Seduta positiva per la Difesa tra varie novità, ne approfitta anche Leonardo con nuovi contratti Nato
pubblicato:Thales spunta una fornitura insieme all'italiana per sistemi di comunicazioni mentre si attende la due giorni del Patto Atlantico al via domani ad Ankara. Novità anche a Parigi e da Fincantieri mentre lo scenario si evolve rapidamente. Ecco una rapida ricognizione

Seduta brillante per Leonardo e la difesa europea in vista dei meeting della Nato che cominceranno domani 7 luglio 2026 ad Ankara e occuperanno due giorni chiave per gli equilibri dell’Alleanza nordatlantica.
Le speranze non sono vivaci, con le battute di Donald Trump sulla necessità di un ordine restrittivo alla premier italiana Meloni rimbalzate sul social Truth qualche ora fa. Il computo delle risorse e il giro di vite sugli impegni, non rispettati appieno dai partner, per il rafforzamento degli investimenti in difesa da parte dell’Europa sarà il piatto forte insieme alla domanda più importante di tutte: Washington resterà nell’Alleanza ‘dopo’ la guerra in Iran?
Nella pratica in realtà il Patto di reciproca difesa nato nel 1949 non è mai piaciuto granché a Donald Trump che ha sempre mantenuto, nell’orizzonte volatile delle sue dichiarazioni, una certa pressione e un certo supporto su difesa e compagnie petrolifere a stelle e strisce, imponendo in pratica l’obiettivo del 5% del Pil in difesa ai partner europei un anno fa.
Nato, progetti USA-EU in comune e non: missili, caccia e non solo
Consapevole del fatto che investire in armi significa spesso comprare prodotti statunitensi, anche se il Vecchio Continente sta elaborando i suoi programmi alternativi, come i sistemi missilistici SAMP-T alternativi ai Patriot a stelle e strisce, mentre sul caccia F-35 – con tutte le sue criticità emerse negli anni - le posizioni sono più ‘incrociate’ con un consorzio della statunitense Lockheed Martin, della britannica BAE Systems e dell’italiana Leonardo.
In realtà anche sul fronte dei caccia, l’Europa e Leonardo si stanno muovendo in relativa autonomia da anni. L’Eurofighter Typhoon è ormai alla quarta generazione e mezza e si migliora (non senza criticità anche rilevanti) dalla sua nascita nel lontano 1994 sotto la guida di Airbus, BAE Systems e Leonardo.
Il suo più diretto sostituto sarà frutto del GCAP (Global Combat Air Programme) un programma senza gli Stati Uniti che unisce per ora Italia, Giappone e Regno Unito e di recente ha visto l’assegnazione di un contratto da 4,6 miliardi di sterline e promette un nuovo caccia di sesta generazione stealth, ossia relativamente invisibile ai radar.
È un programma assai più giovane – è nato nel 2022 – coinvolge già la britannica BAE Systems, la giapponese Japan Aircraft Industrial Enhancement Co. Ltd. (JAIEC)e l’italiana Leonardo. Ma promette bene, a partire dalla possibilità di coinvolgere la Germania. Il suo avversario più formidabile più che l’F-35 potrebbe essere il Rafale francese prodotto da Dassault Aviation da anni e venduto anche in India e forse a breve anche in Marocco.
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Difesa, dai droni al cyberwarfare un nuovo scenario di cui Leonardo è consapevole
Ma il tema è non soltanto buy weapons, buy USA: è diventato ben più complesso da quando i sistemi costosi di anni fa, come i jet e i lanciamissili, sono stati parzialmente accantonati dai nuovi sistemi bellici basati su un elevato numero di droni sofisticati e a basso costo, che rischiano di ridisegnare tutto lo scenario, come hanno dimostrato l’Ucraina prima e l’Iran dopo.
Anche per questo desta una certa attenzione il programma Eurodrone (Airbus, Leonardo e Dassault Aviation) e l’alleanza di Leonardo con la turca Baykar che si è di recente misurata nel campo degli unmanned, letteralmente senza pilota, che più che piccoli droni più economici ha riguardato velicoli senza pilota come l’M-346 di Leonardo o il Kizilelma di Bakyar usati in formazione e lanciati in missione autonoma con il Kizilelma capace di svolgere compiti in autonomia e rientrare sotto il controllo dell’M-346. Sarebbe stata fantascienza pochi anni fa, ma è solo uno degli scenari.
L’innovazione si articolerà infatti su un contesto multi-dominio inteso nel senso di Leonardo: non soltanto quello delle tre tradizionali dimensioni di terra, mare e aria, ma anche quella aggiuntiva e articolare della guerra elettronica.
Sarà un banco di prova rilevante per nostra Leonardo e per il suo nuovo amministratore delegato Lorenzo Mariani. E’ noto che gli asset nella cyberwarfare di Leonardo sono rilevanti e proprio oggi lo conferma l’ultimo contratto in partnership con Thales per la fornitura di un sistema di comunicazione e informazione dispiegabile sicuro, di nuova generazione, dedicato al Comando delle Forze Speciali Alleate (SOFCOM) della Nato.
Difesa, l'operazione straordinaria di Thales e quella di Fincantieri
Al contempo altri dossier si scaldano in vista degli incontri Nato. La stessa Thales ha annunciato un accordo con la famiglia Gorgé per 35,51% di Exail Technologies con la prospettiva di lanciare un’opa sul rimanente capitale a € 134 per azione. Il premio del 44% sul prezzo di Exail di giovedì 25 giugno e una valutazione complessiva del gruppo a 3,9 miliardi di euro in termini di enterprise value contribuiscono ai movimenti odierni di Thales oggi (+1,64% a 242,1 euro) non meno del contratto con Leonardo. Exail segna un rialzo del 3,18% a 126,4 euro, ma su Thales va inevitabilmente segnalata anche la penultima comunicazione di venerdì 3 luglio quando il gruppo ha annunciato un impatto non monetario di 450 milioni di euro dalla decisione del governo tedesco di terminare il programma F126 di cui abbiamo parlato in proposito di Rheinmetall e thyssnekrupp Marin Systemes (TKMS). Il gruppo francese in effetti non solo ha minimizzato l’impatto dell’addio alla fregata a uno 0,5% delle vendite 2026 e a meno dell’1% negli anni successivi, ma ha alzato comunque le stime sui nuovi ordini 2026 e sulla generazione di cassa quest’anno: il book-to-bill ratio 2026 (il rapporto tra gli ordini ricevuti e quelli fatturati) passa così da 1,0 a 1,10 (il che vuol dire che otterranno più ordini di quelli che riusciranno a completare) e il cash conversion rate (che in Thales indica la percentuale di conversione dell’utile netto adjusted in free operating cash flow) che ora è atteso tra il 100% e il 110% contro il range precedente a 95%-100%. Le vendite organiche vengono confermate in crescita del 6%-7% con un adjusted ebit tra il 12,6% e il 12,8%
Resta alla finestra Safran (+0,45%) che con la stessa Exail aveva avviato trattative in esclusiva chiuse venerdì prima dell’annuncio di oggi del nuovo accordo con Thales.
Exail si occupa (anche) di tecnologie sottomarine, quell’underwater che oggi registra un’altra grande novità in Italia dal consolidamento di Fincantieri nel settore con l’acquisizione di Nextgeo e di altre tre realtà.
Di certo il consolidamento nel settore sta accompagnando l’adattamento ai nuovi scenari geopolitici, alle nuove esigenze in Russia e in Medioriente.
Al pericolo che davvero il Vecchio Continente si metta a gestire in proprio quella difesa oggettivamente delegata da decenni agli Stati Uniti in tanti scenari.