Istat: l’aumento della partecipazione contrasta la riduzione della forza lavoro
pubblicato:Previsioni della popolazione residente, delle famiglie e delle forze di lavoro - Base 1/1/2025 pubblicate da Istat.
L’incremento dei tassi di attività attenuerà, pur senza una piena compensazione, l’effetto della progressiva contrazione della popolazione tra i 15 e i 64 anni, la cui incidenza sul totale dei residenti, come si è detto, è prevista passare dal 63,4% odierno al 55,3% nel 2050. In valori assoluti si tratta di quasi 7 milioni di 15-64enni in meno. Il calo risulta più marcato tra le donne, da 18,5 a 14,3 milioni, mentre per gli uomini si passa da 18,8 a 15,9 milioni, in relazione al fatto che nel lungo termine questi ultimi cumulano il vantaggio di un rapporto tra i sessi a loro favorevole sul piano delle immigrazioni dall’estero.
In virtù delle positive aspettative circa i futuri tassi di attività, le forze di lavoro diminuiscono in misura più contenuta rispetto alla popolazione complessiva. Gli uomini attivi passano da 14,1 a 12,2 milioni e le donne da 10,7 a 9,2 milioni, con una flessione pari al 13,5% per i primi e al 13,7% per le seconde (Figura 5). Nel complesso, la forza lavoro tra i 15 e i 64 anni scende da 24,8 a 21,4 milioni:
circa 3,4 milioni di persone in meno. La maggiore partecipazione prevista, soprattutto femminile, svolgerebbe dunque una funzione di parziale compensazione, limitando la perdita di forza lavoro.
Molto più intensa sarebbe la diminuzione degli inattivi. Tra gli uomini si passa da 4,6 a 3,6 milioni
(-20,8%), mentre tra le donne da 7,8 a 5,2 milioni (-34,2%). Per l’effetto congiunto del calo della popolazione e della crescita dei tassi di attività, gli inattivi di 15-64 anni si riducono da 12,4 a 8,8 milioni (-29,2%). Nelle ipotesi, la componente femminile continua a essere più numerosa, ma il divario rispetto agli uomini si restringe sensibilmente.
Le differenze territoriali restano ampie, riflettendo l’effetto combinato delle diverse ipotesi demografiche e dei livelli di partecipazione di partenza. Gli attivi diminuiscono meno nel Nord-ovest (-8,7%) e nel Nord-est (-9,9%), mentre la contrazione è maggiore nel Centro (-13,2%) e, soprattutto, nel Mezzogiorno (-21,5%). Anche gli inattivi diminuiscono ovunque, ma nel Centro e nel Mezzogiorno si prevedono livelli più elevati al pari di oggi, in particolare tra le donne. In uno scenario di calo demografico, in cui però la speranza di vita è prevista in aumento, l’analisi del tasso di attività fino a 74 anni rivela un quadro meno problematico per il mercato del lavoro. Mentre la popolazione di 15-64 anni è prevista in calo, quella dei 65-74enni risulta in crescita fino a tutto il 2039 (da 6,9 milioni nel 2025 a 9 milioni). In seguito, diminuisce fino a 7,5 milioni nel 2050, per l’entrata in questa fascia d’età delle generazioni meno numerose nate dalla metà degli anni Settanta. In un’ipotesi di crescita del tasso di attività dei 65-74enni dall’11,8% odierno al 16,5% nel 2050, supportata da aumentate condizioni di sopravvivenza (e salute) e dal previsto spostamento in avanti dell’età pensionabile, il numero di attivi passa da 817mila a 1,2 milioni in tale fascia di età. Cosicché, considerando l’intera popolazione di 15-74 anni, il tasso di attività aumenterebbe dal 58,1% nel 2025 al 60,2%. Nel complesso, rispetto a quanto accade tra i 15-64enni, dove la popolazione attiva scende di 3,4 milioni entro il 2050 subendo una riduzione del 13,6%, tra i 15-74enni il calo assoluto è di 2,9 milioni pari a una variazione dell’11,5%. Il contributo delle età mature e anziane, quindi, è in grado di compensare la riduzione subita nelle classi di età centrali per 419mila potenziali lavoratori.
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