congiunti, anche due albanesi vicini di casa della vittima. Che non ha segreti, del resto, come appurano gli inquirenti nei vari tentativi di trovare un movente nell'omicidio alla ricerca di ombre nel passato di Nada Cella.

Viene fuori, tuttavia, che la ragazza avrebbe voluto cambiare lavoro, ma nulla di più. Quindi entra in scena Anna Lucia Cecere.

Il ruolo di Anna Lucia Cecere

Coetanea di Nada Cella, Anna Lucia Cecere vive in via Dante, a pochi chilometri da via Marsala. Da tempo vorrebbe lavorare nello studio di Soracco, ma il posto da segretaria è occupato proprio da Nada.

Inoltre Anna Lucia avrebbe messo gli occhi proprio sul commercialista, anche se in un'intercettazione tra lei e il diretto interessato riferisce: "Non sono mai stata innamorata di te, anzi mi fai schifo". Di lei si racconta che abbia un carattere difficile, facile all'ira esplosiva specialmente se contraddetta.

La sua posizione viene archiviata in poco tempo, così come quella di Marco Soracco. Passano diversi anni e la svolta arriva con il lavoro di una criminologa, Antonella Delfino Pesce.

La condanna di Cecere e Soracco per il delitto di Chiavari

Nel 2019 Antonella Delfino Pesce mette le mani sul caso nel contesto di un lavoro per un master in criminologia. Riesce ad entrare in possesso dei faldoni e si mette a studiare, e trova le falle degli investigatori.

In primo luogo, sotto il corpo di Nada Cella era stato trovato un bottone. Delfino Pesce scopre che in casa di Cecere erano presenti cinque bottoni simili su una giacca di jeans, ma che tale compatibilità era stata trattata con superficialità dagli inquirenti. Inoltre, la criminologa scopre che almeno due testimoni riferirono di aver visto Cecere uscire dal palazzo di via Marsala la mattina dell'omicidio.

Delfino Pesce riesce a contattare Cecere, poi la loro conversazione degenera con minacce da parte della donna che arriva a dirle: "Ti faccio spappolare dai miei cani". Gli elementi portati da Delfino Pesce in Procura sono tanti, quindi il caso viene riaperto e si decide di andare a processo.

Dal dibattimento emerge, ancora una volta, il profilo di Cecere. Un suo ex fidanzato riferisce che lei è "possessiva e gelosa" e che diventa "impossibile farla ragionare quando si arrabbia", ma è un fratello dell'imputata a far rabbrividire i presenti. Repubblica riporta le sue dichiarazioni:

Se la contraddici mia sorella diventa di una cattiveria impressionante. Se per caso Nada quel giorno le ha risposto male, può benissimo avere cominciato a colpirla.

La Corte d'Assise di Genova, il 15 gennaio 2026, condanna Anna Lucia Cecere a 24 anni di reclusione per omicidio volontario. Di due anni, invece, è la pena inflitta a Marco Soracco per favoreggiamento e falsa testimonianza. Cecere avrebbe ucciso Nada Cella, Soracco avrebbe omesso dettagli utili alle indagini nei suoi colloqui con gli inquirenti.

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