Azioni Ferrari e Diasorin: il mercato scommette sul futuro oltre la crisi

di FTA Online News pubblicato:
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La frenata del Cavallino dopo il debutto dell'elettrica "Luce" pian piano si ridimensiona e gli analisti vedono ancora valore nel lungo termine. La società dei test in vitro prevede una crescita media annua a doppia cifra nei marker cardiaci

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Ferrari, il mercato ha reagito troppo male alla Luce? Il titolo corregge, ma gli analisti continuano a vedere valore nel Cavallino.

La vera domanda non è se la Luce piaccia o meno, ma se Ferrari riuscirà a entrare nell'era elettrica senza perdere la propria identità.

Ferrari ha chiuso la seduta in calo del 2,44% a 297,3 euro, proseguendo la fase di debolezza iniziata dopo la presentazione della Luce, la prima Ferrari completamente elettrica della storia.

La reazione iniziale del mercato è stata molto severa. In una sola giornata il titolo ha perso circa l'8%, cancellando quasi 5 miliardi di euro di capitalizzazione.

Una risposta che ha sorpreso molti osservatori, soprattutto considerando che il progetto era atteso da anni e rappresenta uno dei passaggi più importanti nella storia recente della casa di Maranello.

A distanza di qualche giorno, però, il quadro appare meno drammatico di quanto lasciassero intendere le prime reazioni. Berenberg ha confermato il giudizio Buy e un prezzo obiettivo di 381 euro, sostenendo che il feedback raccolto presso la rete dei concessionari è molto più positivo di quello emerso dai social e dai commenti a caldo. Secondo gli analisti, la domanda per i modelli speciali e per le Ferrari con motore termico continua a essere eccezionalmente forte. Anche il mercato dei collezionisti viene descritto come "folle", segnale che il fascino del marchio non sembra minimamente compromesso. È vero che il design della Luce ha suscitato molte perplessità.

Barclays l'ha definita una delle Ferrari più controverse di sempre, mentre Citi e Banca Akros parlano di reazioni contrastanti e in alcuni casi deludenti. Tuttavia Ferrari probabilmente era perfettamente consapevole di questo rischio. La Luce non è stata progettata per sostituire una 296 o una SF90. È un prodotto completamente diverso. Quattro porte, cinque posti, maggiore comfort, utilizzo quotidiano e un posizionamento che ricorda più una granturismo ultra-lusso del futuro che una tradizionale supercar del Cavallino.

Ed è proprio questo il punto che molti investitori sembrano trascurare. La Luce non sostituisce il cuore della gamma Ferrari. Lo affianca. Secondo diverse stime il modello dovrebbe rappresentare appena il 3-4% delle vendite complessive del gruppo.

Anche se non diventasse un successo clamoroso, il suo impatto economico sul business sarebbe relativamente contenuto. Al contrario, potrebbe rappresentare un'importante porta d'accesso a una nuova clientela e soprattutto permettere a Ferrari di affrontare le future normative ambientali senza compromettere il resto della gamma.

Barclays ha richiamato il cosiddetto "dilemma dell'innovatore": il rischio che un'azienda di enorme successo resti troppo legata ai prodotti che l'hanno resa famosa e finisca per perdere le opportunità offerte dalle nuove tecnologie.

Secondo la banca britannica Ferrari ha scelto una strada diversa. Invece di limitarsi a costruire una Ferrari tradizionale con batterie al posto del motore termico, ha deciso di creare una categoria completamente nuova. Una scelta più rischiosa nel breve periodo, ma potenzialmente molto più intelligente nel lungo termine.
A rafforzare questa lettura c'è anche un altro elemento.

Berenberg ritiene sempre più probabile l'arrivo di un attesissimo successore della 296 con motore a combustione interna, un modello che potrebbe rilanciare ulteriormente l'interesse della clientela tradizionale e rassicurare chi teme una progressiva elettrificazione del marchio.

In altre parole, Ferrari non sembra voler abbandonare il proprio DNA. Sta semplicemente cercando di aggiungere un nuovo capitolo alla sua storia. E forse la vera domanda non è se la Luce sia bella o brutta. La vera domanda è se tra dieci anni Ferrari riuscirà ancora a essere Ferrari. Molti investitori, almeno per ora, sembrano avere dei dubbi.

Molti analisti, invece, continuano a pensare che il mercato stia reagendo in modo troppo emotivo.

Ferrari, in area 270 potrebbero essersi consolidati dei supporti

Dal punto di vista tecnico, il grafico di Ferrari sta iniziando a raccontare una storia diversa rispetto a quella vista nella seconda parte del 2025. Dopo il lungo e profondo ribasso che ha portato il titolo dai massimi storici vicini ai 493 euro fino ai minimi in area 270 euro, la pressione dei venditori sembra infatti essersi notevolmente attenuata.

Negli ultimi sei mesi i prezzi hanno smesso di disegnare nuovi minimi e si sono mossi all'interno di un ampio intervallo laterale compreso tra 270 e 320 euro circa. È un comportamento che merita attenzione perché spesso rappresenta una fase di transizione tra un trend ribassista ormai maturo e la costruzione di una possibile base per il futuro. Potrebbe anche trattarsi di un testa spalle rialzista (neckline a 315 circa).

