Euro sotto pressione e Nasdaq in caduta

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
8 min

Il mercato del lavoro USA sorprende ancora: tassi più alti più a lungo tornano lo scenario principale

Euro sotto pressione e Nasdaq in caduta
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La guerra in Iran alimenta una nuova ondata inflazionistica

La seduta di venerdì potrebbe rappresentare uno spartiacque importante per i mercati finanziari. Non tanto per il calo registrato dagli indici azionari, quanto per il messaggio che arriva contemporaneamente da obbligazioni, valute e aspettative sui tassi.

Il segnale più evidente è arrivato dal mercato valutario, con l'euro/dollaro precipitato sotto quota 1,1550, rompendo al ribasso il canale discendente che aveva accompagnato il recupero iniziato ad aprile e che fino a poche ora fa poteva ancora essere letto come una bandiera di continuazione (un flag) del rialzo precedente, quindi solo una pausa correttiva dell'uptrend e non una sua possibile inversione.

Euro sotto pressione e Nasdaq in caduta

Una discesa di questa intensità non è mai casuale.

Dietro il movimento si nasconde infatti un brusco riposizionamento delle aspettative degli investitori sulla politica monetaria americana.

Il dato sui nuovi occupati di maggio ha mostrato infatti la creazione di 172.000 posti di lavoro, contro attese ferme intorno a 80.000 unità. Un numero che conferma come l'economia statunitense continui a crescere a un ritmo incompatibile con l'idea di una Fed pronta a ridurre il costo del denaro.

La conseguenza è stata immediata.

I rendimenti dei Treasury sono balzati verso l'alto, con il decennale oltre il 4,50% e il biennale vicino al 4,15%, mentre le probabilità di un nuovo rialzo dei tassi entro fine anno sono schizzate dal 50% a quasi il 70%.

In altre parole, il mercato sta tornando a considerare possibile uno scenario che fino a poche settimane fa sembrava archiviato: una Federal Reserve costretta a tornare restrittiva per impedire una nuova accelerazione dell'inflazione.

Perché un buon dato sul lavoro ha fatto scendere il Nasdaq?

A prima vista potrebbe sembrare un controsenso.

Se l'economia cresce, le aziende dovrebbero guadagnare di più e le borse dovrebbero salire.

Il Presidente Trump infatti ha subito commentato: "With a great Jobs Report, like just announced, stocks should go up, not down" e poi ha aggiunto: "Growth does not mean inflation!".

In realtà il problema è che il mercato non sta più ragionando sulla crescita economica ma sul costo del denaro.

Negli ultimi mesi gran parte del rally azionario è stato costruito sull'idea che la Fed fosse ormai vicina alla fine del ciclo restrittivo e che i tassi avrebbero potuto iniziare a scendere nei prossimi trimestri.

Il dato sull'occupazione mette invece in discussione questo scenario.

Un mercato del lavoro troppo forte significa salari ancora sostenuti, consumi robusti e quindi rischio di inflazione persistente.

Per le società tecnologiche, che basano gran parte della propria valutazione sugli utili futuri, questo è un problema enorme.

Più salgono i rendimenti obbligazionari, maggiore diventa il tasso di sconto utilizzato dagli investitori per attualizzare i profitti attesi negli anni successivi.

Ed è per questo motivo che il Nasdaq 100 ha reagito molto peggio rispetto al Dow Jones, arrivando a perdere oltre il 3%.

Broadcom e Nvidia: il mercato pretende la perfezione

La debolezza del comparto tecnologico è stata amplificata anche dalle indicazioni arrivate da Broadcom.

Pur avendo presentato risultati molto solidi e una crescita dei ricavi legati all'intelligenza artificiale superiore al 140%, la società non è riuscita a soddisfare aspettative diventate ormai estremamente ambiziose.

Il messaggio che arriva da Wall Street è molto chiaro: non basta più crescere molto, bisogna crescere più delle aspettative.

Dopo due anni di rally quasi ininterrotto dei titoli legati all'intelligenza artificiale, il mercato richiede livelli di crescita sempre più elevati per giustificare valutazioni che in molti casi incorporano già scenari estremamente ottimistici.

Analisi tecnica: il Nasdaq 100 CFD mostra i primi segnali di affaticamento

Dal punto di vista grafico il movimento di venerdì assume un'importanza particolare.

Dopo avere aggiornato i massimi storici nelle sedute precedenti, il Nasdaq 100 CFD ha improvvisamente invertito la rotta, mostrando una violenta pressione in vendita.

Euro sotto pressione e Nasdaq in caduta

La correzione arriva in un momento delicato perché l'indice si trovava già in una situazione di forte ipercomprato dopo mesi di rialzo quasi verticale.

In termini tecnici, il mercato sta iniziando a mettere alla prova la convinzione degli investitori che l'intelligenza artificiale possa continuare da sola a sostenere il rally.

Finché le quotazioni rimarranno sopra i supporti costruiti durante il movimento ascendente delle ultime settimane, il primo dei quali si colloca a 29.000 e il successivo a 28.500, si potrà parlare di una semplice presa di beneficio fisiologica.

Tuttavia, se il rialzo dei rendimenti obbligazionari dovesse proseguire, il Nasdaq potrebbe entrare in una fase correttiva più profonda.

Il rischio non deriva tanto dal deterioramento degli utili quanto dal fatto che le valutazioni attuali sono state costruite assumendo un contesto monetario molto più favorevole di quello che oggi il mercato sta iniziando a scontare.

