Borse europee in caduta: Piazza Affari travolta dalle tensioni geopolitiche

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
5 min

Il FTSE MIB perde quasi il 4% tra timori di shock energetico e vendite diffuse su banche, utility e industriali

Borse europee in caduta: Piazza Affari travolta dalle tensioni geopolitiche
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Bagno di sangue per il FTSE MIB: le tensioni geopolitiche travolgono le Borse europee

Le Borse europee chiudono in marcato ribasso al termine di una seduta dominata dall’intensificarsi delle operazioni militari tra Stati Uniti, Israele e Iran e dai crescenti timori di uno shock energetico globale.

A Piazza Affari, il clima di avversione al rischio ha provocato un vero e proprio bagno di sangue per il FTSE MIB, con vendite che si sono accentuate nel pomeriggio in scia all’avvio negativo di Wall Street.

Il listino milanese è arrivato a perdere fino al -4,60% nel corso della seduta per poi chiudere a -3,91% a 44.152 punti, con ribassi diffusi su quasi tutti i comparti.

Le vendite hanno colpito in particolare finanziari, industriali, utility e titoli legati ai consumi discrezionali. Il comparto bancario è risultato tra i più penalizzati, mentre anche assicurazioni ed energia hanno chiuso in netto territorio negativo.

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Il mercato teme uno shock energetico

Il contesto resta fortemente condizionato dalle notizie geopolitiche. Secondo fonti di mercato, le operazioni militari tra Stati Uniti, Israele e Iran proseguono e restano molte incognite sulla durata e sugli obiettivi del conflitto.

Il presidente americano Donald Trump ha indicato una possibile durata delle operazioni di quattro o cinque settimane, senza escludere però sviluppi più lunghi.

Gli operatori monitorano in particolare il rischio di interruzioni persistenti dei flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz, snodo strategico da cui passa circa un quinto del greggio mondiale. A questo si aggiunge l’impennata dei prezzi del gas naturale liquefatto dopo lo stop alla produzione in Qatar.

Questi fattori stanno riaccendendo le attese inflazionistiche globali, alimentando la volatilità sui mercati.


Inflazione e banche centrali sotto osservazione

Sul fronte macroeconomico arrivano segnali contrastanti.

Nell’Eurozona l’inflazione sorprende leggermente al rialzo: il dato headline si attesta all’1,90% su base annua, mentre la componente core sale al 2,40%, valori rilevati prima dell’ultimo incremento dei prezzi energetici.

Nel Regno Unito, invece, l’indice BRC dei prezzi nei negozi rallenta all’1,10% a febbraio dall’1,50% precedente. Tuttavia il quadro disinflazionistico appare ora più incerto proprio a causa delle tensioni sul fronte energetico.

La cancelliera britannica Rachel Reeves ha presentato nuove previsioni macroeconomiche che indicano minore indebitamento e inflazione rivista, ma una crescita economica per il 2026 ridotta all’1,10%.

In questo contesto aumentano anche le oscillazioni nelle aspettative sui tassi. Il mercato sta riducendo le probabilità di un taglio dei tassi da parte della Bank of England dopo il balzo dei prezzi energetici.

Anche la Banca Centrale Europea osserva con attenzione la situazione. Il capo economista Philip Lane ha sottolineato che un aumento dei prezzi dell’energia esercita pressioni inflazionistiche nel breve periodo e allo stesso tempo pesa sull’attività economica, con effetti che dipenderanno dall’intensità e dalla durata del conflitto.


Vendite diffuse su quasi tutti i settori

La seduta è stata caratterizzata da vendite diffuse su tutto il listino milanese.

Tra le banche, in forte calo Intesa Sanpaolo (-5,00%), UniCredit (-4,63%), Banco BPM (-4,43%), BPER Banca (-4,43%), Mediobanca (-5,42%) e Monte dei Paschi di Siena (-4,06%).

Nel comparto energia e utility scendono Eni (-1,62%), ERG (-4,03%), Saipem (-5,16%), Snam (-4,43%), Tenaris (-1,89%), Enel (-5,15%), A2A (-6,08%), Terna (-3,79%), Hera (-5,74%), Italgas (-6,30%) e Maire (-9,08%).

Tra i titoli del risparmio gestito e servizi finanziari arretrano Banca Mediolanum (-3,42%), Azimut (-3,49%), Banca Generali (-2,91%), FinecoBank (-2,99%), Anima Holding (-3,36%), Poste Italiane (-3,18%) e Nexi (-2,91%).

In calo anche le assicurazioni, con Generali (-3,81%) e Unipol (-5,18%).

Nel settore automotive scendono Stellantis (-3,88%), Pirelli (-3,48%), Brembo (-5,46%), mentre Ferrari (-1,14%) limita i danni.

Particolarmente colpito il comparto lusso, con Moncler (-6,47%), Salvatore Ferragamo (-7,40%) e Brunello Cucinelli (-5,57%).

Tra gli industriali, arretrano Prysmian (-5,39%), Fincantieri (-4,83%), Buzzi (-3,79%) e Interpump (-4,35%), mentre Leonardo (-0,48%) limita le perdite grazie al sostegno del comparto difesa.

Nel comparto telecom e tecnologia calano Telecom Italia (-2,51%), Inwit (-3,64%), MFE-MediaForEurope (-4,08%) e STMicroelectronics (-3,75%).

Tra gli altri titoli, Davide Campari perde il 3,50%, mentre Lottomatica si distingue con un rialzo del 3,32%.


Petrolio in forte rialzo, mercati sotto pressione

Il sell-off azionario si accompagna a un nuovo balzo delle materie prime energetiche. Il futures sul Brent sale di circa il 6,14%, mentre il WTI statunitense guadagna oltre il 6,33%.

Nel frattempo Wall Street prosegue la seduta in territorio negativo: l’S&P 500 perde l’1,62%, il Nasdaq Composite arretra dell’1,64% e il Dow Jones Industrial Average registra un calo dell’1,67%.

Il mercato obbligazionario statunitense mostra rendimenti in aumento, con il Treasury decennale in rialzo di circa 5 punti base, segnale di un adeguamento delle aspettative sui tassi in un contesto di maggiore incertezza.

Il dollaro si rafforza contro le principali valute europee e contro il dollaro australiano, mentre l’oro restituisce parte dei guadagni iniziali. Anche i metalli industriali, l’argento e il Bitcoin risultano in flessione.


Un mercato dominato dalla geopolitica

Nel complesso, la seduta conferma come i mercati finanziari siano tornati a muoversi principalmente in funzione delle notizie geopolitiche.

Finché resteranno incerte la durata del conflitto e le possibili conseguenze sul mercato energetico, la volatilità sui listini azionari è destinata a restare elevata.

In questo scenario gli investitori continuano a ridurre l’esposizione agli asset più rischiosi, in attesa di maggiore chiarezza sul fronte politico ed economico.