Hormuz, la vera partita è sull'economia

di FTA Online News pubblicato:
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La pressione dell'amministrazione Trump per riaprire lo Stretto di Hormuz ha una logica soprattutto economica oltre che strategica.

Il conflitto con l'Iran arriva infatti in una fase in cui l'economia statunitense stava già mostrando segnali di rallentamento; uno shock energetico prolungato rischierebbe di complicare ulteriormente il quadro, soprattutto sul fronte dell'inflazione e della politica monetaria.

Lo Stretto di Hormuz è una delle arterie energetiche più importanti al mondo: da lì passa circa un quinto del petrolio globale. La sua chiusura o anche solo una forte limitazione dei flussi comporta inevitabilmente: aumento del prezzo del greggio, rincari immediati su benzina, trasporti e logistica, pressioni al rialzo sull'inflazione.

Questo è il punto chiave: se l'inflazione dovesse risalire a causa dell'energia, la Federal Reserve sarebbe costretta a mantenere i tassi elevati più a lungo, proprio mentre il ciclo economico sta rallentando.

Non a caso i mercati hanno già rivisto le aspettative sui tassi: prima del conflitto si scontavano almeno due tagli quest'anno, ora cresce la probabilità che non ce ne sia nessuno.

Il conflitto si inserisce in un contesto macro che mostrava già crepe, uno shock petrolifero arriva nel momento peggiore: crescita moderata e inflazione ancora rigida.

In questa fase il petrolio è diventato il vero driver dei mercati finanziari, leggi qui le conseguenze per economia e borse https://www.ftaonline.com/hormuz-trump-petrolio-inflazione.html

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