L’economia americana non rallenta: l’intelligenza artificiale complica il lavoro della Fed
pubblicato:L’espansione legata all’IA potrebbe rendere i tradizionali freni monetari meno efficaci, costringendo la Federal Reserve a interventi più aggressivi

L’economia statunitense continua a sorprendere
L’economia statunitense continua a sorprendere per la sua capacità di resistere all’inflazione, ai dazi e all’aumento del costo del denaro.
Nemmeno il primo rialzo dei tassi della Federal Reserve dal 2023 e la risalita dei rendimenti obbligazionari sembrano finora sufficienti a determinare un rallentamento significativo.
La crescita resta sostenuta, le assunzioni hanno recuperato vigore, i licenziamenti rimangono contenuti e gli investimenti nell’intelligenza artificiale continuano ad aumentare.
Questa combinazione sostiene gli utili societari e il mercato azionario, ma sta creando un problema sempre più evidente per il mercato obbligazionario.
Il rendimento del Treasury decennale ha raggiunto il 5,2%, livello che non si vedeva da quasi vent’anni. Gli investitori temono che la solidità dell’economia e la persistenza dell’inflazione possano costringere la Federal Reserve ad alzare i tassi più di quanto previsto.
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La questione non riguarda soltanto il livello raggiunto dai rendimenti. Il vero interrogativo è se la politica monetaria sia diventata meno efficace nel frenare l’economia americana.
Il PMI segnala una nuova accelerazione
Le preoccupazioni sono aumentate dopo la pubblicazione dell’indice PMI composito preliminare di S&P Global, salito a 58,4 punti a settembre, rispetto ai 56 di agosto.
Il dato rappresenta il livello più elevato degli ultimi cinque anni e segnala una netta accelerazione dell’attività sia nel manifatturiero sia nei servizi.
L’indice relativo alla produzione manifatturiera ha registrato l’incremento mensile più consistente dal 2022, mentre l’attività nei servizi ha raggiunto il livello più alto dal 2021. In entrambi i comparti la crescita è stata sostenuta da un forte aumento dei nuovi ordini.
Il superamento della soglia di 50 punti indica un’espansione dell’attività. Un valore vicino a 58 non descrive quindi un’economia che si limita a evitare la recessione, ma una crescita che potrebbe acquistare ulteriore velocità.
Il PMI costituisce una singola rilevazione e dovrà essere confermato dai prossimi dati, ma il segnale è coerente con altre indicazioni emerse durante l’estate:
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il recupero delle assunzioni in agosto;
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il basso livello dei licenziamenti;
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il miglioramento degli ordini industriali;
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la crescita della spesa per investimenti;
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la forte espansione delle infrastrutture legate all’intelligenza artificiale.
L’economia americana potrebbe quindi non limitarsi a mantenere il proprio ritmo, ma entrare in una nuova fase di accelerazione.
Perché il mercato obbligazionario è preoccupato
La crescita vigorosa esercita diverse pressioni sul mercato dei Treasury.
La prima riguarda la Federal Reserve. Se la domanda resta forte, il mercato del lavoro non si indebolisce e l’inflazione continua a superare l’obiettivo del 2%, la banca centrale potrebbe essere costretta a proseguire con i rialzi.
La seconda riguarda il petrolio. I rendimenti obbligazionari hanno mostrato nelle ultime settimane una correlazione elevata con le quotazioni energetiche.
Un petrolio stabilmente sopra i 90-100 dollari può trasferirsi ai costi di trasporto, produzione e distribuzione, ritardando il rientro dell’inflazione.
La terza fonte di pressione è rappresentata dall’offerta di obbligazioni. Il Tesoro americano deve finanziare un debito pubblico in forte crescita, mentre le società coinvolte nella costruzione di data center e infrastrutture per l’intelligenza artificiale stanno aumentando le emissioni societarie.
Treasury e obbligazioni aziendali competono quindi per attirare gli stessi capitali. Per convincere gli investitori ad assorbire una quantità crescente di debito, gli emittenti devono offrire rendimenti più elevati.
L’IA potrebbe rendere i tassi meno efficaci
In condizioni normali, l’aumento dei tassi rallenta l’economia attraverso diversi canali:
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rende più costosi mutui e finanziamenti;
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riduce la domanda di abitazioni e beni durevoli;
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aumenta il costo del capitale per le imprese;
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rende meno convenienti alcuni investimenti;
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riduce il valore attuale degli utili futuri;
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spinge famiglie e aziende a risparmiare invece di spendere.
Questi meccanismi sono ancora attivi. Il tasso medio sui mutui immobiliari americani ha superato nuovamente il 7%, frenando le compravendite, mentre il settore immobiliare commerciale continua a risentire dell’aumento dei costi di rifinanziamento.
Il problema è che alcune delle parti più dinamiche dell’economia sembrano poco sensibili al costo del denaro.
Le grandi società tecnologiche dispongono di abbondante liquidità e generano flussi di cassa molto elevati.
I loro programmi di investimento non dipendono quindi esclusivamente dal credito bancario o dall’emissione di obbligazioni.
Le prospettive di rendimento dell’intelligenza artificiale sono inoltre considerate talmente elevate da rendere accettabile anche un costo del capitale superiore.
Se un’impresa ritiene che un nuovo data center possa produrre ritorni molto consistenti, un aumento di uno o due punti percentuali del costo del finanziamento difficilmente porterà alla cancellazione del progetto.
L’espansione si trasmette alla catena produttiva
Gli investimenti nell’intelligenza artificiale non rimangono confinati ai produttori di chip o ai grandi gruppi tecnologici.