In altre parole, il mercato sembra aver trovato un punto di equilibrio. Da una parte ci sono investitori ancora scottati dal forte calo e pronti a vendere in prossimità delle resistenze; dall'altra stanno emergendo compratori che considerano interessanti le valutazioni raggiunte dal titolo e che accumulano posizioni ogni volta che Ferrari si avvicina alla fascia inferiore del range.

L'aspetto più interessante è proprio questo: nonostante le numerose discussioni sulla Ferrari elettrica Luce, le preoccupazioni sul rallentamento del settore del lusso e un contesto macroeconomico meno favorevole rispetto a qualche anno fa, il mercato non è più riuscito a spingere il titolo sotto i minimi di inizio anno.

Ogni tentativo di discesa verso area 270-275 euro è stato rapidamente assorbito dagli acquisti. Questo non significa automaticamente che il trend rialzista sia già ripartito.

Anzi, dal punto di vista strettamente tecnico Ferrari resta ancora all'interno di una fase neutrale. Tuttavia, la sensazione è che la lunga fase di ribasso stia lasciando spazio a una progressiva ricostruzione della fiducia. Per capire se siamo davvero all'inizio di un nuovo ciclo positivo sarà fondamentale osservare il comportamento dei prezzi in prossimità della parte alta del range.

La fascia compresa tra 315 e 320 euro rappresenta infatti una resistenza molto importante. È lì che negli ultimi mesi si sono concentrati i venditori e che il mercato ha ripetutamente arrestato i tentativi di recupero. Una rottura convincente di quell'area cambierebbe sensibilmente il quadro tecnico.

Significherebbe interrompere la sequenza di massimi decrescenti che accompagna il ribasso dai record storici e potrebbe aprire la strada a un recupero inizialmente verso 350-360 euro e successivamente verso area 400 euro. Al contrario, solo una discesa sotto i 270 euro rimetterebbe seriamente in discussione questa lettura, segnalando che la fase laterale non era una base di accumulazione ma soltanto una pausa prima di una nuova gamba ribassista.

Ad oggi, però, il messaggio che arriva dal grafico appare piuttosto incoraggiante.

Ferrari non è ancora tornata rialzista, ma sembra aver completato la parte più dolorosa della correzione. Il mercato sta prendendo tempo per capire quale sarà il reale impatto della transizione elettrica sul marchio e se le forti aspettative di crescita che avevano portato il titolo vicino ai 500 euro potranno essere nuovamente giustificate.
La sensazione è che la fase attuale assomigli più a una lunga accumulazione che a una semplice pausa all'interno del ribasso.

Per avere la conferma definitiva servirà però il superamento della barriera dei 320 euro. Fino ad allora Ferrari resterà in una sorta di terra di mezzo: non più realmente ribassista, ma non ancora pronta a dichiarare conclusa la sua lunga fase correttiva.

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Diasorin, crescita attesa a doppia cifra ogni anno per i test dei marker cardiaci secondo MarketsandMarkets

Diasorin in rialzo nella seduta di ieri ma distante in chiusura dai massimi toccati nell'intraday a quota 69,90. Il titolo ha tratto beneficio dalla pubblicazione del rapporto in cui la società, specializzata in business innovativi MarketsandMarkets, ha stimato che tra il 2025 e il 2031 il tasso di crescita del giro di affari del settore dei test dei marker cardiaci crescerà del 10,3% medio annuo, arrivando a fine periodo a 9,06 miliardi di dollari (7,8 miliardi di euro).

Due settimane fa Diasorin ha pubblicato il piano industriale 2026-2030 che prevede il rafforzamento del gruppo come leader nella diagnostica specialistica attraverso l'introduzione di nuovi test e piattaforme tecnologiche all'avanguardia.

Per quanto riguarda i ricavi il piano prevede una crescita tra il 5% ed il 6% nel 2026, che conferma la guidance, mentre per il periodo 2026-2030 si stima un incremento tra il 6% e l'8%.

L'EBITDA Margin Adjusted è previsto al 34%-35% nel 2030, rispetto al 32%-33% del 2026 con un Free Cash Flow cumulato nel periodo 2027-2030 pari a circa 1 miliardo di euro.

Graficamente il recupero di ieri si è progressivamente spento dopo che i prezzi hanno avvicinato le resistenze in area 71,00, massimi di maggio e zona di transito della media esponenziale a 200 sedute.

Diasorin, la reazione c'è stata, ma il quadro resta orientato al ribasso

Nonostante la reazione vista dai bottom di marzo a 52,34 euro il quadro tecnico resta per il momento orientato al ribasso, per quanto detta reazione abbia contribuito ad allentare le tensioni creando i presupposti per un rialzo che sulla carta avrebbe ampi margini di sviluppo.

Ed il superamento della suddetta media mobile rappresenterebbe un primo importante passo in tal senso, introducendo il test dei 75,00/76,00 euro. Oltre quota 76,00 le prospettive migliorerebbero sensibilmente ed il titolo potrebbe ambire inizialmente al ritorno in area 82,00 per poi puntare verso un altro livello critico nello scenario di lungo periodo, ovvero quello posizionato nei dintorni dei 90,00 euro.

Sotto 64,00 invece i prezzi perderebbero parte della spinta rialzista degli ultimi due mesi e rischierebbero di scivolare verso quota 58,00, la cui violazione restituirebbe vigore alla corrente ribassista prospettando il raggiungimento di nuovi minimi pluriennali.