Per l'Asia-Pacific è sell-off. Il Kospi precipita del 12,06%

di FTA Online News pubblicato:
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Dopo una seduta in deciso arretramento per Wall Street (peggiore dei tre principali indici newyorkesi il Nasdaq Composite, deprezzatosi dell'1,02% martedì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza in negativo si è consolidata su un vero e proprio sell-off in scia al tracollo del Kospi sudcoreano, che aveva aperto il 2026 con una striscia di record dopo il rimbalzo del 75% già registrato nel 2025. L'estrema volatilità dell'indice di Seoul è dovuta anche alla sua dipendenza dal settore dei chip di memoria (particolarmente caldo negli ultimi mesi sull'onda del boom dell'intelligenza artificiale). I due colossi Samsung Electronics e Sk Hynix, crollati dell'11,74% e del 9,58% rispettivamente, rappresentano infatti quasi il 50% dell'intero valore del Kospi. Mentre i corsi del petrolio continuano la loro corsa dopo l'attacco dell'Iran nel weekend da parte di Usa e Israele (il Wti aveva chiuso in rally del 4,67% martedì al New York Mercantile Exchange), il clima di sell-off viene evidenziato dallo scivolone di oltre il 5% dell'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete del mondo, è di fatto invariato a fronte di un rafforzamento superiore allo 0,20% per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 è crollato del 3,61% (andamento simile per l'indice più ampio Topix, deprezzatosi del 3,67%). Sul fronte macroeconomico, in febbraio l'indice della fiducia dei consumatori è salito in Giappone a 40,0 punti dai 37,9 punti di gennaio (37,2 punti in dicembre), contro i 38,2 punti del consensus. Il dato resta comunque sotto la soglia di 50 punti che separa fiducia da pessimismo consecutivamente dal marzo 2006. L'indice Pmi dei servizi, stilato da S&P Global in collaborazione con Jibun Bank, è invece cresciuto su 53,8 punti dai 53,7 punti precedenti (51,6 punti in dicembre), in linea con la lettura preliminare diffusa il mese scorso. Il Pmi Composite, che combina l'indice dei servizi con quello del manifatturiero, è migliorato su 53,9 punti dai 53,1 punti di gennaio (51,1 punti in dicembre), in questo caso sopra ai 53,8 punti del dato flash.

In febbraio l'indice Pmi manifatturiero ufficiale della Cina è diminuito ancora su 49,1 punti dai 49,3 punti di gennaio (50,1 punti in dicembre). Ulteriore recupero a sorpresa invece per l'indice Pmi elaborato da S&P Global in collaborazione con RatingDog, salito su 52,1 punti dai 50,3 punti di gennaio, contro il marginale progresso a 50,1 punti atteso dagli economisti e sui massimi dalla fine del 2020. Tutte ampiamente in negativo le piazze cinesi. Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 perdono lo 0,98% e l'1,14% rispettivamente, contro un ribasso dello 0,53% per lo Shenzhen Composite. Molto male Hong Kong: a meno di un'ora dallo stop alle contrattazioni l'Hang Seng è infatti in calo di circa il 2,80% (fa poco meglio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, con un declino intorno al 2,20%). A Seoul il Kospi ha chiuso con un tracollo del 12,06% dopo avere già perso il 7,24% nella precedente seduta. A Sydney è stata invece dell'1,94% la contrazione dell'S&P/ASX 200 al termine della sessione.

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