Istat: l'Italia sotto la media europea per quota di dottori di ricerca nella popolazione

di FTA Online News pubblicato:
8 min
Il partner ideale che ti supporta nell'investimento azionario. Analisi quotidiane e approfondimenti su tutti i titoli della Borsa Italiana, sugli ETF/ETN, sui titoli quotati a Wall Street e nelle principali piazze azionarie europee. I livelli operativi suggeriti dal nostro algoritmo. Non perdere l'occasione, ti aspettiamo su www.megatrader.it

L'Istat diffonde i risultati della quarta Indagine sull'inserimento professionale dei dottori di ricerca. L'indagine è rivolta a quanti hanno conseguito il dottorato in un ateneo italiano negli anni 2019 (coorte 2019) e 2021 (coorte 2021), con l'obiettivo di osservarne le caratteristiche, chiedere le opinioni sul percorso di studi e conoscere gli esiti occupazionali a distanza di quattro e sei anni dal conseguimento del titolo (nel 2025).

Dottori di ricerca: alti livelli di occupazione e di mobilità territoriale
L'elevato livello di specializzazione e le competenze di alto profilo acquisite con un dottorato di ricerca garantiscono livelli occupazionali molto elevati: nel 2025, a 4-6 anni dal titolo, lavora il 96,1% dei dottori (2,3 punti percentuali in più rispetto a quanto osservato nel 2018 per coloro che avevano conseguito il titolo nel 2012 o nel 2014), il 34,4% lavora a tempo determinato, quasi il 6% lavora a tempo parziale e circa un quarto non svolge attività di ricerca. In confronto al 2018, è aumentata la quota dei dottori che lavorano presso una università o un ente di ricerca (il 49,3% contro il 39,7% del 2018). Il 10,4% dei dottori occupati lavora all'estero.
Rispetto ai percorsi di istruzione secondaria e universitaria, la presenza straniera tra gli studenti di dottorato è più elevata: tra coloro che hanno conseguito il titolo nel 2021, il 12,3% è straniero, una quota circa tre volte più elevata di quella registrata tra i laureati (4,6%) e circa doppia di quella tra i diplomati nella scuola secondaria di secondo grado (6%). In particolare, i giovani che si sono formati all'estero fino alla laurea e che nel 2021 hanno conseguito un dottorato di ricerca in Italia rappresentano il 5,7%.
In deciso aumento la quota di giovani che svolgono un periodo di formazione all'estero – in media di circa sei mesi – durante il dottorato: tra i dottori che hanno ottenuto il titolo nel 2012 o nel 2014 erano il 43,1% e salgono al 53,2% tra chi ha conseguito il titolo nel 2019 o nel 2021.
Mediamente il titolo di studio dei genitori del dottore è elevato: nel 39,0% dei casi uno o entrambi possiedono almeno la laurea (nella popolazione la quota dei 45-64enni con almeno la laurea si ferma al 17%) e solo nel 14,9% dei casi i genitori hanno conseguito al massimo la licenza media (nella popolazione la quota dei 45-64enni con al massimo la licenza media sale al 40,8%).

L'Italia sotto la media europea per quota di dottori di ricerca nella popolazione
In Italia nelle due coorti considerate (2019 e 2021) arrivano a conseguire il titolo di dottore di ricerca poco più di 16mila individui (circa 8mila l'anno).
L'andamento delle iscrizioni e dei conseguimenti del titolo di dottorato mostra gli effetti delle diverse normative che si sono succedute nel tempo: gli iscritti e i conseguimenti diminuiscono a seguito delD.M. 45/2013, che ha ridimensionato sia il numero dei corsi di dottorato sia il numero dei posti finanziati con borsa, per poi aumentare dopo il 2021 a seguito dei maggiori investimenti legati al PNRR. Così se fino ai primi anni 2000 il numero di dottori di ricerca è rapidamente cresciuto, l'andamento successivo è stato fortemente oscillante e, nel 2021, la quota di dottori di ricerca sul totale della popolazione è pari allo 0,4%, indicatore che pone l'Italia al 22° posto della graduatoria Ue27 (0,8% per la media dei Paesi Ue27, l'1,4% in Germania, lo 0,9% in Spagna e lo 0,7% in Francia).
I dati mostrano anche un "effetto Covid" che ha portato molti ragazzi a rinviare la discussione della tesi prevista per il 2020. Il 27,3% dei dottori che conseguono il titolo nel 2021 dichiara infatti di averlo conseguito con un anno di ritardo (contro il 12,8% osservato per la coorte del 2019 e il 18,7% ottenuto come media per le due coorti 2012 e 2014) e di questi il 70,6% proprio a causa della pandemia.
La maggioranza dei dottori (52,6%) consegue il titolo nei corsi dell'area Stem (Science, technology, engineering and mathematics) – in particolare nel gruppo Scientifico (il 28,1% del totale) e in quello dell'Ingegneria industriale e dell'informazione (15,5%) – a seguire l'area sanitaria e agro-veterinaria (18,2%), quella economica, giuridica e sociale (16,9%) e quella artistica, letteraria e dell'educazione (12,4%). Il 14,7% dei titoli conseguiti rientra tra i dottorati industriali che nel 72,5% dei casi afferiscono all'area Stem.

