Banco BPM frena Mps e apre ai partner: Crédit Agricole torna al centro della partita

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
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Castagna di Banco BPM difende l’opzione stand alone, ma affida agli azionisti la scelta di un’eventuale aggregazione. Il primo socio francese indica la combinazione con Crédit Agricole Italia

Banco BPM frena Mps e apre ai partner: Crédit Agricole torna al centro della partita

Giuseppe Castagna ha frenato sull’offerta pubblica di scambio lanciata da Mps

Il futuro di Banco BPM potrà essere stand alone oppure passare attraverso un’aggregazione, ma l’eventuale partner dovrà essere scelto insieme agli azionisti.

Con queste parole il ceo Giuseppe Castagna ha frenato sull’offerta pubblica di scambio lanciata da Mps e, indirettamente, riportato al centro della partita Crédit Agricole, primo socio di Piazza Meda con il 29,3% del capitale.

«Pensiamo di avere un futuro importante stand alone o con i partner che, insieme ai nostri soci, riterremo opportuno scegliere», ha dichiarato venerdì 25 settembre Castagna, a margine di un evento promosso dall’istituto.

La frase non indica formalmente alcun interlocutore, ma assume un significato preciso alla luce degli equilibri azionari e delle posizioni espresse nelle ultime settimane dalla banca francese.

Crédit Agricole ha infatti manifestato forti perplessità sull’operazione proposta da Siena e ha rilanciato apertamente l’ipotesi di una combinazione tra Banco BPM e Crédit Agricole Italia.

Crédit Agricole propone un’alternativa a Mps

La posizione francese è stata espressa chiaramente da Clotilde L’Angevin, deputy general manager di Crédit Agricole: «Uno scenario interessante, molto interessante per noi, sarebbe una combinazione tra Banco BPM e Crédit Agricole Italia».

Il gruppo considera l’offerta di Mps poco attrattiva e incapace, alle condizioni attuali, di creare un valore adeguato per gli azionisti di Banco BPM.

L’Angevin ha inoltre ribadito la posizione di forza raggiunta dalla Banque Verte: «Nulla può essere fatto senza di noi, nulla può essere fatto contro di noi».

È in questo contesto che acquistano peso le dichiarazioni di Castagna.

Il ceo non sceglie pubblicamente Crédit Agricole e continua a difendere la possibilità di proseguire autonomamente.

Tuttavia, lega esplicitamente la scelta di un eventuale partner alla volontà degli azionisti.

Il maggiore di questi ha già indicato sia quale soluzione non gradisce sia quale combinazione considera strategicamente interessante.

Banco BPM giudica l’offerta di Mps a sconto

Sull’Ops di Mps, Castagna ha rinviato ogni decisione al consiglio di amministrazione, richiamando i vincoli imposti dalla passivity rule: «Lo deciderà il consiglio, anche perché ci sono delle regole».

Il ceo ha lasciato aperto il quadro fino all’appuntamento decisivo di Siena: «Succede così tanto ogni settimana che fino al 29 ottobre c’è tempo».

Il giudizio sulle condizioni economiche dell’offerta resta però negativo. Secondo Castagna, l’operazione non riconosce alcun premio agli azionisti di Banco BPM, ma viene proposta a sconto.

La passivity rule impedisce inoltre alla banca milanese di adottare liberamente iniziative che potrebbero contrastare l’offerta senza la preventiva autorizzazione degli azionisti.

Lovaglio: l’assemblea non è un referendum

Sul fronte opposto, l’amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio continua il road show con gli investitori internazionali in vista dell’assemblea del 29 ottobre.

Durante la Bank of America CEO Conference di Londra, Lovaglio ha invitato gli azionisti a non considerare l’assemblea come un referendum sulla sua posizione o come una scelta immediata tra operazioni concorrenti.

L’obiettivo del voto, secondo il banchiere, è preservare tutte le alternative disponibili: «Gli azionisti devono partecipare non come a un referendum in cui scegliere tra un’offerta e l’altra, ma come a un modo per preservare l’opzionalità e avere almeno due alternative per massimizzare il loro investimento».

