Tregua nel Golfo, il lusso rimbalza

di Simone Ferradini pubblicato:
3 min

Con il cessate il fuoco, la riapertura dello Stretto di Hormuz e il crollo di petrolio e gas si allenta la pressione sui titoli del comparto

Tregua nel Golfo, il lusso rimbalza
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Settore lusso in accelerazione con la tregua tra Iran da un lato e USA e Israele dall'altro. L'accordo prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz con conseguente sollievo per il quadro macro: il settore lusso è tra i maggiori beneficiari. A Milano Moncler +7,4%, Ferrari +6,9%, mentre LVMH ed Hermès guadagnano circa il 7%.

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Riapre Hormuz, crollano petrolio e gas

Nella tarda serata di ieri, prima della scadenza dell'ultimatum di Trump a Thehran, è arrivato l'accordo per il cessate il fuoco di due settimane tra USA/Israele e Iran, con incorporata la fondamentale riapertura al passaggio delle navi che trasportano petrolio e gas liquefatto attraverso lo Stretto di Hormuz. Gli iraniani hanno tenuto a precisare che il passaggio dei vascelli sarà da loro controllato. Venerdì partiranno i negoziati a Islamabad sotto la mediazione del Pakistan, con l'obiettivo di trovare un accordo a lungo termine.

La reazione dei mercati è quella che ci si attendeva, con massicce flessioni di petrolio e gas. Il Brent (future giugno) è passato dai quasi 112 dollari barile di ieri al minimo di stamattina sotto i 92 (-20% circa), mentre il Dutch TTF Natural Gas Future maggio segna al momento -15% ma sui minimi è arrivato a oltre -20%.

Come mai flessioni così repentine? La quasi totalità delle esportazioni di petrolio di Iran, Iraq, Kuwait, Qatar e Bahrain passano per lo Stretto di Hormuz, così come oltre il 90% delle esportazioni di gas di Qatar e Emirati Arabi Uniti. Complessivamente per lo Stretto passano circa il 25% di tutto il petrolio e il 20% di tutto il gas esportati via mare al mondo.

In base ai dati della IEA

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Gli effetti della guerra e della tregua sul settore lusso

Il settore lusso è influenzata da queste dinamiche per due vie. La prima è relativa alla debolezza economica e al peggioramento di fiducia che il balzo dei costi energetici causato dalla guerra in Medio Oriente ha generato. Il rialzo delle prospettive di inflazione ha immediatamente fatto alzare i tassi a medio-lungo termine, movimento che verrebbe seguito da quelli a breve di competenza delle banche centrali qualora non rientrasse in tempi brevi. Questo si tradurrebbe in un rallentamento dell'economia e quindi dei redditi degli individui, anche di quelli benestanti abituali acquirenti dei beni di lusso.

La seconda via riguarda i viaggi e lo shopping che da esso consegue. I combattimenti in Medio Oriente hanno causato difficoltà o al peggio interruzioni dei collegamenti aerei come quelli da e per i paesi del Golfo, importante canale del turismo "spendaccione". Più in generale queste situazioni generano minore propensione agli spostamenti, anche verso aree non interessate dai conflitti: c'è meno voglia di viaggiare, specie a lungo raggio e i dati sui turisti in Italia nel fine settimana pasquale lo confermano. Infine, negli ultimi giorni le scorte di carburante per aerei ha iniziato a scarseggiare aprendo la porta a un razionamento dei voli.

Con la riapertura dello Stretto di Hormuz e il crollo dei prezzi di petrolio e gas, tutto questo viene meno e la cappa che gravava sui prezzi delle azioni dei gruppi del lusso è stata rimossa. Almeno per due settimane.