Oro e argento travolti dal cambio di narrativa: il peggior crollo dal 1980

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
7 min

La nomina di Kevin Warsh alla Fed rafforza il dollaro e smonta il “debasement trade” che aveva spinto i metalli ai record

Oro e argento travolti dal cambio di narrativa: il peggior crollo dal 1980
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Quello che è successo venerdì su oro e argento è stato qualcosa che va oltre la normale volatilità dei mercati delle materie prime.

È stato uno di quegli eventi che costringono gli investitori a fermarsi e a chiedersi se la narrativa dominante non sia cambiata di colpo.

L’argento ha perso circa il 27–31% in una sola seduta, mentre l’oro è crollato di quasi il 10–11%, segnando il peggior ribasso giornaliero dal 1980.

In termini storici, parliamo di movimenti che si vedono una o due volte in una generazione.

E il parallelo con il 1980 non è casuale: allora fu il collasso del tentativo dei fratelli Hunt di “cornerizzare” il mercato dell’argento; oggi, la scintilla è stata politica e monetaria.


Il detonatore: Kevin Warsh alla guida della Fed

Il mercato ha reagito violentemente nel momento in cui è diventato ufficiale che Kevin Warsh è la scelta di Donald Trump per guidare la Federal Reserve.

Warsh non è una figura neutra per i mercati:

  • è un ex governatore Fed (2006–2011)

  • è noto come falco dell’inflazione

  • da anni critica i tassi troppo bassi e i programmi di acquisto di titoli

  • sostiene apertamente la necessità di ridurre drasticamente il bilancio della Fed

Per gli investitori, la sua nomina ha significato una cosa molto chiara: meno tolleranza verso politiche ultra-espansive e più probabilità di un dollaro forte.

Ed è esattamente ciò che si è visto subito dopo:

  • il dollaro è schizzato al rialzo

  • i rendimenti obbligazionari sono saliti leggermente

  • i metalli preziosi sono stati massacrati


Perché l’oro e l’argento sono crollati così violentemente

Negli ultimi mesi, oro e argento non stavano più tradando come semplici beni rifugio. Avevano iniziato a comportarsi come asset “narrativi”, quasi da meme market.

Secondo i dati del CME Group, i volumi su argento, oro, platino e palladio avevano toccato livelli record, spinti anche dall’ingresso massiccio di investitori retail. L’argento, in particolare, era passato da livelli intorno ai 35 dollari a oltre 100 dollari in pochi mesi, più che raddoppiando dopo aver infranto un record che durava da 45 anni.

Quando la narrativa è cambiata — da “inflazione fuori controllo e moneta che perde valore” a “Fed più credibile, dollaro più forte, politica monetaria più disciplinata” — il castello è crollato.

L’oro ha perso 11,4% in un solo giorno, la peggiore seduta della sua storia moderna.

L’argento ha fatto ancora peggio: -31%, il peggior ribasso percentuale dal marzo 1980 e, in termini assoluti, la più grande perdita giornaliera di sempre.


Un cambio di narrativa, non solo di prezzo

Il punto centrale è che il mercato non ha reagito solo a un nome, ma a ciò che quel nome rappresenta.

Warsh ha scritto apertamente che:

  • l’inflazione non nasce da salari o crescita, ma da spesa pubblica eccessiva e creazione di moneta

  • la Fed deve ridurre il proprio bilancio “gonfiato”

  • l’AI può essere una forza disinflattiva strutturale

  • le regole bancarie globali (Basel) non devono vincolare gli Stati Uniti

Questo mix ha rassicurato molti investitori sulla tenuta della credibilità della Fed, proprio mentre cresceva il timore che la banca centrale potesse diventare uno strumento politico.

Non a caso, figure come Paul Tudor Jones e investitori vicini a Stanley Druckenmiller hanno accolto positivamente la scelta, definendo Warsh “market savvy” e pragmatico.


I mercati: segnali contrastanti, ma un messaggio chiaro

La seduta di venerdì ha mostrato un quadro apparentemente contraddittorio:

  • azioni in calo (S&P 500 -0,4%, Russell 2000 -1,5%)

  • dollaro in forte rialzo (WSJ Dollar Index +0,9%)

  • rendimenti decennali al 4,24%

  • metalli preziosi in caduta libera

Ma il filo conduttore è uno solo: smontaggio del “debasement trade”, cioè l’idea che il dollaro fosse destinato a perdere valore in modo strutturale.

