Oro record grazie a Trump
pubblicato:Il presidente USA fa alzare ulteriormente le tensioni internazionali promettendo appoggio all'opposizione iraniana e incrementa la pressione sulla Fed per tagliare i tassi

Ennesimo strappo al rialzo per l'oro che stamattina ha fatto segnare un nuovo record a 4640 dollari/oncia. Nell'ultimo anno il metallo giallo ha guadagnato circa il 75%, il 130% negli ultimi due. Alla base del rally troviamo le solite caratteristiche del prezioso, ovvero la sua attitudine di bene-rifugio per eccellenza e la sensibilità inversa ai tassi d'interesse.
L'Iran si aggiunge alle crisi internazionali aperte
La prima caratteristica è stata fondamentale negli ultimi anni per giustificare l'apprezzamento, con la successione delle crisi geopolitiche Russia-Ucraina e Israele-Hamas. A queste si è aggiunta negli ultimi giorni la situazione esplosiva in Iran, con le proteste contro il regime represse con la forza e la promessa di soccorso agli oppositori da parte di Trump. Tehran a sua volta ha minacciato i Paesi confinanti che ospitano basi militari USA. Insomma un altro focolaio niente male.
Trump attacca la Fed
Per quanto riguarda invece gli aspetti finanziari registriamo le tensioni tra Trump e Fed. Il funambolico presidente USA ha sempre esplicitato la sua visione dei rapporti con la banca centrale americana: essa deve sostanzialmente adeguare le proprie scelte di politica monetaria agli indirizzi della Casa Bianca. Nel fine settimana l'accelerazione con la minaccia di incriminazione del presidente Powell per la questione delle spese in eccesso per la ristrutturazione della sede della Fed.
L'attacco di Trump ha scatenato la reazione delle altre banche centrali: 11 di esse tra cui BCE, Bank of England e Bank of Canada hanno pubblicato una dichiarazione congiunta - mai successo prima - a favore dell'indipendenza della Federal Reserve. Una situazione che fa incrementare l'incertezza a livello macroeconomico e finanziario e quindi richiama ulteriori acquisti sull'oro.
Inflazione sotto controllo
Le pretese di Trump per un robusto taglio dei tassi di interesse si sono intensificate ieri dopo i dati sull'inflazione americana a dicembre, stabile e in linea con le attese al 2,7% per quanto riguarda il dato grezzo, mentre quello "core" (che esclude i capitoli più volatili del cibo e dell'energia) è risultato anch'esso stabile al 2,6% ma lievemente inferiore al 2,7% del consensus. Un piccolo elemento oggettivo a favore di una mossa accomodante da parte della Fed e quindi a sostegno dell'oro che, non generando rendimenti, beneficia delle riduzioni dei tassi.
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