OPEC+ aumenta la produzione

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
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OPEC+ aumenta la produzione

L'aumento dell'offerta non basta a rassicurare il mercato

L'OPEC+ ha deciso di aumentare la produzione di 188.000 barili al giorno a partire da settembre, coinvolgendo Arabia Saudita, Russia, Iraq, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman.

La decisione punta a sostenere la stabilità del mercato petrolifero e rappresenta un ulteriore passo verso il graduale ripristino dei tagli volontari introdotti negli ultimi anni.

In condizioni normali, un aumento dell'offerta dovrebbe esercitare una pressione ribassista sui prezzi del greggio.

Tuttavia, il mercato continua a guardare soprattutto ai rischi geopolitici, che potrebbero compromettere le forniture ben più dei 188 mila barili aggiuntivi annunciati dall'organizzazione.

Il Brent resta infatti sostenuto perché gli operatori ritengono che eventuali interruzioni dei flussi marittimi nel Golfo e nel Mar Rosso possano avere un impatto molto più rilevante dell'incremento produttivo deciso dall'OPEC+.

Bab el-Mandeb e Suez: in gioco c'è il commercio mondiale

L'attenzione si concentra ora sul Mar Rosso e sullo stretto di Bab el-Mandeb, uno dei principali chokepoint del commercio mondiale, attraverso il quale transita tra il 12% e il 15% del commercio marittimo globale.

L'Arabia Saudita, sempre più esposta agli attacchi degli Houthi sostenuti dall'Iran, sta cercando di costruire una coalizione internazionale per garantire la sicurezza della navigazione.

Alla videoconferenza convocata da Mohammed Bin Salman hanno partecipato 43 Paesi, mentre 14 avrebbero già manifestato la disponibilità ad aderire a una futura missione navale.

Tra questi figurano Turchia, Egitto, Pakistan e diversi Paesi europei, mentre anche l'Italia ha preso parte all'incontro come osservatore, lasciando intendere una disponibilità politica a contribuire all'operazione.

Perché il Mar Rosso è diventato il vero driver del prezzo del petrolio

Per l'Europa la posta in gioco è molto elevata. Un eventuale blocco di Bab el-Mandeb metterebbe ulteriormente sotto pressione il Canale di Suez, con pesanti ripercussioni sui porti del Mediterraneo come Genova, Trieste e Marsiglia.

Per l'Italia il tema è particolarmente sensibile, considerando che circa il 40% dell'import-export nazionale transita attraverso Suez.

Anche l'Arabia Saudita è direttamente coinvolta.

Dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz, Riad aveva già dirottato circa l'80% delle proprie esportazioni petrolifere verso il porto di Yanbu, sul Mar Rosso.

Tuttavia, il blocco navale dichiarato dagli Houthi il 20 luglio ha ridotto sensibilmente il traffico commerciale lungo questa rotta, costringendo il Regno a intensificare le operazioni militari contro le milizie yemenite e filo-iraniane.

In questo contesto, il mercato energetico resta sospeso tra due forze contrapposte: da una parte l'aumento dell'offerta deciso dall'OPEC+, dall'altra il rischio che un'ulteriore escalation nel Mar Rosso comprometta una delle principali arterie del commercio mondiale.

Al momento, è proprio quest'ultimo fattore a rappresentare il principale elemento di sostegno per le quotazioni del petrolio.

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