Fabio Savi della Uno Bianca contro il fratello Roberto: "Rapporto tossico, non gli auguro ogni bene"
pubblicato:Nessun coinvolgimento dei Servizi Segreti, nessun rapporto con il fratello Roberto: così Fabio Savi racconta la sua verità sulla Uno Bianca

Dopo l'intervista a Belve Crime di Roberto Savi andata in onda il 5 maggio 2026, Quarto Grado rilancia: questa sera, venerdì 29 maggio, il format di Rete 4 condotto da Gianluigi Nuzzi trasmetterà in esclusiva l'intervista al fratello Fabio Savi con l'inviata Francesca Carollo. La verità del "Lungo", questo il nome che la stampa ha sempre dato all'unico componente della banda della Uno Bianca non appartenente alle forze dell'ordine, è ben diversa da quella espressa dal fratello.
Fabio Savi attacca il fratello Roberto: "Rapporto tossico"
Al microfono di Francesca Carollo Fabio Savi smentisce le dichiarazioni rilasciate dal fratello Roberto a Francesca Fagnani sui retroscena della banda della Uno Bianca. A rompere la narrazione, tuttavia, sono i dettagli sul loro rapporto. Una relazione tutt'altro che fraterna, la loro, stando alle dichiarazioni del "Lungo".
Come anticipa il Corriere della Sera, Fabio Savi dichiara che a suo fratello non ha "assolutamente nulla da dire", perché quello con Roberto è "un rapporto talmente tossico che non ha lasciato più niente", quindi "Non gli auguro tutto il bene".
I rapporti tra la Uno Bianca e i Servizi Segreti, secondo Roberto Savi
Il 5 maggio Roberto Savi ha riferito a Francesca Fagnani, tra le tante sue verità, che l'omicidio di Licia Ansaloni e dell'ex carabiniere Pietro Capolungo del 2 maggio 1991, presso l'armeria di via Volturno a Bologna sarebbe stato commesso su commissione.
"Lui era ex dei servizi particolari dei Carabinieri. Volevano una scusa, farlo fuori in qualche maniera", ha detto. Poi ha aggiunto: "Ogni tanto venivamo chiamati: 'Facciamo così', e facevamo così". Inoltre ha raccontato: "Tutte le settimane, passavo due o tre giorni a Roma" per parlare con membri dei servizi segreti, gli stessi che "ci hanno aiutato, non ci hanno fatto prendere. E poi ci hanno fatto prendere".
Fabio Savi smentisce
Dell'omicidio Ansaloni-Capolungo, invece, Fabio Savi racconta un'altra versione: "Si sono dette le cose più assurde, complotti e servizi segreti", ma in realtà non fu altro che un duplice omicidio per non correre il rischio di essere catturati.
Soprattutto:
Dal momento che ancora insistono, dopo 32 anni, su livelli occulti, su viaggi di mio fratello a Roma. Come poteva stare tre giorni a Roma tutte le settimane quando ci sono i turni del servizio che non lo permettevano? Sono stati analizzati tutti i tabulati telefonici fino a dieci anni prima e non è emerso nulla.
"Protetto da chi?", continua Fabio Savi, ricordando che "sono in galera da 32 anni", quindi "non c'è nulla", tra Servizi Segreti e piani alti, che abbia protetto la banda della Uno Bianca facendo poi arrestare i suoi componenti. "Credo che qualcuno ci abbia visto fare un cambio macchina dopo una rapina. Ci riconobbe e collegò tutto", ma non esclude che il loro arresto sia merito anche dei due poliziotti di Rimini, Luciano Baglioni e Pietro Costanza.