Anche l'Europa guarda con preoccupazione all'inflazione

Il problema non riguarda soltanto gli Stati Uniti.

Anche in Europa stanno emergendo segnali che rendono sempre più difficile per la BCE mantenere un atteggiamento accomodante.

L'inflazione dell'Eurozona è infatti risalita al 3,2%, ben al di sopra dell'obiettivo del 2%.

Particolarmente preoccupante è il fatto che le pressioni sui prezzi non arrivino più soltanto dall'energia.

I rincari stanno iniziando a diffondersi ai servizi e ad altre componenti dell'economia, segnale tipico di una dinamica inflazionistica che rischia di diventare più persistente.

Le recenti dichiarazioni di Isabel Schnabel, Pierre Wunsch e quelle di Fabio Panetta hanno mostrato una crescente attenzione verso gli effetti che la guerra tra Stati Uniti e Iran potrebbe avere sui prezzi energetici.

Se il petrolio dovesse mantenersi elevato per diversi mesi, la BCE potrebbe essere costretta a riconsiderare il proprio orientamento monetario.

Il grafico dell'euro/dollaro lancia un messaggio preciso

Anche l'analisi tecnica del cambio conferma questo scenario.

La rottura del canale ribassista disegnato dai massimi di aprile rappresenta un segnale di indebolimento significativo della valuta europea.

La violazione dell'area compresa tra 1,1575 e 1,1550 ha completato una figura correttiva che apre ora spazio verso i supporti successivi in area 1,1500 e successivamente verso 1,1400, minimo di marzo.

Il rafforzamento del dollaro riflette esattamente quello che il mercato sta scontando: una Fed potenzialmente più aggressiva della BCE e rendimenti americani destinati a rimanere più elevati.

La vera domanda per le borse

La domanda che gli investitori devono porsi oggi non è se l'economia americana stia rallentando.

La risposta è chiaramente no.

La vera domanda è se l'economia stia crescendo troppo per consentire alle banche centrali di dichiarare conclusa la battaglia contro l'inflazione.

Se la risposta dovesse essere positiva, allora il problema per le borse non sarebbe una recessione imminente ma qualcosa di diverso: tassi elevati più a lungo, rendimenti obbligazionari in crescita e multipli di valutazione sotto pressione.

Uno scenario che storicamente tende a penalizzare soprattutto i titoli tecnologici e i segmenti più speculativi del mercato, proprio quelli che hanno guidato il rally degli ultimi due anni.

Nelle scorse settimane ci eravamo posti una domanda che sembrava quasi provocatoria: perché Bitcoin stava scendendo mentre il Nasdaq continuava a rimanere vicino ai massimi storici?

La divergenza appariva anomala.

Normalmente Bitcoin e Nasdaq tendono infatti a muoversi nella stessa direzione. Entrambi sono asset che beneficiano di abbondante liquidità, tassi bassi, propensione al rischio e aspettative di crescita economica.

Quando gli investitori cercano rendimento, comprano tecnologia, intelligenza artificiale e criptovalute.

Quando invece aumenta l'avversione al rischio, spesso vendono tutto insieme.

Per qualche settimana, però, qualcosa non tornava.

Il Nasdaq continuava a essere sostenuto dall'entusiasmo per l'intelligenza artificiale e dagli investimenti record degli hyperscaler nei data center, mentre Bitcoin aveva già iniziato a perdere forza.

Oggi quella divergenza sembra avere trovato una spiegazione.

Bitcoin ha rotto il supporto prima delle azioni

Osservando il grafico, il segnale tecnico appare piuttosto evidente.

Euro sotto pressione e Nasdaq in caduta

Dopo il massimo di metà maggio in area 82.500 dollari, Bitcoin ha iniziato una sequenza di massimi e minimi decrescenti che ha progressivamente deteriorato il quadro grafico.

La fase più importante è arrivata con la violazione del lato inferiore del canale rialzista che accompagnava il recupero dai minimi di marzo.

La rottura del canale è stata seguita dalla perdita della media mobile a 50 giorni e successivamente anche della media a 100 giorni, confermando il deterioramento del momentum.

Nelle ultime sedute la pressione ribassista è addirittura accelerata fino a riportare i prezzi in prossimità della fondamentale area dei 60.000 dollari, livello che coincide con i minimi di marzo e rappresenta uno spartiacque decisivo per il trend di medio periodo.

Dal punto di vista tecnico, una violazione confermata di questa soglia aprirebbe spazio verso obiettivi sensibilmente più bassi.

Cosa osservare adesso

Il livello chiave sul grafico di Bitcoin resta quello dei 60.000 dollari.

Una tenuta di quest'area potrebbe consentire la costruzione di una base e favorire un tentativo di recupero.

Al contrario, una rottura decisa del supporto rischierebbe di trasformare la correzione attuale in qualcosa di più profondo.

E in quel caso la domanda diventerebbe inevitabile:

Bitcoin sta semplicemente seguendo il Nasdaq oppure sta ancora una volta anticipando quello che potrebbe accadere anche agli altri asset più sensibili alla liquidità globale?

Per il momento il mercato sembra iniziare a dare una risposta. Dopo settimane in cui la debolezza delle criptovalute veniva ignorata, la brusca correzione del Nasdaq suggerisce che il messaggio lanciato da Bitcoin non fosse affatto da sottovalutare.

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