Eurozona in rallentamento: PMI ai minimi da 9 mesi, cresce il rischio stagflazione

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
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Francia e Italia in contrazione, mentre l’inflazione complica le scelte della BCE

Eurozona in rallentamento: PMI ai minimi da 9 mesi, cresce il rischio stagflazione

Eurozona rallenta: PMI ai minimi da 9 mesi, cresce il rischio stagflazione

Domanda in calo e prezzi in aumento: il mix che preoccupa i mercati

L’economia dell’Eurozona mostra segnali di indebolimento alla fine del primo trimestre. L’ultimo report S&P Global PMI® evidenzia come la crescita dell’attività economica abbia registrato il ritmo più lento degli ultimi nove mesi, con l’indice composito sceso a 50,7 da 51,9 di febbraio, un livello nettamente inferiore alla media storica di 52,4.

Il rallentamento è attribuibile principalmente al settore dei servizi, che ha mostrato una crescita solo marginale. L’indice PMI servizi dell’Eurozona è infatti sceso a 50,2, minimo da circa dieci mesi, segnalando una perdita di slancio della domanda interna.

Per la prima volta da luglio scorso, inoltre, si registra un peggioramento dei nuovi ordini, elemento che indica una dinamica economica meno favorevole nei prossimi mesi.

Particolarmente rilevante è il nuovo calo degli ordini ricevuti dal settore terziario, mentre la manifattura mostra una tenuta relativamente migliore.

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Prezzi energetici e tensioni geopolitiche riaccendono il rischio inflazione

Uno degli elementi più critici emersi dall’indagine riguarda l’accelerazione delle pressioni sui costi. L’inflazione dei prezzi di acquisto ha registrato un forte incremento, raggiungendo il livello più elevato da oltre tre anni.

Il settore manifatturiero ha riportato un aumento particolarmente marcato dei costi degli input, con l’indice dei prezzi di acquisto salito di quasi 11 punti su base mensile, il maggiore incremento mai registrato in questa serie storica recente.

Secondo Chris Williamson, Chief Business Economist di S&P Global Market Intelligence, i dati di marzo indicano che l’economia dell’Eurozona sta già risentendo degli effetti della guerra in Medio Oriente, attraverso:

  • aumento dei prezzi energetici

  • interruzioni delle catene di approvvigionamento

  • maggiore volatilità dei mercati finanziari

  • indebolimento della domanda

Questo contesto riporta al centro il rischio di stagflazione, cioè una combinazione di crescita economica debole e inflazione elevata.


Differenze tra Paesi: Spagna resiliente, Francia e Italia in contrazione

Dal punto di vista geografico, l’indagine evidenzia una dinamica eterogenea tra le principali economie dell’area euro.

La Spagna continua a mostrare la crescita più robusta, con un’accelerazione dell’attività economica sostenuta dalla domanda interna. Anche l’Irlanda mantiene un’espansione, seppur a un ritmo più moderato.

La Germania, principale economia dell’Eurozona, registra ancora una crescita ma al ritmo più lento dell’ultimo anno.

Più debole invece il quadro di Francia e Italia, entrambe in territorio di contrazione. In particolare, il PMI servizi italiano è sceso a 48,8, sotto la soglia dei 50 punti, indicando una flessione significativa rispetto ai 52,3 del mese precedente.


Occupazione e fiducia in calo: segnali di cautela per il secondo trimestre

Un altro elemento rilevante riguarda il deterioramento delle aspettative economiche. L’ottimismo delle imprese è sceso ai minimi degli ultimi dieci mesi, riflettendo l’incertezza legata al contesto macroeconomico e geopolitico.

L’occupazione del settore privato ha registrato una lieve riduzione, la più significativa degli ultimi tredici mesi, soprattutto a causa dei tagli nel comparto manifatturiero.

Il calo della fiducia potrebbe tradursi in una riduzione degli investimenti e in un atteggiamento più prudente da parte delle imprese nei prossimi mesi.

Secondo le stime preliminari, la crescita del PIL dell’Eurozona nel primo trimestre si attesterebbe intorno allo 0,2%, mentre aumenta il rischio di una possibile contrazione economica nel secondo trimestre se le tensioni geopolitiche dovessero persistere.


Segnali contrastanti dagli Stati Uniti

Negli Stati Uniti emergono indicazioni miste. I nuovi ordini di beni durevoli sono diminuiti dell’1,4% su base mensile a febbraio, dopo il calo dello 0,5% del mese precedente, mostrando una flessione leggermente più marcata rispetto alle attese (-1,2%).

Escludendo il comparto dei trasporti, particolarmente volatile, gli ordini mostrano comunque una crescita dello 0,8%, suggerendo una domanda ancora relativamente resiliente nel comparto industriale.


Implicazioni per i mercati finanziari

Il quadro macroeconomico evidenzia una fase particolarmente delicata per l’economia europea:

  • crescita debole

  • pressioni inflazionistiche in aumento

  • fiducia delle imprese in calo

  • elevata incertezza geopolitica

Questa combinazione aumenta la probabilità di uno scenario di crescita moderata accompagnata da inflazione persistente, rendendo più complesso il compito delle banche centrali.

Per i mercati finanziari, il rischio è una fase di maggiore volatilità, con gli investitori sempre più sensibili ai dati macroeconomici e alle evoluzioni del contesto energetico globale.