Graziella Mansi avrebbe compiuto 34 anni, ma nel 2000 fu violentata e bruciata viva: l'orrore di Andria
pubblicato:Attirata con l'inganno, torturata e bruciata viva. La tragica storia dell'omicidio di Graziella Mansi

L’ombra del castello medievale di Andria evoca storie d’altri tempi, ma l'orrore che si è consumato ai suoi piedi, in un caldo pomeriggio d’agosto, appartiene alla cronaca più nera e spietata. È la storia di Graziella Mansi, una bambina di appena otto anni, e di un gruppo di giovani del posto che hanno trasformato un tranquillo borgo pugliese nel teatro di una tragedia inconcepibile. Una vicenda priva di movente, se non quello di un sadismo brutale, nata dall'incrocio tra l’innocenza assoluta e la noia più feroce. Una ferita aperta che ha segnato per sempre la memoria di un’intera comunità, lasciando dietro di sé una scia di fumo tra gli ulivi e un dolore impossibile da lenire.
Quell'ultimo metro verso la fontanella
Il cronometro dell’orrore si attiva il 19 agosto 2000, a pochi minuti dalle 19. Graziella si trova nei pressi della bancarella di frutta secca e noccioline del nonno, venditore ambulante che lavora a ridosso del monumentale Castel del Monte. L'aria è pesante, fa caldo, e la piccola decide di allontanarsi solo per un attimo: stringe tra le mani una bottiglietta vuota, decisa a riempirla d’acqua alla fontanella poco distante.
È questione di un momento, un tragitto di pochi metri. Eppure, Graziella non fa ritorno. Inizialmente lo scorrere del tempo non allarma la famiglia, ma quando i minuti si trasformano in ore l'angoscia prende il sopravvento. A notte fonda i familiari si presentano alla caserma dei carabinieri. Inizia così una mobilitazione disperata nel buio: il padre stringe la foto della figlia, mentre le voci dei soccorritori e dei cittadini si uniscono in un coro che urla ripetutamente il nome di Graziella, consapevole che l'oscurità non presagisce nulla di buono.
Il fumo tra gli ulivi e la confessione
Le ricerche si rivelano drammaticamente brevi. A guidare gli uomini in divisa è una colonna di fumo che si leva insolitamente da un uliveto nel bosco di Castel del Monte. Seguendo quella traccia, i soccorritori si imbattono in uno scenario straziante. Il corpo di Graziella è lì, parzialmente nascosto, ma i segni sul cadavere anticipano ciò che l'autopsia dovrà solo confermare: la bambina è stata torturata e bruciata viva. Le indagini si concentrano immediatamente su Pasquale Tortora, un parcheggiatore abusivo di vent'anni che frequenta la zona della bancarella. Portato in caserma, il giovane mostra segni evidenti: indossa una maglietta sporca di terra e ha un graffio sul viso. Sotto il peso dell'interrogatorio, la sua resistenza crolla. Tortora confessa di aver attirato la vittima nel bosco con la falsa promessa di farle vedere dei cuccioli di cane. Descrive i dettagli del delitto con agghiacciante freddezza, dichiarando di aver appiccato il fuoco mentre la teneva ferma.
Un gioco atroce nato nei giorni di noia
Il caso sembra chiuso, ma la verità è ancora più complessa. Gli inquirenti intuiscono che il ventenne non può aver agito da solo, poiché non presenta alcuna bruciatura sugli arti, incompatibile con la dinamica descritta. Tortora decide allora di fare i nomi dei suoi complici, quattro ragazzi di Andria poco più che maggiorenni: Michele Zagaria, Giuseppe Di Bari, Domenico Margiotta e Vincenzo Coratella. Le deposizioni svelano una realtà agghiacciante: l'omicidio era stato pianificato da giorni come un macabro passatempo, alimentato dall'alcol.
I giovani racconteranno che la paura della bambina aumentava il loro divertimento. Dopo averla legata e circondata di sterpaglie, le hanno dato fuoco. Gli stessi ragazzi, nei giorni successivi, si erano persino presentati in lacrime al funerale della piccola. La giustizia ha poi fatto il suo corso: il primo processo si è concluso con l'ergastolo per i quattro complici, mentre Tortora, giudicato con rito abbreviato, è stato condannato a trent'anni. Otto anni dopo, la tragedia ha registrato l'ultimo drammatico atto con il suicidio in cella di Coratella.