Governo, scosse dopo il referendum: via Delmastro e Bartolozzi, Meloni chiede anche alla Santanché di lasciare
pubblicato:Alle 20:00 circa del 24 marzo 2026 è giunta dal Consiglio dei ministri una nota con la quale si rende conto delle prime dimissioni nel governo a seguito di alcune polemiche e critiche che hanno coinvolto esponenti di primo piano del Ministero della Giustizia.
"Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, esprime apprezzamento per la scelta del Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e del Capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi di rimettere gli incarichi finora ricoperti e li ringrazia per il lavoro svolto con dedizione.Auspica che, sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa dal Ministro del Turismo Daniela Santanchè".
Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro è finito al centro di dure polemiche dopo un video del settembre 2025 che mostrava Mauro Caroccia, condannato nel gennaio 2025 come prestanome del clan mafioso dei Senese e oggi detenuto a Viterbo, lavorare nel ristorante romano, aperto pochi mesi prima, di cui alla data Delmastro aveva il 25% e la 18enne Miriam Caroccia, figlia di Mauro, era amministratrice unica. Delmastro aveva in seguito ceduto le quote, ma il caso è comunque emerso negli ultimi giorni e la giustificazione dell'ex sottosegretario - "una leggerezza" - non è bastata, anche perché l'esponente di Fratelli d'Italia era già stato condannato in primo grado per divulgazione di segreto d'ufficio nella vicenda dell'anarchico Cospito.
Altro caso ancora quello di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministero di Giustizia con un ruolo di peso anche nella vicenda del libico Almasri. Bartolozzi aveva fatto dichiarazioni forti durante una trasmissione televisiva affermando: "Votate Sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che è pilot...sono plotoni di esecuzione. Plotoni di esecuzione". Parole che hanno gettato una luce fosca sul referendum sulla giustizia e la separazione delle carriere.
Né appare casuale la data, proprio quella della divulgazione dei risultati del referendum che ha visto il NO vincere con il 53,56% delle preferenze contro il Sì alla riforma voluta dalla maggioranza fermo al 46,41%, 14,7 milioni di elettori che bocciano la riforma costituzionale, più di 2 milioni in più dei sì.
Ma la nota di Palazzo Chigi aggiunge ai due casi - che riportano direttamente al Ministero della Giustizia, dove vacilla, ma resiste anche la posizione del ministro Carlo Nordio, primo sponsor della riforma per la separazione delle carriere - anche un terzo nome in apparenza estraneo al dossier giustizia, ma in pratica da ormai anni nel centro delle polemiche per via del proprio coinvolgimento in diverse inchieste giudiziarie, quello del ministro del Turismo Daniela Santanché a processo a Milano per presunto falso in bilancio sulla società Visibilia e accusata anche di una presunta truffa all'Inps negli anni del Covid, il 2020 e il 2021.
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