Unicredit conquista Commerzbank, ora Orcel torna a guardare Banco BPM

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
5 min

Tra azioni e derivati Piazza Gae Aulenti arriva al 45,9% della banca tedesca e punta al 51%: dopo le autorizzazioni si aprirà la partita per il controllo dell’assemblea

Unicredit conquista Commerzbank, ora Orcel torna a guardare Banco BPM

UniCredit conquista Commerzbank, ora Orcel torna a guardare Banco BPM

La partita tedesca sembra ormai destinata a chiudersi con una vittoria per Andrea Orcel. Dopo mesi di tensioni politiche, resistenze del management e opposizione del governo tedesco, UniCredit è arrivata a una posizione che, tra azioni e strumenti derivati, le consente di esercitare un’influenza determinante sul futuro di Commerzbank.

Ma la vittoria in Germania potrebbe essere soltanto il primo capitolo. Una volta completato l’iter autorizzativo e chiarito il costo effettivo dell’operazione, Orcel potrebbe tornare a guardare al risiko bancario italiano. E il dossier più interessante resta quello di Banco BPM, sempre più condizionato dalla presenza di Crédit Agricole.

La battaglia di Germania si avvicina al traguardo

L’Ops di UniCredit su Commerzbank si è chiusa il 1° luglio e i dati definitivi sulle adesioni dovranno stabilire con precisione la nuova struttura dell’azionariato. Le indicazioni disponibili descrivono comunque una posizione di forza per Piazza Gae Aulenti.

Secondo le stime riportate, le adesioni all’offerta potrebbero essere arrivate intorno al 15-16%. A questa quota UniCredit può aggiungere il 26,7% già detenuto direttamente in azioni e un ulteriore 3,2% attraverso derivati convertibili con scambio di titoli.

Il risultato sarebbe una partecipazione complessiva intorno al 45,9%.

Una quota che non rappresenta ancora formalmente il controllo assoluto del capitale, ma che potrebbe garantire a Orcel una posizione dominante nelle assemblee, soprattutto considerando la frammentazione del capitale restante.

L’obiettivo di Orcel è il 51%

La vera partita si giocherà dopo il completamento degli iter autorizzativi, che potrebbero richiedere tra tre e sei mesi. UniCredit dispone infatti anche di un ulteriore 13,2% attraverso derivati regolabili in contanti.

Orcel non avrebbe necessariamente bisogno di convertire l’intera posizione. Per raggiungere il 51% sarebbe sufficiente utilizzare una parte di questi strumenti oppure acquistare una quota aggiuntiva sul mercato.

La scelta dipenderà soprattutto dal prezzo delle azioni Commerzbank e dal costo complessivo dell’operazione.

Una volta raggiunta una posizione di controllo stabile, UniCredit potrebbe intervenire sulla governance.

L’istituto italiano avrebbe la possibilità di influenzare in maniera decisiva la composizione del Consiglio di sorveglianza e, indirettamente, la scelta del management incaricato di guidare la banca tedesca nella nuova fase.

La governance di Commerzbank entra nel mirino

Uno dei passaggi più delicati riguarda il futuro dell’attuale vertice guidato da Bettina Orlopp.

Orcel potrebbe chiedere la convocazione di un’assemblea già entro la fine dell’anno, ma lo scenario più probabile potrebbe essere quello di attendere la primavera, evitando così un nuovo scontro frontale con il governo tedesco.

La partita non riguarda soltanto le poltrone. Il progetto industriale potrebbe prevedere una profonda trasformazione di Commerzbank, con investimenti tecnologici, interventi di ristrutturazione e una maggiore focalizzazione sui mercati tedesco e polacco.

Per gli azionisti di minoranza potrebbe aprirsi una fase meno generosa sul fronte della remunerazione del capitale.

Gli investimenti necessari alla trasformazione della banca potrebbero infatti ridurre temporaneamente la capacità di distribuire dividendi, preparando il terreno per una possibile integrazione più profonda tra i due gruppi negli anni successivi.

Dopo la Germania, il risiko italiano

La domanda è inevitabile: dopo Commerzbank, quale sarà la prossima mossa di Orcel?

Molto dipenderà dall'impatto dell’operazione tedesca sul capitale di UniCredit.

Se il costo finale risultasse inferiore alle attese e la generazione interna di capitale continuasse a essere robusta, Piazza Gae Aulenti potrebbe disporre ancora di risorse sufficienti per tornare a muoversi sul mercato italiano.

Il contesto, nel frattempo, è cambiato profondamente. Le operazioni in corso stanno ridisegnando la gerarchia del sistema bancario nazionale e UniCredit rischia di perdere terreno relativo rispetto ai principali concorrenti.

Proprio per questo il dossier Banco BPM potrebbe tornare d’attualità.

Banco BPM torna al centro della partita

Un anno fa il governo italiano aveva ostacolato l’offerta di UniCredit su Banco BPM attraverso un Golden Power particolarmente severo. Oggi, però, gli equilibri politici e finanziari potrebbero essere diversi.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha ricordato che, teoricamente, UniCredit potrebbe tornare a valutare l’operazione alla quale aveva rinunciato.

Il motivo principale è la crescente influenza francese su Banco BPM.

Crédit Agricole è salita al 29,3% del capitale, una quota appena sotto la soglia che normalmente farebbe scattare l’obbligo di Opa.

Anche senza assumere formalmente il controllo, una partecipazione di questa dimensione attribuisce ai francesi un peso decisivo sulle principali scelte strategiche della banca.

Il governo teme il peso crescente di Crédit Agricole

Il paradosso è evidente. L’operazione che un anno fa era stata ostacolata potrebbe oggi apparire come uno strumento per evitare che una delle principali banche italiane finisca progressivamente nell’orbita francese.

Crédit Agricole sostiene di non voler governare Banco BPM, ma con quasi il 30% del capitale è difficile immaginare decisioni strategiche importanti prese senza il consenso della Banque Verte.

Per il governo italiano si apre quindi un dilemma: continuare a ostacolare una possibile operazione UniCredit-Banco BPM oppure accettare il rischio di una crescente influenza francese su uno degli istituti più importanti per il credito alle imprese e ai territori del Nord Italia.

Il futuro di Banco BPM resta nelle mani della Banque Verte

La posizione di Crédit Agricole resta comunque decisiva. Un eventuale ritorno di UniCredit sul dossier Banco BPM dovrebbe fare i conti con un azionista che dispone ormai di una partecipazione di blocco e di un forte potere negoziale.

Per Orcel, quindi, la vittoria tedesca non significa automaticamente avere strada libera in Italia.

Prima bisognerà completare la partita Commerzbank, ottenere tutte le autorizzazioni, valutare l’impatto sul capitale e definire la nuova governance del gruppo tedesco.

Solo allora sarà possibile capire se UniCredit avrà davvero la forza per aprire un secondo fronte.

La sensazione è che il risiko bancario europeo sia entrato in una nuova fase: Orcel ha conquistato una posizione dominante in Germania, ma la prossima partita potrebbe giocarsi nuovamente in Italia. E questa volta il principale avversario non sarebbe il governo, bensì Crédit Agricole.

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