Produttività: il grande divario che separa Europa e Stati Uniti
pubblicato:Dal 1996 a oggi le due economie hanno preso strade diverse: la produttività americana è cresciuta oltre il doppio di quella europea

Produttività: il vero problema dell'Europa non è la mancanza di soldi, ma la mancanza di scala
Lo studio delle differenza tra la produttività Usa e quella dell'Europa racconta una storia che dovrebbe preoccupare molto più dei dazi, delle elezioni o delle oscillazioni di breve periodo dei mercati finanziari.
Nel 1996 Stati Uniti e Unione Europea partivano sostanzialmente dallo stesso livello di produttività.
Oggi le due curve non potrebbero essere più lontane. Mentre la produttività del lavoro americana è salita di oltre l'80% rispetto ai livelli di partenza, quella europea si è fermata poco sotto il 40%.
La divergenza non è nata ieri. È il risultato di quasi trent'anni di differenze strutturali che il continente europeo non è mai riuscito a colmare.
Dal 2019 il divario si è addirittura ampliato: la produttività dell'Unione Europea cresce mediamente dello 0,6% annuo, quella degli Stati Uniti dell'1,9%. Può sembrare una differenza limitata, ma composta anno dopo anno produce effetti enormi sulla crescita economica, sui salari e sulla competitività delle imprese.
L'Europa ha completato il mercato unico delle merci, ma non quello dei servizi
Spesso si tende ad attribuire il vantaggio americano alla maggiore disponibilità di capitale, alla presenza delle Big Tech o alla superiorità tecnologica.
Tutti fattori importanti, ma probabilmente non sufficienti a spiegare una differenza così ampia.
La vera questione è che l'economia moderna genera sempre più valore nei servizi, nel software, nella consulenza, nella finanza, nei dati, nella sanità, nelle piattaforme digitali e nell'intelligenza artificiale.
E proprio qui emerge il limite europeo.
Le merci possono circolare abbastanza liberamente all'interno dell'Unione, ma i servizi continuano a scontrarsi con normative nazionali, licenze professionali, regolamentazioni differenti e ostacoli burocratici che impediscono alle imprese di crescere rapidamente oltre i confini del proprio Paese.
Non a caso, nonostante i servizi rappresentino circa il 70% del PIL europeo, il commercio transfrontaliero dei servizi resta inferiore a un terzo di quello dei beni.
Ancora più sorprendente è il fatto che circa il 60% delle barriere ai servizi sia sostanzialmente invariato rispetto a vent'anni fa.
In pratica, un'azienda europea che vuole espandersi spesso deve affrontare 27 mercati differenti. Un'azienda americana ne affronta uno soltanto.
La scala è diventata il principale vantaggio competitivo
Nel mondo dell'intelligenza artificiale, del cloud computing e delle piattaforme digitali, la dimensione conta più che mai.
I costi iniziali sono enormi, ma una volta costruita l'infrastruttura il servizio può essere distribuito a milioni di utenti con costi marginali molto bassi.
È esattamente questo meccanismo che ha permesso la nascita di colossi come Microsoft, Alphabet, Amazon, Meta Platforms e Nvidia.
L'Europa, invece, continua a produrre ottime aziende, ma troppo spesso queste rimangono confinate all'interno dei rispettivi mercati nazionali e non raggiungono mai la massa critica necessaria per competere a livello globale.
Non è un problema di spesa pubblica
L'aspetto più interessante è che la soluzione non richiederebbe necessariamente nuovi programmi di stimolo, debito comune o grandi interventi fiscali.
Molti economisti sostengono che il guadagno potenziale più elevato per l'Europa arriverebbe semplicemente dal completamento del mercato unico dei servizi.
Significherebbe abbattere barriere esistenti, armonizzare le regole e permettere alle imprese di operare realmente su scala continentale.
In altre parole, non servirebbero più soldi. Servirebbe meno frammentazione.
L'AI rischia di ampliare ulteriormente il divario
La questione diventa ancora più importante guardando ai prossimi dieci anni.
L'intelligenza artificiale tende infatti a favorire i mercati più grandi, quelli che dispongono di maggiori quantità di dati, capitale, infrastrutture energetiche e capacità di investimento.
Se l'Europa non riuscirà a creare condizioni favorevoli alla nascita di campioni continentali, il rischio è che il divario di produttività con gli Stati Uniti continui ad allargarsi.
E quando la produttività cresce più lentamente, alla lunga crescono più lentamente anche salari, utili aziendali, gettito fiscale e tenore di vita.
Per questo motivo il confronto tra le due produttività non mostra semplicemente due linee che si allontanano.
Mostra due modelli economici che negli ultimi trent'anni hanno viaggiato a velocità sempre più diverse.
E la vera sfida dell'Europa non è tanto trovare nuove risorse da spendere, quanto creare un contesto che permetta alle proprie imprese di crescere, innovare e competere alla stessa scala dei giganti americani e cinesi.
Perché senza un salto di produttività, sarà molto difficile per l'Europa mantenere nel lungo periodo il proprio livello di benessere economico e sociale.