MPS, è scontro sulla governance. Danieli in rialzo dopo i dati

di FTA Online News pubblicato:
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Il cda di Monte dei Paschi revoca le deleghe a Lovaglio, il titolo tenta una reazione dai minimi. Danieli convince il mercato con l'utile in crescita: Equita migliora il target price

MPS, è scontro sulla governance. Danieli in rialzo dopo i dati
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La vicenda legata alla governance di Banca Monte dei Paschi di Siena entra in una fase sempre più complessa e potenzialmente rilevante anche per il mercato, con implicazioni non solo societarie ma anche regolamentari.

Il punto centrale del confronto riguarda la posizione dell’attuale amministratore delegato Luigi Lovaglio, che è stato inserito nella lista di candidati presentata da PLT Holding, piccolo azionista della banca riconducibile alla famiglia Tortora. La lista alternativa propone la conferma dello stesso Lovaglio alla guida dell’istituto per il prossimo mandato, entrando quindi in diretto contrasto con la lista presentata dal consiglio di amministrazione uscente.

Il consiglio di amministrazione ha reagito con una decisione molto significativa dal punto di vista della governance: sono state infatti revocate tutte le deleghe operative a Lovaglio, che resta comunque membro del board fino all’assemblea del 15 aprile, data chiave per il rinnovo del consiglio.

Nel frattempo la gestione operativa è stata affidata al vice direttore generale vicario Maurizio Bai, pur non essendo quest’ultimo membro del Cda.

Gli esposti alle autorità di vigilanza segnalano un possibile profilo regolamentare

La situazione si è ulteriormente irrigidita con la presentazione di tre esposti indirizzati a BCE, Consob e Banca d’Italia, predisposti per conto di MPS dallo studio legale Legance e dall’avvocato Andrea Zoppini.

Secondo quanto emerge, la banca ritiene che Lovaglio avrebbe dovuto informare preventivamente il consiglio in merito al proprio coinvolgimento nella lista alternativa presentata da PLT Holding, alla luce dei suoi doveri fiduciari nei confronti dell’istituto.

Un ulteriore elemento di rilievo riguarda il possibile ruolo di “influenza rilevante” attribuito a Lovaglio: secondo l’interpretazione contenuta nell’esposto, tale circostanza avrebbe potuto rendere necessaria una valutazione preventiva da parte della BCE sulla lista stessa.

Il riferimento alla vigilanza europea indica come il caso non sia solo una questione di equilibri interni al board, ma possa avere anche implicazioni di natura regolamentare, soprattutto in un contesto in cui le autorità stanno monitorando con attenzione la stabilità della governance delle principali istituzioni bancarie.

PLT Holding, dal canto suo, sostiene che la propria lista sia stata elaborata tenendo conto delle aspettative delle autorità di vigilanza e sottolinea che le tensioni all’interno del consiglio sono ormai di dominio pubblico.

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Il Cda punta su Fabrizio Palermo come unico candidato CEO

Parallelamente allo scontro sulla lista alternativa, il consiglio ha scelto di indicare Fabrizio Palermo come unico candidato al ruolo di amministratore delegato, superando l’ipotesi iniziale di una rosa più ampia che includeva anche Corrado Passera e Carlo Vivaldi.

La scelta di presentare un candidato unico appare funzionale a rafforzare la posizione del board nei confronti dei proxy advisor, i consulenti chiamati a esprimere raccomandazioni di voto ai grandi investitori istituzionali.

La presenza di un solo candidato riduce inoltre l’incertezza legata al meccanismo di voto previsto dalla nuova Legge Capitali, che introduce una seconda votazione nominativa sui candidati estratti dalla lista del consiglio, rendendo più complessa la definizione della leadership aziendale.

Il consiglio ha inoltre richiesto pareri legali ai professori Antonio Blandini e Maurizio Irrera per valutare la correttezza delle decisioni assunte, in particolare riguardo alla revoca delle deleghe e alla compatibilità del comportamento dell’attuale CEO con i doveri previsti dalla normativa societaria.

Una proxy fight che potrebbe influenzare le strategie future della banca

La vicenda si inserisce in un momento particolarmente delicato per MPS, impegnata nella definizione delle strategie future e nella possibile evoluzione del piano industriale, che prevede tra le opzioni anche operazioni straordinarie nel settore bancario.

Il confronto tra la lista sostenuta dal board e quella promossa da PLT Holding si configura di fatto come una proxy fight, con gli investitori istituzionali chiamati a esprimersi sulla futura governance dell’istituto.

La record date del 2 aprile rappresenterà un passaggio chiave per definire la composizione dell’azionariato che parteciperà al voto in assemblea, mentre entrambe le parti stanno rafforzando il proprio fronte di consulenti: la lista Tortora ha incaricato Okapi Partners e lo studio Orsingher Ortu.

Stamane una nota dalla banca senese ha comunque precisato che, anche sulla base delle interlocuzioni intercorse con Consob e BCE, tutte e tre le liste in campo per il rinnovo del cda possono essere votate.