Come ha osservato Dan Ivascyn, CIO di Pimco, il mercato sembra ora più tranquillo sulla possibilità che la Fed mantenga indipendenza e disciplina, anche in un contesto politico complesso.


Un avvertimento per chi confonde trend e narrativa

Il crollo di oro e argento non dice che l’inflazione è morta. Dice qualcosa di diverso e più sottile: il mercato aveva corso troppo avanti rispetto alla realtà monetaria di breve periodo.

I metalli avevano prezzato uno scenario di perdita di controllo totale. La nomina di Warsh ha ricordato agli investitori che:

  • la Fed può ancora reagire

  • il dollaro può ancora rafforzarsi

  • la politica monetaria non è a senso unico

Dopo rally verticali e posizionamenti estremi, è bastato un cambio di percezione per innescare uno dei ribassi più violenti degli ultimi quarant’anni.

La lezione è chiara: quando un asset “trada come se il mondo stesse per finire”, basta una notizia credibile per riportarlo brutalmente alla realtà.


Il mercato valutario sta iniziando a recepire il cambio di narrativa monetaria negli Stati Uniti.

Un rally eccessivo, ora sotto stress

Il cambio euro/dollaro arriva da un movimento rialzista molto rapido, che lo ha spinto fino in area 1,205–1,21, zona coincidente con il lato alto del canale crescente che contiene i prezzi da diversi mesi.

Quel movimento era perfettamente in linea con il “debasement trade” dominante fino a pochi giorni fa: dollaro debole, metalli forti, scommessa su una Fed politicamente condizionata e sempre più accomodante.

La notizia della nomina di Kevin Warsh come prossimo presidente della Fed ha però interrotto bruscamente questa narrativa. Il dollaro ha reagito con forza e l’EUR/USD ha mostrato immediatamente segnali di inversione di breve, con una candela ribassista ampia dopo l’eccesso sopra 1,20.

Livelli tecnici chiave

Dal punto di vista grafico, il movimento è molto chiaro:

  • Area 1,205–1,21
    → zona di esaurimento del rialzo, coincidente con la parte alta del canale

  • Area 1,185
    → primo livello di supporto statico, ora sotto attacco

  • Area 1,165–1,17
    → supporto più importante, allineato con la parte centrale del canale

  • Area 1,15
    → base del canale e supporto critico di medio periodo

La discesa violenta dalle aree di massimo suggerisce che il breakout rialzista del lato alto del canale, visto nella seduta del 27 gennaio, non è stato confermato e che il mercato sta iniziando a rientrare dentro la struttura precedente.

In termini tecnici, questo tipo di comportamento aumenta la probabilità che il movimento sopra 1,20 sia stato un falso breakout.

Coerenza con quanto visto su oro e argento

Il collegamento con il crollo dei metalli è diretto. Oro e argento stavano prezzando:

  • perdita di controllo monetario

  • dollaro strutturalmente debole

  • Fed subordinata alla politica

La reazione dei mercati alla figura di Warsh ha messo in discussione questa lettura. Il rafforzamento del dollaro è stato immediato e l’EUR/USD è uno dei primi asset a rifletterlo.

Non stiamo parlando ancora di un’inversione strutturale del trend di lungo periodo, ma di un cambio di regime nel breve–medio termine: il dollaro ha smesso di essere “venduto a prescindere”.

Scenario operativo

  • Sotto 1,185: aumenta il rischio di una correzione più profonda verso 1,165–1,17

  • Sotto 1,15: il quadro rialzista costruito negli ultimi mesi verrebbe seriamente compromesso

  • Solo sopra 1,205–1,21: si potrebbe tornare a parlare di dollaro strutturalmente debole (scenario oggi molto meno probabile)

Conclusione

L’EUR/USD sta lanciando lo stesso messaggio visto su oro e argento: il mercato sta rapidamente ridimensionando la scommessa contro il dollaro.

Il rally dell’euro è stato alimentato da una narrativa che oggi appare meno solida.

La reazione violenta dai massimi e il rientro nel canale suggeriscono che il dollaro potrebbe aver avviato una fase di recupero, almeno finché il mercato continuerà a credere in una Fed più credibile, indipendente e meno incline a politiche ultra-espansive.

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