Mercati asiatici deboli. Il Nikkei arretra dello 0,94%
pubblicato:Mercati asiatici deboli in avvio di settimana. Il Nikkei ha chiuso gli scambi in calo dello 0,94% a 63754.90 punti, deboli anche le borse cinesi con Shanghai che perde lo 0,6% e Shenzhen che arretra dell1,1%. In calo dell'1,4% anche il China A50 mentre Hong Kong si muove in contro tendenza facendo registrare un progresso dello 0,16%.
Crolla a Seoul il Kospi in calo di oltre 5 punti percentuali, l'indice non riesce a dare seguito al rimbalzo che nella giornata di venerdì sembrava poter arrestare per un pò il vistoso calo partito dai massimi di metà giugno circa.
Per il momento le borse asiatiche non sembrano aver tratto vantaggio dal forte calo del prezzo del petrolio, dopo l'annuncio del presidente USA, Donald Trump, del rinvio di un nuovo attacco contro l’Iran e della possibilità di raggiungere un accordo di pace in tempi rapidi. Le quotazioni del greggio WTI scendono di oltre 6 punti percentuali attestandosi attorno ai 79 dollari al barile, mentre il Brent quota poco sotto 83,00.
Sul fronte macroeconomico da segnalare la flessione per l'attività manifatturiera del Giappone, che comunque si conferma per il settimo mese consecutivo sopra la soglia di 50 punti che separa crescita da contrazione. In luglio l’indice Pmi Jibun Bank stilato da S&P Global in collaborazione con Jibun Bank, ha infatti segnato una diminuzione su 54,5 punti dai 54,8 punti di giugno, sotto ai 54,7 punti della lettura preliminare diffusa il mese scorso.
Ulteriore rallentamento a sorpresa invece per l'attività manifatturiera di Pechino. In luglio l'indice Pmi della Cina, elaborato da S&P Global in collaborazione con RatingDog, è infatti sceso su 50,9 punti dai 51,7 punti di giugno. Il dato, inferiore ai 51,9 punti del consensus, si conferma comunque per l'ottavo mese consecutivo sopra la soglia di 50 punti che separa espansione da contrazione.
In Corea del Sud infine l'indice manifatturiero PMI ha fatto registrare un incremento a luglio a 53,1 punti rispetto ai 52,1 del mese precedente. Crescono produzione e nuovi ordini ed anche le esportazione hanno fatto segnare un incremento su livelli che non si vedevano dal 2021.
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