Petrolio: torna l'abbondanza di offerta, il premio geopolitico si dissolve
pubblicato:Più greggio sul mercato e più trivelle negli Stati Uniti: cresce il rischio di nuove pressioni ribassiste sui prezzi

Petrolio sotto pressione: torna l'offerta dal Golfo e il premio geopolitico si sgonfia
I prezzi del petrolio continuano a perdere terreno dopo che il mercato sta rapidamente eliminando il premio di rischio geopolitico accumulato durante il conflitto tra Stati Uniti e Iran.
Il fattore dominante non è più la paura di un'interruzione delle forniture, ma il rapido ritorno dell'offerta proveniente dal Golfo Persico.
Uno dei segnali più evidenti arriva dal Kuwait, che secondo fonti Reuters ha aumentato la produzione da 580.000 barili al giorno di maggio a circa 1,65 milioni di barili al giorno a giugno, sfruttando la riapertura delle rotte marittime e il progressivo ritorno alla normalità dopo l'accordo di pace provvisorio tra Washington e Teheran.
L'incremento della produzione kuwaitiana si inserisce in un quadro più ampio di normalizzazione dell'offerta.
I carichi rimasti bloccati durante le settimane di tensione stanno progressivamente attraversando lo Stretto di Hormuz, mentre i principali esportatori del Golfo stanno ripristinando i normali livelli di produzione.
Il ritorno dell'offerta pesa sulle quotazioni
Anche l'Arabia Saudita sta accelerando il ritorno alla piena operatività. Almeno cinque superpetroliere, con un carico complessivo di circa 10 milioni di barili, hanno attraversato Hormuz dopo essere state caricate nel terminale di Ras Tanura.
Parallelamente, Saudi Aramco avrebbe incrementato le vendite sul mercato spot asiatico per favorire un più rapido assorbimento dell'offerta disponibile.
L'aumento dell'offerta non riguarda soltanto il Medio Oriente. Negli Stati Uniti il numero di impianti di perforazione petrolifera monitorati da Baker Hughes è salito questa settimana di cinque unità, raggiungendo quota 445, il livello più elevato dalla fine di maggio 2025.
Pur trattandosi di un indicatore anticipatore, il dato suggerisce che anche la produzione americana potrebbe continuare a crescere nei prossimi mesi, contribuendo ulteriormente all'equilibrio del mercato.
La maggiore disponibilità di greggio si riflette anche sui prezzi fisici statunitensi. Diverse qualità di petrolio, come il Light Louisiana Sweet e il Mars Sour, hanno registrato un ampliamento degli sconti rispetto ai futures sul WTI, segnale di un mercato meno teso dal punto di vista dell'approvvigionamento.
Solo il WTI Midland, molto richiesto per l'export, mostra una tenuta leggermente migliore.
Anche lo spread Brent-WTI continua ad allargarsi fino a circa 3,2 dollari, pur rimanendo inferiore ai circa 4 dollari generalmente considerati sufficienti per incentivare in modo significativo gli acquisti di greggio statunitense da parte dei raffinatori esteri.
Il mercato guarda di nuovo ai fondamentali
Sul mercato dei futures il movimento appare ancora contenuto. Il Brent oscilla poco sopra 71,8 dollari al barile, mentre il WTI rimane in area 68,7 dollari, ma il messaggio inviato dal mercato è chiaro: il rischio di un'interruzione delle forniture energetiche attraverso Hormuz viene oggi considerato molto inferiore rispetto a poche settimane fa.
Nel breve periodo il quadro rimane quindi orientato verso una maggiore debolezza delle quotazioni.
La contemporanea ripresa della produzione nel Golfo, il ritorno alla normalità dei traffici marittimi, l'incremento delle vendite saudite e la crescita dell'attività estrattiva americana stanno infatti riportando il mercato in una situazione di maggiore abbondanza di offerta.
Per assistere a un nuovo rialzo significativo del petrolio sarà probabilmente necessario uno dei due elementi: una nuova escalation geopolitica capace di compromettere nuovamente i flussi attraverso lo Stretto di Hormuz oppure un deciso miglioramento delle prospettive della domanda mondiale, oggi ancora frenata dalle attese di rallentamento della crescita economica globale.
I livelli tecnici da monitorare
Dal punto di vista grafico, il progressivo riassorbimento del premio geopolitico mantiene il Brent sotto pressione.
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Una discesa stabile sotto 70 dollari potrebbe accelerare le vendite, con obiettivi verso 68-69 dollari, mentre per il WTI un ritorno sotto 67-68 dollari rafforzerebbe lo scenario correttivo.
Al contrario, solo un ritorno del Brent sopra 74-75 dollari e del WTI oltre 71-72 dollari indicherebbe che il mercato sta nuovamente incorporando un premio di rischio geopolitico o una domanda più robusta del previsto.
Per il momento, però, sono i fondamentali dell'offerta a dominare la scena, favorendo un contesto di prezzi più deboli rispetto ai picchi registrati durante la crisi in Medio Oriente.