Italia: debito record, crescita lenta… eppure non è (ancora) una storia persa

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
5 min

Il vero problema dell'Italia non è il debito, ma la crescita: il risparmio frena l’economia reale

Italia: debito record, crescita lenta… eppure non è (ancora) una storia persa
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Alla fine del 2025 il debito pubblico italiano ha raggiunto 3.095,5 miliardi di euro.

Un numero che, preso da solo, impressiona — ma che in realtà racconta solo metà della storia.

L’altra metà è che le famiglie italiane stanno tornando a risparmiare.

E quando gli italiani risparmiano molto, significa una cosa sola: non si fidano del futuro.

Oggi parliamo quindi di una cosa molto “italiana”: quando l’incertezza sale, le famiglie alzano il risparmio e frenano i consumi reali, anche se il potere d’acquisto tende a recuperare.

Questo comportamento è razionale per il singolo, ma a livello macro crea un vincolo: la crescita resta bassa e quindi il rapporto debito/PIL diventa più difficile da ridurre “naturalmente”.

Con un debito a ~3.095 mld e una crescita potenziale modesta, l’Italia può andare avanti, ma a una condizione: le politiche “nuove” devono essere quasi tutte finanziate per riallocazione, efficienza e leva privata/europea, non con deficit strutturale aggiuntivo.

Come farà l’Italia ad andare avanti (il quadro realistico)

I tre pilastri sono:

  1. 1.

    Gestione del costo del debito
    La vita media ~7,9 anni aiuta: diluisce nel tempo l’impatto dei tassi. Ma conta lo spread e il livello dei rendimenti quando rifinanzi. Qui la credibilità di bilancio è un asset economico, non solo “politico”.

  2. 2.

    Crescita “qualificata” più che crescita “alta”
    Se la crescita resta 0,5–0,8%, basta poco (uno shock esterno, energia, export) per tornare sotto. Quindi la priorità non è lo stimolo una tantum, ma aumentare produttività e base imponibile.

  3. 3.

    Uso pieno (e selettivo) delle leve UE e PNRR
    Il PNRR è la vera “politica espansiva” già finanziata: se lo trasformi in cantieri, digitalizzazione e rete, alzi PIL potenziale senza alzare deficit.

Quali politiche a medio termine sono finanziabili in queste condizioni

Ecco le politiche finanziabili (e come), e quelle molto difficili.

Politiche finanziabili (se fatte bene)

A) Investimenti ad alto moltiplicatore e tempi certi (PNRR + cofinanziamenti)

  • infrastrutture utili (logistica, porti/interporti, reti elettriche e storage, idrico, resilienza climatica)

  • digitale PA e giustizia (tempo dei processi = produttività)

  • capitale umano mirato (ITS, formazione tecnica, mismatch)

Come si finanziano: fondi UE/PNRR + cofinanziamenti, più partnership pubblico-private su progetti con cash-flow (reti, energia, concessioni).

B) Riduzione del cuneo e incentivi lavoro “mirati”, non a pioggia

  • concentrare risorse su giovani, seconde persone percettrici, contratti stabili, produttività

  • usare strumenti automatici e temporanei (con clausole di revisione)

Come si finanziano: spending review vera + taglio di sussidi regressivi/inefficienti + riordino delle tax expenditures.

C) Politiche industriali “leggere” ma decisive

  • pochi settori dove l’Italia è già forte (meccanica, automazione, farmaceutica, agroindustria premium, difesa/aerospazio, economia del mare, energia/impiantistica)

  • supporto a scala e innovazione (cluster, trasferimento tecnologico, export credit)

Come si finanziano: riallocazione incentivi esistenti + garanzie (non spesa) + strumenti BEI/SACE.

D) Efficientamento della spesa sanitaria e welfare, non tagli lineari

  • digital health, prevenzione, liste d’attesa con governance e dati

  • non “meno sanità”, ma stessa sanità a costo più sostenibile

Come si finanziano: reingegnerizzazione processi + acquisti centralizzati + lotta a sprechi, non aumento strutturale di spesa.

Politiche difficili da finanziare (con questo debito)

  • nuovi bonus permanenti (edilizia/consumi) senza coperture: aumentano deficit e spesso importazioni

  • espansioni generalizzate di spesa corrente (pensioni/trasferimenti non selettivi): con demografia sfavorevole ti “mangiano” margini per anni

  • tagli fiscali orizzontali senza base imponibile alternativa: belli nel breve, ma ti peggiorano il profilo di rischio

Si può ancora “scommettere” sul Belpaese?

Sì, ma non come scommessa cieca: come investimento selettivo e condizionato a scenari.

Perché sì (i punti di forza)

  • surplus commerciale e manifattura ad alta qualità (anche se ciclica)

  • ricchezza privata elevata e risparmio che, se torna a fluire, sostiene domanda interna

  • banche più solide rispetto al passato (anche se sensibili a BTP/rating)

  • PNRR: è crescita “già pagata” se messa a terra

Perché il rischio resta alto (e va prezzato)

  • crescita potenziale bassa + demografia

  • vulnerabilità a shock esterni (energia, export, tassi)

  • “policy risk”: se si torna a misure non strutturali, lo spread ti presenta il conto

Cosa dovrebbe fare l'investitore (framework pratico)

  • Scenario base (probabile): crescita moderata, inflazione contenuta, debito gestibile ma senza miracoli → ok Italia se selezioni settori/aziende con pricing power ed export, e se lo spread resta sotto controllo.

  • Scenario negativo: shock globale + tensione sui tassi/spread → soffrono soprattutto domestici levered e chi dipende da domanda interna debole.

  • Scenario positivo: piena esecuzione PNRR + riforme su tempi e burocrazia → rerating graduale (spread, multipli equity, investimenti).

Settori dove “l’Italia funziona” più spesso: export industriale di qualità, infrastrutture/reti (energia, acqua, digitale), difesa/aerospazio, utility regolamentate ben gestite, servizi “B2B” scalabili.

Più delicati: puro consumer domestico, real estate/edilizia da incentivi, business troppo dipendenti da domanda pubblica non programmata.

Il vero spartiacque dei prossimi anni

Non sarà una manovra finanziaria.
Non sarà una riforma singola.

Saranno tre variabili:

  1. 1.

    Spread → misura della fiducia esterna

  2. 2.

    Realizzazione del PNRR → misura della capacità amministrativa

  3. 3.

    Propensione al risparmio delle famiglie → misura della fiducia interna

Se il risparmio tornerà gradualmente a trasformarsi in consumo e investimento, la crescita salirà sopra l’1,5% e il debito diventerà gestibile senza austerità.

Se resterà elevato, l’Italia non esploderà…
ma resterà ferma.

Ed è proprio questa la vera sfida: non evitare la crisi, ma evitare l’immobilità.

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