Wall Street, Nasdaq e S&P500 da record: l’intelligenza artificiale spinge ancora i mercati
pubblicato:Il forward P/E dello S&500 scende sotto 19 volte grazie alla crescita degli utili attesi, ma petrolio vicino a 100 dollari e rischio di un nuovo rialzo Fed invitano alla cautela

Wall Street prosegue la corsa sostenuta dall’intelligenza artificiale
Martedì il Nasdaq ha chiuso su un nuovo massimo storico, beneficiando degli acquisti su Micron Technology e sugli altri titoli legati ai semiconduttori.
L’S&P 500 si è invece attestato a meno dell’1% dal record di chiusura registrato il 13 agosto.
Il comparto dei chip ha consolidato i recenti guadagni, mentre hanno mostrato maggiore debolezza alcuni titoli software rivolti ai consumatori.
L’attenzione resta concentrata sul successo ottenuto dal nuovo assistente di intelligenza artificiale di Meta Platforms, capace non soltanto di rispondere alle domande, ma anche di inviare e-mail, compilare moduli e completare transazioni per conto dell’utente.
Il buon riscontro iniziale del prodotto rafforza le aspettative sulla futura monetizzazione dell’AI e contribuisce a sostenere l’intero ecosistema tecnologico.
Il mercato continua quindi a premiare le società considerate meglio posizionate per trasformare gli ingenti investimenti nell’intelligenza artificiale in una crescita concreta dei ricavi e degli utili.
S&P 500: valutazioni in calo nonostante i massimi
Un elemento particolarmente interessante è rappresentato dall’andamento delle valutazioni. Pur trovandosi vicino ai massimi storici, l’S&P 500 viene scambiato a poco meno di 19 volte gli utili attesi, il livello più basso dal 2023 secondo i dati LSEG.
Il calo del forward price/earnings non deriva da una discesa dell’indice, ma soprattutto dal forte rialzo delle previsioni sugli utili.
Le grandi società legate all’intelligenza artificiale hanno fornito un contributo decisivo alla revisione al rialzo delle aspettative, facendo crescere il denominatore del rapporto prezzo/utili più rapidamente dei prezzi azionari.
Questo rende il mercato apparentemente meno caro rispetto agli ultimi anni. L’indice quota infatti in prossimità della propria media decennale del forward P/E, collocata poco sopra quota 19.
Non significa però che Wall Street sia diventata propriamente “a buon mercato”: con il Treasury decennale vicino al 5%, la remunerazione offerta dalle obbligazioni resta elevata e riduce il premio relativo riconosciuto all’azionario.
La sostenibilità delle valutazioni dipende quindi dalla capacità delle aziende di rispettare le attuali stime.
Un rallentamento degli utili o una revisione negativa delle attese potrebbe riportare rapidamente sotto pressione i multipli.
Analisi tecnica dell’S&P 500: completata una figura di continuazione
Dal punto di vista tecnico, l’S&P 500 conserva una struttura di fondo chiaramente rialzista. Le quotazioni continuano a muoversi all’interno dell’ampio canale ascendente originato dai minimi di aprile e rimangono nettamente sopra le medie mobili esponenziali a 100 e 200 giorni.
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Nelle ultime settimane l’indice ha costruito una breve fase correttiva delimitata da due linee discendenti, assimilabile a una flag di continuazione rialzista. Il recente superamento del lato superiore della figura, in area 7.700-7.720 punti, rappresenta un segnale tecnico favorevole.
Il consolidamento del breakout potrebbe consentire un nuovo test dei massimi in area 7.780-7.800 punti.
Oltre questa fascia, il movimento potrebbe estendersi verso 8.000 punti e successivamente in direzione del lato superiore del canale rialzista, proiettato in area 8.200-8.250 punti.
I supporti da monitorare
Un primo sostegno si colloca tra 7.700 e 7.650 punti, in corrispondenza della linea appena superata. Una discesa sotto questa fascia segnalerebbe il rischio di un falso breakout e riporterebbe l’attenzione verso 7.500 punti, dove transita la media mobile esponenziale a 100 giorni.
La tenuta di area 7.500 rimane particolarmente importante. Una sua violazione potrebbe favorire una correzione verso 7.250 punti, livello coincidente con la media mobile esponenziale a 200 giorni e con la parte inferiore della precedente fase di consolidamento.
Fed e petrolio restano i principali fattori di rischio
Nonostante la forza dei listini, lo scenario macroeconomico conserva diversi elementi di incertezza. Il petrolio continua a oscillare intorno ai 100 dollari al barile, mantenendo elevato il rischio che le pressioni energetiche si trasferiscano nuovamente sull’inflazione.
La presidente della Federal Reserve di Boston, Susan Collins, ha dichiarato di aver sostenuto l’aumento dei tassi della settimana precedente proprio in considerazione dei persistenti rischi inflazionistici.
Il presidente della Fed di New York, John Williams, si è invece concentrato sull’efficacia del quadro operativo adottato dalla banca centrale per controllare i tassi a breve termine e garantire il regolare funzionamento dei mercati finanziari.
Secondo il FedWatch Tool del CME, gli operatori attribuiscono una probabilità del 53% a un nuovo aumento dei tassi di almeno 25 punti base in ottobre.
La prospettiva di una politica monetaria ancora più restrittiva ha penalizzato soprattutto il comparto finanziario, con JPMorgan Chase e Wells Fargo in calo.
Il quadro tecnico dell’S&P 500 resta quindi favorevole, ma la prosecuzione del rialzo dipenderà da un delicato equilibrio: gli utili sostenuti dall’intelligenza artificiale dovranno continuare a crescere abbastanza rapidamente da compensare tassi elevati, petrolio vicino a 100 dollari e una Federal Reserve ancora orientata alla stretta monetaria.