La costruzione di un data center richiede:
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semiconduttori e memorie;
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server e apparecchiature di rete;
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sistemi di raffreddamento;
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rame e altri metalli;
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trasformatori e infrastrutture elettriche;
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nuove centrali e connessioni alla rete;
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terreni, edifici e materiali da costruzione;
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software, servizi e personale specializzato.
La spesa iniziale delle grandi società tecnologiche si trasferisce quindi lungo la catena di fornitura, sostenendo l’industria, l’edilizia, l’energia, i trasporti e i servizi professionali.
Questa propagazione amplia la base dell’espansione economica. Se il boom dell’IA coinvolgesse una parte sempre maggiore dell’economia, la Federal Reserve avrebbe bisogno di condizioni finanziarie ancora più restrittive per ridurre la domanda complessiva.
L’effetto ricchezza sostiene i consumatori
Anche le famiglie americane non reagiscono tutte allo stesso modo all’aumento dei tassi.
I nuclei più giovani e maggiormente indebitati subiscono il rincaro dei mutui, delle carte di credito e dei prestiti automobilistici. Una parte consistente delle famiglie più anziane possiede invece abitazioni già pagate, portafogli azionari e liquidità investita in fondi monetari o strumenti obbligazionari.
Circa un terzo delle famiglie americane è guidato da una persona di almeno 65 anni.
Molti di questi nuclei non devono richiedere un nuovo mutuo e possono beneficiare direttamente dei maggiori interessi riconosciuti sulla liquidità e sui titoli obbligazionari.
Allo stesso tempo, il rialzo della Borsa ha aumentato il valore dei portafogli finanziari. Il conseguente effetto ricchezza sostiene i consumi e compensa parzialmente l’impatto restrittivo della politica monetaria.
I tassi più elevati finiscono così per penalizzare alcuni settori e soggetti indebitati, ma favoriscono i risparmiatori con ampie disponibilità finanziarie.
Il dilemma della Federal Reserve
La Fed ha aumentato i tassi per la prima volta in tre anni dopo che i dati di agosto hanno mostrato un’inflazione ancora troppo elevata.
La maggior parte dei membri del FOMC prevede almeno un altro intervento entro la fine dell’anno. I contratti futures incorporano inoltre la possibilità che il costo del denaro aumenti complessivamente di circa un punto percentuale entro la fine del 2027.
Il presidente Kevin Warsh ha affermato che il recente rialzo ha rimosso una parte dell’accomodamento monetario. La formulazione suggerisce che la Fed non considera ancora la politica pienamente restrittiva rispetto alla forza attuale dell’economia.
Il livello di un tasso realmente restrittivo non è fisso. Se la crescita potenziale e la domanda aumentano, anche il tasso necessario per rallentare l’economia deve salire.
La Fed potrebbe quindi trovarsi davanti a una scelta difficile: accettare un’inflazione superiore all’obiettivo oppure continuare a restringere le condizioni finanziarie fino a determinare un rallentamento significativo dei comparti meno protetti dal boom dell’IA.
In uno scenario estremo, per frenare la domanda generata dall’intelligenza artificiale la banca centrale rischierebbe di esercitare una pressione sproporzionata su edilizia, piccole imprese, famiglie indebitate e società maggiormente dipendenti dal credito.
Il rischio di errore aumenta
Più i tassi salgono senza produrre un evidente rallentamento, maggiore diventa il rischio che la Fed ecceda nella stretta.
La politica monetaria opera con ritardi lunghi e variabili.
Gli effetti completi dell’aumento dei rendimenti potrebbero emergere soltanto quando famiglie, imprese e amministrazioni locali saranno costrette a rifinanziare il debito contratto negli anni precedenti a tassi molto inferiori.
La resilienza attuale non garantisce quindi che l’economia sia immune. Potrebbe semplicemente indicare che la trasmissione della stretta richiede più tempo.
Il rischio è che la Federal Reserve continui ad aumentare i tassi perché non vede risultati immediati e che gli effetti delle diverse strette si manifestino poi contemporaneamente, producendo un rallentamento molto più brusco del previsto.
Le aspettative d’inflazione restano sotto controllo
Un elemento rassicurante è rappresentato dalle aspettative d’inflazione incorporate nei titoli obbligazionari.
I breakeven inflation rate non segnalano una perdita di fiducia nella capacità della Federal Reserve di controllare i prezzi.
Gli investitori sembrano quindi temere soprattutto tassi reali più elevati, maggiore crescita, abbondanza di emissioni e persistenza temporanea dell’inflazione, più che una vera spirale fuori controllo.
Questo equilibrio rimane però fragile. Una nuova accelerazione dei salari, un petrolio stabilmente sopra i 100 dollari o un ulteriore aumento degli indici dei prezzi potrebbe modificare rapidamente le aspettative.
Cosa osservare nei prossimi mesi
Per capire se l’economia sta realmente surriscaldandosi sarà necessario monitorare:
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l’andamento del deflatore PCE core;
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la crescita dei salari;
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i nuovi occupati e il tasso di disoccupazione;
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i prezzi pagati rilevati dagli indici ISM;
- •
i nuovi ordini manifatturieri;
- •
gli investimenti delle grandi società tecnologiche;
- •
l’andamento del credito bancario;
- •
i tassi di insolvenza di famiglie e imprese;
- •
i prezzi del petrolio;
- •
le aspettative d’inflazione del mercato obbligazionario.
Se la crescita resterà sostenuta e l’inflazione non diminuirà, i rendimenti potrebbero rimanere elevati o salire ulteriormente.
Se invece il petrolio arretrerà e la pressione tariffaria si attenuerà, la Fed potrebbe ottenere il rallentamento dei prezzi senza una stretta molto più aggressiva.
Il comportamento dell’economia spiega perché il Treasury decennale abbia raggiunto il 5,2%.
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