Implicazioni per il mercato

La vicenda evidenzia come la stabilità della governance rappresenti un elemento cruciale per il settore bancario, soprattutto in una fase caratterizzata da:

  • tassi di interesse elevati

  • rallentamento della crescita economica

  • maggiore attenzione delle autorità di vigilanza

  • possibili operazioni di consolidamento nel settore bancario europeo

Le tensioni interne al board potrebbero influenzare la percezione di stabilità strategica dell’istituto nel breve periodo, mentre l’esito dell’assemblea del 15 aprile sarà determinante per definire la futura leadership e la continuità del piano industriale.

In sintesi, la situazione di MPS rappresenta un caso emblematico di come gli equilibri di governance possano diventare un fattore chiave non solo per il futuro di una singola banca, ma anche per la fiducia del mercato in un contesto macro-finanziario già complesso.

Banca Monte dei Paschi di Siena: tentativo di stabilizzazione dopo la correzione, possibile doppio minimo in formazione

Il quadro tecnico di Banca Monte dei Paschi di Siena resta delicato ma mostra alcuni segnali di possibile stabilizzazione dopo la fase correttiva che ha seguito i massimi registrati tra fine 2025 e inizio 2026 in area 9,40–9,50 euro.

La discesa delle ultime settimane ha riportato i prezzi verso la fascia compresa tra 7,00 e 7,10 euro, area tecnica particolarmente importante perché coincide con una zona di supporto già testata in passato e da cui sembra stia prendendo forma un possibile doppio minimo. La costruzione di una base in questa area suggerisce che il mercato stia cercando un nuovo equilibrio dopo la fase di presa di profitto seguita al rally dell’ultimo anno.

Dal punto di vista grafico, la tenuta della fascia 6,85–7,00 euro rappresenta un elemento chiave per mantenere un’impostazione tecnica ancora costruttiva nel medio periodo. La presenza di più minimi ravvicinati su questi livelli indica infatti la presenza di domanda e di investitori disposti ad accumulare il titolo su livelli ritenuti interessanti.

Perché il tentativo di inversione possa assumere maggiore credibilità sarà tuttavia necessario il superamento di area 7,60 euro, livello oltre il quale il doppio minimo verrebbe confermato dal punto di vista tecnico, aprendo spazio a un recupero più ampio.

Successivamente, i prezzi troverebbero una prima resistenza significativa in area 8,30 euro, dove è presente un gap ribassista aperto all’inizio di marzo. La chiusura di quel gap rappresenterebbe un segnale di rafforzamento del momentum positivo. Un ulteriore ostacolo è individuabile in area 8,60 euro, seconda resistenza rilevante e livello che separa la fase correttiva da una possibile ripresa del trend rialzista principale.

Al contrario, una nuova violazione della zona di supporto compresa tra 6,85 e 7,00 euro indebolirebbe il quadro tecnico e potrebbe favorire un ritorno delle pressioni ribassiste con possibili estensioni verso area 6,30–6,00 euro.

Nel complesso, il titolo si trova in una fase di transizione: dopo un forte movimento rialzista di medio periodo, il mercato sta valutando se la correzione recente rappresenti una semplice pausa all’interno del trend principale oppure l’inizio di una fase laterale più ampia.

Le prossime sedute saranno quindi particolarmente importanti per capire se il supporto attuale riuscirà a sostenere un recupero più strutturato oppure se prevarrà ancora una fase di volatilità legata anche alle incertezze sulla governance della banca.

Danieli, i risultati del semestre chiuso a fine 2025 sono in crescita

Danieli & C positivo al termine della seduta di ieri ma in allontanamento dai massimi intraday. Il titolo è salito dopo la pubblicazione dei risultati del semestre chiuso a fine 2025: i ricavi sono apparsi in calo del 16%, positivo l'EBITDA a 191,2 milioni, in crescita del 17%, mentre l'Utile Netto ha fatto segnare un progresso del 5% posizionandosi a 131 milioni di euro.

La guidance per l'esercizio 2025-2026 è stata confermata, mentre la crescita del portafoglio ordini potrebbe anticipare un miglioramento di ricavi e margini per il 2026-2027, con le commesse che attualmente si attestano attorno ai 6 miliardi di euro.

Secondo Equita i risultati sono buoni tanto da confermare la raccomandazione "Buy" e incrementare il prezzo obiettivo dell'8% a 71 euro.

Danieli, titolo reduce da una correzione, servono conferme

Nell'ultimo mese il titolo ha corretto parte del rialzo visto nell'ultimo anno, scendendo a coprire il gap up di gennaio a 57,60 euro dopo aver toccato un massimo a quota 70,20. La flessione si è poi estesa ad inizio ottava fino a 54,50 euro, avvicinandosi alla linea di tendenza che sale dai bottom di aprile 2025, attualmente poco sotto 54,00.

La reazione delle ultime sedute ha prodotto ieri il test della media esponenziale a 50 sedute, praticamente coincidente con quella a 20 in area 60,50. Se oggi i prezzi dovessero confermarsi al di sotto dei 60,00 euro, salirebbero i rischi di un incrocio al ribasso delle medie e conseguentemente di una possibile nuova fase negativa, che manderebbe in archivio come una semplice correzione tecnica la recente reazione. Sotto 58,00 probabile un ulteriore test a 54,50, target successivo a 52,00 euro.

Oltre quota 61,00 invece resterebbe viva la possibilità di un nuovo test in area 64,00, resistenza al di sopra della quale si farebbe probabile il ritorno sui massimi (assoluti) di febbraio a quota 70,20.