Femminicidio di Cinzia Pinna a Conca Entosa, chiesto il processo per Emanuele Ragnedda: cosa sostiene l'accusa
pubblicato:Cinzia Pinna sarebbe stata uccisa mentre si trovava in uno stato di fragilità psicofisica: l'accusa non crede alla legittima difesa invocata da Emanuele Ragnedda e i suoi difensori

Emanuele Ragnedda non si sarebbe difeso da una persona in stato di alterazione e armata di coltello: Cinzia Pinna sarebbe stata uccisa a colpi di arma da fuoco mentre era inerme e incapace di difendersi. Lo sostiene il pm Noemi Mancini della Procura di Tempio, che insieme al procuratore facente funzioni Alessandro Bosco ha portato a termine le indagini sull'omicidio di Conca Entosa e ha chiesto il rinvio a giudizio per il 42enne.
Il femminicidio di Cinzia Pinna, secondo la Procura di Tempio
Come anticipato, il pm Noemi Mancini e il procuratore facente funzioni Alessandro Bosco hanno concluso le indagini a carico di Emanuele Ragnedda, indagato per il femminicidio di Cinzia Pinna, e hanno chiesto il rinvio a giudizio.
Come riporta L'Unione Sarda, sarebbe falso il racconto del 42enne sulle dinamiche del delitto: Ragnedda non avrebbe sparato alla vittima per difendersi da una sua aggressione con coltello, ma l'avrebbe uccisa mentre era incapace di difendersi, inoffensiva per via delle sue condizioni psicofisiche. La sua violenza sarebbe iniziata per strada, quando Ragnedda ha incontrato la giovane per le strade di Palau, barcollante, all'esterno di un locale.
Il delitto di Conca Entosa
I fatti risalgono al 12 settembre 2025. Secondo le ricostruzioni, Emanuele Ragnedda avrebbe incontrato Cinzia Pinna mentre quest'ultima barcollava per strada, in piena notte, e l'avrebbe fatta salire in auto per trascorrere il resto della serata nella sua tenuta di Conca Entosa, nelle campagne della Gallura.
Il 42enne ha esploso tre colpi di pistola che hanno raggiunto il viso della 31enne, uccidendola. Successivamente ha nascosto il suo cadavere nel terreno del suo stazzo. Ragnedda non ha confessato subito: inizialmente ha riferito di essersi assopito e che, al suo risveglio, la ragazza era in un bagno di sangue. Poi ha tentato di coinvolgere il giardiniere della sua tenuta, specie per la fase dell'occultamento.
Infine, il 42enne ha confessato e ha fornito la versione della legittima difesa: Cinzia Pinna avrebbe tentato di ucciderlo con un coltello, quindi lui avrebbe reagito a colpi di pistola.
La difesa di Emanuele Ragnedda
Emanuele Ragnedda è accusato di omicidio volontario aggravato dai futili motivi e abbietti, e della crudeltà. Assistito dagli avvocati Luca Montella e Gabriele Satta, l'indagato insiste nel sostenere che quella sera Cinzia Pinna sarebbe stata fuori controllo mentre armeggiava con il coltello.
Nel frattempo è in corso lo studio della maxi consulenza difensiva condotta dal medico legale Ernesto D'Aloja e dal criminalista Dario Radaelli. Come ricorda L'Unione Sarda, questa fase preliminare dovrà concludersi entro l'estate per evitare la scadenza dei termini della custodia cautelare in carcere.