Più dottori negli atenei del Nord, spesso provenienti da aree geografiche diverse
Il titolo di dottore di ricerca viene conseguito sempre più spesso negli atenei del Nord (dal 41,9% del 2012 al 47,3% del 2021), nonostante solo poco più di un terzo dei dottori (35,6% nel 2021) provenga da questa stessa area geografica (34,1% del 2012). Chi consegue il dottorato negli atenei settentrionali, infatti, in meno del 68% dei casi proviene dal Nord, nell'8,5% dalle regioni centrali, nel 12,7% da quelle meridionali e nell'11,0% dall'estero.
Tra coloro che cambiano regione per seguire i corsi di dottorato (oltre il 40% dei dottori), la maggioranza sceglie un ateneo del Nord: lo fa il 44,4% di chi proviene dal Mezzogiorno (a cui si aggiunge il 43,3% che si sposta in un ateneo del Centro), il 57,2% di chi proviene dal Centro e il 71,2% di chi proviene dal Nord.
L'offerta formativa degli atenei del Nord è trainata dai corsi dell'area Stem (qui si diploma il 51,3% dei dottori Stem) e da quelli dell'area Sanitaria e agro-veterinaria (46,3%), mentre negli atenei del Mezzogiorno – dove si diplomano meno di un quarto dei dottori (22,3%) – le percentuali più elevate si registrano nel gruppo Agrario-forestale e veterinario (35,6%) e in quello di Architettura e ingegneria civile (32,7%).
Tra i dottori delle aree Stem e Artistico-letteraria prevalgono i giovani provenienti dal Nord, mentre nell'area Sanitaria e agro-veterinaria e in quella Economica e giuridico-sociale prevalgono giovani provenienti dalle regioni del Mezzogiorno.
La prevalenza di giovani provenienti da contesti familiari in cui almeno uno dei genitori ha un titolo di studio elevato (laurea o più) si osserva in tutte le aree disciplinari; tuttavia è decisamente più elevata per l'area Economica e giuridico-sociale (si arriva al 52,2%, quasi 11 punti percentuali in più dell'areaArtistico-letteraria) dove si osserva anche una forte associazione con il livello occupazionale della madre (nel 42,3% dei casi la madre ha svolto attività lavorative a elevata qualifica, 7,7 punti percentuali in più rispetto alla media).

Quasi la metà dei dottori provenienti dal Mezzogiorno vive nel Centro-nord o all'estero
Per analizzare la mobilità complessiva dei dottori di ricerca si possono confrontare la regione di provenienza e quella di destinazione .Nel 2025, il 39,7% vive in una regione diversa da quella di provenienza oppure all'estero. In particolare, il 22% ha cambiato regione, il 10% si è spostato all'estero (quota leggermente inferiore all'11,5% del 2018) e il 7,7% proviene dall'estero e rimane a vivere in Italia dopo il conseguimento del titolo (erano appena il 2,4% nel 2018).La loro permanenza nelle regioni del Mezzogiorno è decisamente più contenuta: quasi la metà dei dottori che provengono da una regione del Sud o delle Isole vive in un'altra regione (45,5%), contro meno di un terzo provenienti dalle regioni Centro-settentrionali (30,9% al Nord e 27,5% al Centro). Dal Molise, dalla Basilicata e dalla Calabria i flussi di uscita sono più consistenti (quasi il 60% dei dottori se ne va), mentre le quote più basse si osservano nel Lazio (20,9%) in Lombardia (26,9%), in Emilia Romagna (27,5%) e in Toscana (28,0%).Inoltre, tra coloro che si muovono da una regione del Mezzogiorno, il 39,1% va verso una regione del Nord, il 34,8% verso una del Centro e il 20,4% verso l'estero (solo il 5,7% si sposta in una diversa regione del Mezzogiorno). Di converso, quasi il 40% di coloro che si muovono da una regione del Nord va verso una regione della stessa ripartizione e sale al 45,9% la quota di chi va all'estero (solo il 2,3% si muove verso una regione del Mezzogiorno).

Un dottore su 10 vive all'estero dopo il conseguimento del titolo
I dottori che nel 2025 vivono all'estero si concentrano in Germania (13,7%), Stati Uniti (13,2%), Francia e Svizzera (11,8% e 11,5% rispettivamente); in quinta posizione il Regno Unito che perde il precedente primato (10,2% rispetto al 21,2% nel 2018) per effetto della Brexit che, sancita dal referendum del 2016, è entrata in vigore nel 2020 .Il 59,6% di coloro che lavorano all'estero svolgono un lavoro per cui è richiesto il titolo di dottorato, quota che scende al 37,2% tra chi lavora in Italia.In generale, vive più spesso all'estero chi, durante il dottorato, ha già trascorso almeno un periodo in un altro Paese (14,1% contro il 5,4% di chi non ha svolto periodi formativi all'estero).Il motivo prevalente che spinge i dottori a spostarsi all'estero è la maggiore possibilità di trovare un lavoro più adeguato alla propria professionalità (dichiarato dall'81,7% dei dottori, era il 78,1% nel 2018) o più retribuito (73,7%, in crescita di ben 10 punti rispetto al 2018). Diminuisce invece di 12,2 punti percentuali la quota di coloro che vanno all'estero per mancanza di lavoro in Italia (dal 57,5% al 45,3%).Chi lavora in Italia percepisce retribuzioni notevolmente più basse, con un divario medio di oltre 1.500 euro mensili netti: la metà di chi lavora all'estero ha una retribuzione mensile netta di oltre 3.500 euro, percentuale che scende al 7,4% per chi lavora in Italia.Confrontando il Paese di formazione (fino alla laurea) con quello di lavoro, nel 2025, si osserva che il 10,4% lavora all'estero dopo aver conseguito laurea e dottorato in Italia (solo il 4,4% di coloro che si sono formati in altri Paesi lavora in Italia).

RV - www.ftaonline.com