Lovaglio respinge inoltre la lettura delle due Ops su Banco BPM e Banca Generali come una semplice difesa dall’offerta di Intesa Sanpaolo su Siena. «Una mossa difensiva preserva lo status quo. Noi stiamo cambiando le cose di molto, anche se in coerenza con quanto avviato con l’acquisto di Mediobanca: costruiamo il modello dei prossimi cinque anni».

Il progetto prevede un polo formato da Mps, Mediobanca e dalle eventuali nuove acquisizioni, con una remunerazione complessiva indicata in 19 miliardi di euro, oltre ai 4 miliardi inizialmente destinati agli azionisti di Mps.

Il nodo dell’assemblea del 29 ottobre

Per procedere, Lovaglio deve però superare un passaggio assembleare complesso. Mps dovrà ottenere il via libera alla liberazione dai vincoli della passivity rule e, separatamente, alle due offerte pubbliche di scambio su Banco BPM e Banca Generali.

Le deliberazioni straordinarie richiederanno il voto favorevole di almeno il 66,6% del capitale presente in assemblea. Il mancato raggiungimento della soglia fermerebbe il progetto prima ancora del suo avvio operativo e renderebbe più agevole il percorso dell’offerta di Intesa Sanpaolo.

Il quadro si complica dopo l’annuncio del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, secondo cui il Tesoro, titolare del 4,86% di Mps, non parteciperà al voto sulle offerte.

«Noi non partecipiamo e seguiremo la decisione del mercato. Il mercato, nella sua capacità di discernere, premierà quella che sarà l’offerta migliore», ha affermato Giorgetti.

A questa assenza si aggiunge l’astensione di Banco BPM, azionista di Mps con il 3,7%, in quanto parte correlata. L’esito dipenderà quindi ancora di più dal comportamento degli investitori istituzionali presenti nel capitale di Siena.

Mps prova a convincere i francesi

Lovaglio continua comunque a rivolgersi direttamente a Crédit Agricole. Se la banca francese aderisse all’Ops, potrebbe diventare il primo azionista del nuovo gruppo con una partecipazione superiore al 10%.

Secondo l’amministratore delegato di Mps, l’offerta consentirebbe ad Agricole di partecipare alla costruzione di un gruppo «di maggior valore, più resiliente, più redditizio e con grandi opportunità di crescita».

Il problema centrale resta però la valutazione. Crédit Agricole considera l’offerta priva di premio e preferisce, almeno allo stato attuale, una combinazione diretta tra le proprie attività italiane e Banco BPM.

Tre scenari per Banco BPM

La partita resta quindi aperta su tre possibili sviluppi:

  1. 1.

    Banco BPM stand alone, soluzione difesa da Castagna sulla base della capacità autonoma della banca di crescere e creare valore.

  2. 2.

    Aggregazione con Crédit Agricole Italia, scenario esplicitamente indicato come preferibile dal primo azionista francese.

  3. 3.

    Adesione al progetto Mps, che inserirebbe Banco BPM in un polo comprendente Siena e Mediobanca, ma che richiederebbe condizioni economiche considerate più favorevoli dagli azionisti di Piazza Meda.

Le dichiarazioni di Castagna non costituiscono un’apertura formale a Crédit Agricole, ma rendono evidente che qualsiasi aggregazione dovrà ottenere il consenso del primo socio.

Con il 29,3% del capitale, la Banque Verte dispone di una posizione determinante e può condizionare sia il successo dell’offerta di Mps sia la scelta di un’alternativa industriale.

La prima scadenza decisiva sarà l’assemblea Mps del 29 ottobre.

Fino ad allora continueranno il confronto con gli investitori, le valutazioni dei consigli di amministrazione e le possibili revisioni delle condizioni economiche delle offerte.

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Informazioni sull'autore:

Alessandro Magagnoli
Alessandro Magagnoli

Nato nel 1966, mi sono laureato a Londra in economia applicata presso la University of East London nel luglio 1991, per poi conseguire un Master of Science nella stessa disciplina al Queen Mary and Westfield College nell'agosto 1992. La mia passione per l'analisi tecnica è nata nel 1992, e nel maggio 1993 ho ottenuto il diploma in Technical Analysis rilasciato dalla Society of Technical Analysis (STA). Ho insegnato nei dipartimenti di econometria all'Università Bicocca e all'Università Cattolica.