Borsa Italiana: Esprinet e Datalogic, due reazioni opposte ai risultati
pubblicato:Esprinet vola del 20% grazie alla leva dei margini sui nuovi servizi.
Datalogic segna un calo a doppia cifra sotto il peso dei costi e di un debito in aumento

Esprinet sorprende il mercato: non è più soltanto un distributore IT. Il mercato giovedì ha reagito in modo estremamente positivo ai conti trimestrali: il titolo ha chiuso con un balzo del 20,65% a 7,595 euro, dopo avere oscillato in seduta tra 6,40 e 7,595 euro.
Un movimento molto violento che riflette chiaramente il fatto che gli investitori non si aspettavano numeri così solidi, soprattutto sul fronte della redditività.
I ricavi del primo trimestre sono cresciuti dell’11% superando il miliardo di euro, ma il dato che ha davvero colpito il mercato è stato soprattutto l’andamento dei margini:
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EBITDA adjusted a 15,7 milioni (+44%);
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utile netto a 2,8 milioni contro appena 0,5 milioni dello scorso anno.
Ed è proprio qui che probabilmente si trova il vero messaggio della trimestrale. Per anni Esprinet è stata vista come una società con margini limitati, molto legata ai volumi e alla distribuzione hardware tradizionale.
Oggi invece il gruppo sta cercando progressivamente di trasformarsi, aumentando il peso delle attività a maggiore valore aggiunto: cloud, cybersecurity, digital transformation, servizi, green transition, e soluzioni tecnologiche più avanzate.
Non a caso gli analisti hanno sottolineato come EBITDA ed EBIT siano cresciuti molto più velocemente del fatturato, segnale che la qualità del business sta migliorando.
Divisioni come V-Valley e Zeliatech stanno assumendo un peso sempre più importante e il mercato sembra iniziare a credere che Esprinet possa diventare qualcosa di diverso rispetto al passato: non più soltanto un distributore IT a bassa marginalità, ma una piattaforma tecnologica sempre più esposta ai grandi temi strutturali della digitalizzazione europea.
Anche la guidance 2026 ha contribuito a sostenere il rally. La società continua infatti ad aspettarsi un EBITDA adjusted compreso tra 71 e 77 milioni di euro, con ulteriori miglioramenti sul capitale circolante e sulla qualità operativa. Naturalmente dopo un rialzo così violento non si possono escludere prese di profitto nel breve periodo.
Ma il movimento di giovedì sembra avere un significato più profondo: il mercato sta probabilmente iniziando a rivalutare completamente il posizionamento strategico della società.
In una fase in cui gli investitori continuano a cercare esposizione a temi come AI, cloud, cybersecurity e trasformazione digitale, anche titoli rimasti per anni relativamente “dimenticati” possono improvvisamente tornare al centro dell’attenzione.
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Esprinet, l'azione supera gli ostacoli di area 7 euro
Dal punto di vista tecnico, Esprinet ha appena inviato un segnale molto interessante. Il titolo è riuscito infatti a superare area 7 euro, livello che coincideva con il lato alto del canale crescente costruito dai minimi di giugno 2025.
Una rottura importante perché arriva dopo settimane di graduale recupero e conferma il miglioramento del sentiment sul titolo dopo la trimestrale molto positiva.
Il movimento di giovedì ha avuto anche caratteristiche tipiche dei breakout più convincenti: ampia volatilità intraday; forte accelerazione finale; e incremento evidente della pressione compratrice.
Il massimo di seduta a 7,60 euro si è però fermato praticamente al millimetro contro una resistenza molto importante: il lato alto del gap ribassista lasciato aperto il 16 maggio, passante a 7,61 euro. Ed è proprio questo il livello decisivo nel breve periodo.
Una rottura netta di area 7,60 confermerebbe infatti definitivamente il ritorno di forza sul titolo e potrebbe aprire spazio verso: 8,15 euro come prima resistenza intermedia e successivamente verso 8,50 euro. In ottica più ampia il target teorico del movimento potrebbe addirittura spingersi verso area 9,60 euro, tornando sui livelli più elevati degli ultimi anni.
Attenzione però perché dopo una candela così ampia il mercato potrebbe anche avere bisogno di consolidare. Un eventuale return move verso area 7 euro non comprometterebbe necessariamente il quadro rialzista. Anzi, un pullback controllato su quella vecchia resistenza appena superata potrebbe addirittura rafforzare la struttura tecnica del movimento.
Lo scenario cambierebbe invece in modo più evidente sotto i 7 euro: in quel caso aumenterebbe il rischio di rientro all'interno del canale crescente precedente, con possibili estensioni correttive anche verso area 6 euro.
Per ora comunque il messaggio del mercato sembra piuttosto chiaro: dopo mesi di sottoperformance, Esprinet sta cercando di riposizionarsi tra i titoli italiani legati alla trasformazione digitale, al cloud e ai servizi tecnologici, temi che il mercato continua a premiare con decisione.
Datalogic, l'aumento dei costi e del debito non piace al mercato
Il mercato ha accolto piuttosto male i conti di Datalogic del primo trimestre 2026, il titolo ha infatti accusato un forte calo del 13,4% nonostante il fatturato in crescita.
La struttura dei costi e il debito in aumento hanno innescato una pesante ondata di vendite sul titolo, a fronte di ricavi in aumento a 120,3 milioni di euro (+6,7%), l'EBITDA Adjusted è sceso del 35,8%, attestandosi a 4,34 milioni.
L'indebitamento finanziario netto è più che raddoppiato in soli tre mesi, passando dai 14,9 milioni di euro di fine 2025 ai 32,3 milioni attuali mentre la perdita netta del trimestre si è ridotta leggermente a 5,675 milioni rispetto ai 5,856 dello stesso periodo del 2025.
Sebbene il management abbia confermato la crescita per l'intero 2026, il fatto che questa si vedrà principalmente nel secondo semestre non ha convinto gli addetti ai lavori.
L'obiettivo di chiudere l'anno con un EBITDA margin al 10,6% (partendo dall'attuale 3,6%) appare molto ambizioso.
La riuscita dipenderà interamente dall'efficacia dei nuovi listini prezzi nel contrastare i rincari di memorie e logistica, fattori che restano fuori dal controllo diretto dell'azienda.
Datalogic, annullato il segnale di forza di fine marzo
E così i prezzi sono crollati in area 4,60, annullando buona parte del recupero visto dai bottom di marzo in area 3,50, ma soprattutto annullando il segnale di forza che era stato inviato a fine marzo con il superamento della resistenza a 4,95 euro, riferimento che in più occasioni nell'ultimo anno ne aveva respinto gli attacchi.
Se oggi in chiusura di settimana dovesse cedere anche il prossimo supporto a 4,50 euro lo scenario tecnico subirebbe un ulteriore peggioramento e si creerebbero i presupposti per il riavvicinamento ai citati bottom di marzo in area 3,50.
Reazioni dai livelli attuali dovranno invece percorrere non poca strada per acquisire credibilità e trasformarsi da semplice rimbalzo tecnico in qualcosa di più duraturo. In tale ottica solo il ritorno oltre 5,10, confermato almeno da una chiusura di seduta, restituirebbe un pò di fiducia ai corsi e rappresenterebbe un primo passo verso il riavvicinamento al livello di chiusura della scorsa settimana (area 5,60).