Anticipazioni Lo Stato Delle Cose del 16 febbraio 2026, nuove ombre su Garlasco e la strage di Crans-Montana

di Luca Mastinu pubblicato:
3 min

A Lo Stato Delle Cose si parlerà di un nuovo nodo dell'inchiesta Garlasco, ma si discuterà anche su Crans-Montana: le anticipazioni del 16 febbbraio 2026

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Roberta Bruzzone ha sollevato nuovi dubbi su Garlasco. La criminologa sostiene la colpevolezza di Alberto Stasi, per questo si è recata nella villetta dei Poggi per mostrare più dettagli sulla cosiddetta porta a soffietto che dà sul disimpegno in fondo al quale fu ritrovato il corpo di Chiara Poggi.

Secondo le anticipazioni, nella puntata de Lo Stato Delle Cose di lunedì 16 febbraio Massimo Giletti tornerà su questo argomento, ma in scaletta c'è un altro fatto di cronaca che sta tenendo banco dall'inizio del 2026: la strage di Crans-Montana. Recentemente la Procura di Sion ha ricevuto una mail da un fornitore che comunica che Jacques Moretti avrebbe rifiutato una consegna di materiale ignifugo perché ritenuto troppo costoso. Di ciò non ci sarebbe traccia negli atti dell'inchiesta.

Lo Stato Delle Cose ritorna su Garlasco

Sulla porta a soffietto che dal piano terra della villetta di via Pascoli 8 dà sulla cantina dell'abitazione non sono mai state trovate impronte di Alberto Stasi. Recentemente Roberta Bruzzone ha effettuato un sopralluogo nella casa per un confronto tra la realtà e la versione fornita da Alberto Stasi.

Stasi, ad esempio, aveva raccontato di aver trovato la porta a soffietto chiusa e di averla aperta spingendo sulla parte centrale: la criminologa ha dimostrato che con quel movimento la porta rimane chiusa, quindi per forza di cose Stasi dovrebbe aver trovato quella porta già aperta.

In studio ci saranno il direttore di Gente Umberto Brindani insieme all'ex comandante dei Ris Luciano Garofano, l'avvocato di Stasi Antonio De Rensis, il genetista Ugo Ricci e il giudice Stefano Vitelli.

Le altre anticipazioni del 16 febbraio 2026: Crans-Montana

Massimo Giletti dedicherà uno spazio anche alla strage di Crans-Montana. Negli ultimi giorni è emerso che un fornitore avrebbe comunicato agli inquirenti che Jacques Moretti e la moglie Jessica avrebbero rifiutato di installare dei pannelli fonoassorbenti ignifughi perché da loro ritenuti troppo costosi.

Tale fornitore, che risponde al nome di Robert Borbiro, lo ha comunicato in una e-mail inviata alla polizia municipale di Crans-Montana. La coppia aveva quindi acquistato i pannelli presso un negozio di bricolage, probabilmente senza assicurarsi se fossero o meno resistenti al calore. Così non è stato, come poi i fatti hanno dimostrato: nella notte tra il 31 dicembre 2025 e il 1° gennaio 2026 l'incendio è partito proprio dalle candele fissate sulle bottiglie di spumante. La fiammella, entrando in contatto con la schiuma fonoassorbente, ha generato il disastro.

Come riporta Il Messaggero, Borbiro ha inviato questa e-mail il 3 gennaio, ma sarebbe stata messa agli atti solamente il 5 febbraio, più di un mese dopo la strage. A intercettare questa mail è stato Sébastien Fanti, l'avvocato che assiste le famiglie delle vittime residenti in svizzera. Fanti intende fare luce sui motivi per cui questa e-mail non sia subito stata acquisita all'interno del fascicolo, insieme ad altri dubbi sulle modalità d'indagine adottate dagli investigatori svizzeri.

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