Digital Networks Act: la svolta Ue che può ridisegnare le telecomunicazioni europee
pubblicato:Regole uniformi, switch-off del rame e spinta al consolidamento: Bruxelles accelera per colmare il gap con Usa e Cina

Digital Networks Act: la svolta regolatoria che può cambiare il destino delle telecomunicazioni europee (e di TIM)
Con il varo imminente del Digital Networks Act (DNA), Bruxelles compie una scelta politica e industriale di grande portata, nel tentativo di colmare il divario accumulato dall’Europa rispetto a Stati Uniti e Cina nel campo delle infrastrutture digitali.
Il segnale più forte non sta solo nei contenuti della riforma, ma nella forma giuridica scelta: non una direttiva, ma un Regolamento europeo, quindi immediatamente applicabile in tutti gli Stati membri, senza i lunghi e disomogenei processi di recepimento nazionale.
L’obiettivo dichiarato dalla Commissione è ambizioso: completare il mercato unico delle reti digitali, superando il mosaico di regolazioni nazionali che negli ultimi anni ha frenato investimenti, scala industriale e ritorni sul capitale.
In questo senso, il DNA rappresenta un cambio di paradigma: meno burocrazia dove la concorrenza funziona, più visibilità sugli investimenti, maggiore resilienza e sicurezza delle infrastrutture.
I pilastri del Digital Networks Act
Il DNA si fonda su quattro direttrici chiave, tutte con implicazioni dirette per gli operatori storici come TIM:
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Semplificazione regolatoria
È previsto un taglio fino al 50% degli obblighi di reporting e degli oneri amministrativi. Questo significa meno costi indiretti, maggiore efficienza operativa e più risorse liberate per investimenti in rete e innovazione. - 2.
Switch-off del rame e accelerazione della fibra
L’atto spinge con decisione verso l’uscita definitiva dalle reti in rame e la transizione alla fibra ottica FTTH in tutta l’Unione. Anche se i tempi saranno graduali, il messaggio è chiaro: il rame non è più una tecnologia da preservare, ma da superare. - 3.
Gestione coordinata dello spettro
Un maggiore coordinamento europeo sulle frequenze dovrebbe ridurre i ritardi nel roll-out delle reti di nuova generazione e migliorare la prevedibilità degli investimenti mobili. - 4.
Consolidamento e scala industriale
Il DNA apre esplicitamente la strada alla creazione di “campioni europei delle telecomunicazioni”, superando l’eccessiva frammentazione del settore. In Europa operano circa 120 operatori, contro i tre grandi player presenti in USA, Cina o Brasile: una struttura che ha compresso margini e ritorni per anni.
Un settore enorme, ma con crescita sbilanciata
I numeri presentati dal programma Restart aiutano a inquadrare la posta in gioco. L’ecosistema europeo delle telecomunicazioni vale oltre 1.140 miliardi di euro, con una crescita stimata dell’8%. Tuttavia, la dinamica è asimmetrica:
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infrastrutture di rete crescono intorno al 6–7%;
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i servizi di connettività avanzano a ritmi simili;
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le tecnologie abilitanti (cloud, AI, dati) crescono a doppia cifra (+14%), ma sono dominate dalle Big Tech;
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i servizi digitali legati alla connettività crescono poco (+1,4%).
Questo squilibrio spiega perché la Commissione voglia rafforzare il ruolo degli operatori infrastrutturali, oggi schiacciati tra investimenti elevati e rendimenti insufficienti.
Le implicazioni chiave per Telecom Italia
È in questo contesto che vanno lette le parole dell’AD di TIM, Pietro Labriola, che ha colto l’occasione del DNA per rilanciare un messaggio chiaro all’Europa: basta distorsioni regolatorie.
TIM è uno degli operatori che più potrebbero beneficiare del nuovo impianto regolatorio, per diversi motivi:
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Parità di regole con gli OTT
Labriola ha ribadito che non è più sostenibile un sistema in cui operatori come TIM sono sottoposti a obblighi stringenti, mentre piattaforme come WhatsApp o Teams ne sono quasi esenti. Il DNA apre la porta a un riequilibrio: o si regola meno tutti, o si regolano di più tutti. - •
Switch-off del rame: rischio e opportunità
Nel breve periodo, l’uscita dal rame rappresenta un rischio per alcuni modelli di business, in particolare per FiberCop. Ma nel medio-lungo termine può diventare un potente catalizzatore di efficienza, favorendo la razionalizzazione delle reti e rendendo industrialmente più logica una combinazione con Open Fiber, ipotesi che il mercato continua a monitorare. - •
Fine della concorrenza solo sul prezzo
TIM spinge per un cambio di modello: meno guerra tariffaria, più focus su qualità, servizi premium e fidelizzazione. Una regolazione più leggera e un mercato meno frammentato renderebbero questo passaggio finalmente praticabile. - •
Consolidamento come leva strategica
Se il DNA faciliterà davvero il consolidamento, TIM potrebbe trovarsi in una posizione più favorevole per giocare un ruolo centrale nel ridisegno del mercato italiano ed europeo, dopo anni di compressione dei margini.
Il quadro italiano: convergenze e tensioni
Le posizioni degli altri attori confermano che il settore è a un punto di svolta:
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Iliad riconosce che il consolidamento non è tutto, ma ammette che la scala conta, soprattutto in un contesto europeo armonizzato.
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Wind Tre parla apertamente di “troppi player” e si aspetta nuove operazioni nei prossimi mesi o anni.
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Open Fiber vede nel DNA l’occasione per accelerare definitivamente lo switch-off del rame e aumentare l’adozione della fibra.
Sul fronte politico, il messaggio è altrettanto chiaro: senza un’Europa forte, unita e integrata, il rischio è un declino strutturale rispetto ai grandi competitor globali.
Conclusione: perché il DNA è cruciale per TIM e per il settore
Il Digital Networks Act non risolverà tutti i problemi delle telecomunicazioni europee, ma rappresenta la prima vera inversione di rotta regolatoria dopo anni di iper-concorrenza e frammentazione.
Per Telecom Italia, il DNA può diventare:
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un fattore di migliore visibilità sugli investimenti;
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un acceleratore di razionalizzazione industriale;
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un supporto al recupero di marginalità;
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e, soprattutto, una cornice più favorevole per il consolidamento e per un modello di business meno difensivo.
👉 In altre parole, non è ancora la soluzione, ma potrebbe essere l’inizio di una “European Way” delle telecomunicazioni, quella che TIM invoca da anni e che il mercato, finalmente, inizia a considerare credibile.
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