Mercati sui massimi, ma il ciclo entra nella fase della verifica
pubblicato:Economia resiliente ma fragile, oro ai record e politica monetaria sotto pressione: il rischio non è il crollo, ma una volatilità più selettiva

Il quadro che si sta delineando sui mercati americani è quello di una fase matura del ciclo, in cui la forza dei prezzi convive con una crescente complessità di fondo.
Non siamo in un momento di rottura, né di euforia incontrollata, ma in una zona grigia in cui il mercato continua a salire per inerzia strutturale, mentre sotto la superficie si accumulano tensioni economiche, politiche e istituzionali.
Mercati sui massimi, ma senza entusiasmo
Il fatto che il Nasdaq 100 si trovi a ridosso dei massimi storici di fine ottobre e che lo S&P 500 abbia superato, anche se solo temporaneamente, la soglia simbolica dei 7.000 punti, è di per sé un segnale di forza. Tuttavia, il modo in cui questi livelli vengono raggiunti è altrettanto importante del livello stesso.
Non c’è accelerazione verticale, non c’è fuga in avanti. I prezzi salgono, ritracciano, tornano a salire. È un movimento ordinato, quasi “razionale”, tipico di un mercato che non sta più scoprendo una storia nuova, ma sta cercando di valutarne la sostenibilità.
Ogni breakout viene testato, ogni massimo viene messo alla prova. Questo non è un segnale ribassista, ma indica che il mercato è entrato in una fase di verifica, non di scoperta.
La Fed ferma, ma non tranquilla
La decisione della Federal Reserve di mantenere i tassi invariati era ampiamente scontata. Ciò che conta davvero è il messaggio implicito: la Fed non ha fretta.
Powell lo ha detto chiaramente, evitando di fornire qualsiasi indicazione temporale su eventuali futuri tagli. La politica monetaria è entrata in una fase di attesa prolungata, in cui ogni decisione dipenderà dall’evoluzione dei dati.
Ma questa pausa non è neutrale. Arriva in un momento in cui:
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l’inflazione non è più fuori controllo, ma non rientra pienamente verso il 2%
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il mercato del lavoro rallenta, ma non cede
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la crescita continua, ma perde slancio
A rendere il quadro più fragile è il contesto politico. Le pressioni sull’indipendenza della Fed, l’indagine su Powell, i voti contrari di governatori apertamente favorevoli a tagli più rapidi e l’avvicinarsi della fine del mandato del presidente della banca centrale stanno cambiando il clima interno.
La Fed appare più divisa, meno monolitica, e questo introduce un elemento di incertezza che i mercati, per ora, scelgono di ignorare.
Economia reale: rallenta, ma non crolla
I dati macroeconomici confermano uno scenario coerente con questa prudenza. Il mercato del lavoro statunitense ha chiaramente perso momentum: il 2025 ha registrato la crescita occupazionale più debole degli ultimi vent’anni, al netto delle recessioni.
Le aziende non assumono più come prima, ma non stanno nemmeno licenziando in massa.
Questa condizione di “bassa assunzione, bassi licenziamenti” crea una stabilità apparente, ma anche una fragilità latente. L’economia non è in recessione, ma è più sensibile a shock esterni: dazi, geopolitica, rallentamenti globali o errori di policy.
Anche l’inflazione, pur mostrando segnali di rallentamento, resta un tema aperto. I dati più recenti sono stati accolti con cautela proprio perché influenzati da problemi di raccolta statistica legati al governo federale. La Fed lo sa, e per questo non reagisce.
Perché l’azionario tiene e l’oro vola
In questo contesto apparentemente contraddittorio, il comportamento degli asset è in realtà molto coerente.
L’azionario regge perché:
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non vede una nuova stretta monetaria
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continua a credere che l’AI sosterrà utili e produttività
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non percepisce un rischio recessivo immediato
Allo stesso tempo, però, l’oro segna nuovi massimi storici, superando i 5.300 dollari l’oncia.
Questo non è un dettaglio. È il segnale che una parte crescente del mercato sta cercando copertura di lungo periodo, non contro una crisi imminente, ma contro:
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instabilità politica
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indebolimento della credibilità istituzionale
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rischio di politiche monetarie condizionate
Azioni forti e oro forte insieme raccontano una storia precisa: fiducia nel breve, cautela sul lungo.
Il messaggio di fondo
Il mercato oggi non sta dicendo “tutto va bene”, né “sta per crollare”. Sta dicendo qualcosa di più sottile:
il trend rialzista è ancora valido, ma non è più lineare.
I massimi vengono raggiunti, ma non conquistati con convinzione. La Fed è ferma, ma sotto pressione.
L’economia cresce, ma senza slancio. In questi contesti, il rischio principale non è un evento improvviso, bensì una fase prolungata di volatilità laterale, fatta di rotazioni settoriali, prese di profitto rapide e crescente selettività.
È il tipo di mercato in cui:
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seguire il trend resta sensato
- •
ma gestire il rischio diventa centrale
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e la capacità di leggere il contesto conta più delle singole notizie
In altre parole, non siamo alla fine del ciclo, ma non siamo più all’inizio. E quando il mercato entra in questa fase, smette di regalare performance facili e inizia a chiedere disciplina, pazienza e lucidità.
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