Garlasco, Le Iene rilanciano sulle gemelle Cappa con due nuove testimonianze
pubblicato:Garlasco: a Le Iene nuovi testimoni contro le Cappa, ma i dubbi restano tra ritardi di 18 anni e assenza di prove certe. Cosa non torna nello scoop

Ancora una volta Le Iene ritornano sul delitto di Garlasco e puntano nuovamente i riflettori sulle gemelle Cappa, all’anagrafe Stefania e Paola. A parlare delle cugine di Chiara Poggi sono due testimoni mai ascoltati dalla Procura di Pavia, un uomo e una donna, che all’inviato Alessandro De Giuseppe riferiscono la loro certezza di aver visto Stefania e la mamma Maria Rosa Poggi nei dintorni della villetta di via Pascoli 8 la mattina della tragedia.
Il servizio de Le Iene
Dopo tante anticipazioni e numerosi rimandi, domenica 11 gennaio Le Iene hanno chiuso un cerchio - l’ennesimo - sul potenziale scoop tra le mani dell’inviato Alessandro De Giuseppe. Da tempo la redazione del format d’inchiesta di Cologno Monzese stuzzicava l’hype del pubblico riferendo di aver acquisito due testimonianze importanti con la tacita possibilità di indirizzare le indagini verso persone già note mediaticamente ma mai indagate.
I due testimoni, ripresi con i volti oscurati e le voci camuffate, hanno parlato. Il primo contributo arriva da una donna: “Ero amica della mamma” e riferisce che come Maria Rosa Poggi frequentava il bar Gobbi e il supermercato Famila. “Conoscevo tutti a Garlasco”, sottolinea con accanto un’amica che le dà manforte.
La mattina in cui fu uccisa Chiara Poggi, nella forbice oraria dalle 9:15 alle 10, riferisce di aver incrociato il veicolo di Maria Rosa Poggi che proveniva da sinistra, ovvero dalla direzione in cui la strada principale incrocia via Pascoli. Poi aggiunge: “Ho un dubbio, non ci metto la mano sul fuoco” e afferma con un’ampia formula dubitativa che di fronte al suv Terios guidato dalla zia di Chiara avrebbe visto Stefania Cappa a bordo di una bicicletta. Di ciò non ha mai parlato con gli inquirenti perché “l’ho detto a lei”, riferisce indicando l’amica presente nel momento dell’intervista.
Il secondo contributo arriva da un uomo. Anche in questo caso si parla di “una dei Cappa” che avrebbe visto “su una bicicletta nera” con “un attrezzo in mano” provenire da via Pascoli. Nemmeno il secondo testimone intende riportare ciò che avrebbe visto agli inquirenti, nel timore di subire ripercussioni. “Quando crollerà il muro dei Cappa scenderà la verità”, dice chiaramente a De Giuseppe.
L’importanza delle dichiarazioni dei nuovi testimoni
Alessandro De Giuseppe, tra i vari interludi del servizio, ci riporta alla testimonianza che l’operaio Marco Demontis Muschitta depositò il 27 settembre 2007. Muschitta aveva riferito che la mattina del delitto aveva visto “una ragazza” che nei giorni a seguire aveva riconosciuto “nella Stefania Cappa” transitare in bicicletta all’uscita di via Pascoli per poi immettersi in via Pavia. Sulla mano destra, secondo Muschitta, questa presunta ragazza brandiva un attrezzo in metallo simile a un attizzatoio.
De Giuseppe, quindi, intreccia la deposizione di Muschitta con quelle appena acquisite dai due nuovi testimoni e fa presente che i tre personaggi non si conoscono, eppure riferiscono elementi sovrapponibili: la bicicletta, via Pascoli, la famiglia Cappa e un orario, anche se approssimativo. Ricordiamo, tuttavia, che nel corso della stessa deposizione l’operaio Muschitta ritrattò il suo racconto riferendo agli inquirenti di aver inventato tutto, una verità poi negata al telefono con il proprio padre e di cui siamo a conoscenza grazie a un’intercettazione resa pubblica dai media.
Cosa ci insegna il nuovo servizio sul delitto di Garlasco
Di queste tre testimonianze (Muschitta e i due nuovi testimoni) non abbiamo dati oggettivi. L’operaio che nel 2007 riferì ciò che avrebbe visto è stato l’unico soggetto a presentarsi spontaneamente davanti agli inquirenti.
I racconti dei due nuovi testimoni, quindi, esistono soltanto nell’intervista raccolta da Le Iene. Alessandro De Giuseppe, inoltre, solo nel 2025 aveva portato alla luce il “supertestimone” (virgolette necessarie) Gianni Bruscagin che tanto “super” non era, tanto meno “testimone”. Un “supertestimone” solitamente è una persona che ha assistito in prima persona a tutte le fasi di un delitto, mentre un “testimone” può aver assistito a una fase di esso, vuoi al passaggio del killer o all’arrivo della vittima.
Bruscagin, invece, ha raccontato di aver ricevuto una testimonianza da una donna anziana e di aver appuntato le sue parole su dei foglietti accuratamente conservati per 18 anni. In poche parole, Bruscagin non era presente sul luogo del delitto né nelle vicinanze, anch’egli ha tirato in ballo la famiglia Cappa parlando di Stefania ma non si è mai rivolto alle autorità.
Le Iene, quindi, puntano nuovamente i fari sulla famiglia Cappa ma si affidano a testimonianze trascinate per 18 anni con tutti i giochi che la memoria può operare dopo una lunga parentesi temporale. Soprattutto, i servizi non mostrano dati, tanto meno lo fanno le persone raggiunte dalle telecamere di De Giuseppe. Con questi presupposti la possibile svolta nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco potrebbe non arrivare dal momento che le indagini si muovono sempre con l’incrocio di dati e riscontri, come del resto è accaduto con Dna, tabulati telefonici e impronte fino all’incidente probatorio del 18 dicembre 2025.
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