S&P 500 e Nasdaq sui nuovi massimi. Dow Jones perde lo 0,70%
pubblicato:Dopo un'altra seduta di recupero per l'Asia-Pacific (a Tokyo il Nikkei 225 aveva guadagnato l'1,59% giovedì) e di fatto anche per l'Europa (come emerge dal rialzo dello 0,20% dell'Euro Stoxx 50), la tendenza si è fatta più contrastata a Wall Street. In negativo dei tre principali indici newyorkesi il solo Dow Jones Industrial Average, in calo dello 0,70% (316,38 punti) a 44.693,91 punti, appesantito da International Business Machines (Ibm) e Honeywell International, crollati dell'8,62% e del 6,18% rispettivamente dopo trimestrali sopra le attese.
In positivo invece l'S&P 500, apprezzatosi di appena lo 0,07% (4,44 punti) a 6.363,35 punti, e il Nasdaq Composite, in crescita dello 0,18% (37,94 punti), a 21.057,96 punti. Entrambi hanno aggiornato i massimi storici. In vetta al Nasdaq 100 T-Mobile U.S. (in rally del 5,80%) ma diversi titoli del comparto dei chip hanno segnato decisi progressi, da Advanced Micro Devices (Amd), a Broadcom, alla solita Nvidia. Rialzi anche per le Big Tech Amazon.com e Microsoft mentre Alphabet guadagna lo 0,88% dopo un secondo trimestre oltre il consensus.
Sul fronte macroeconomico, le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono diminuite a sorpresa in Usa nella settimana chiusa il 18 luglio a 217.000 unità dalle 221.000 precedenti e contro la crescita su 227.000 del consensus di Dow Jones Newswires e Wall Street Journal. In giugno lo U.S. Chicago Fed National Activity ha registrato invece un ulteriore recupero su -0,10 punti da -0,16 punti di maggio (-0,36 punti in aprile). L'indice elaborato dalla Federal Reserve Bank of Chicago si conferma comunque in negativo per il terzo mese consecutivo.
Ampia maggioranza in negativo tra gli 11 sottoindici che compongono l'S&P 500. Solo tre infatti sono quelli in progresso: Energy, che si è apprezzato dello 0,71% (al traino di Chevron che ha conquistato la vetta al Dow Jones con un guadagno dell'1,73%), Technology e Communication Services, in espansione dello 0,67% e dello 0,51% rispettivamente. La performance peggiore è stata invece quella di Consumer Discretionary (in declino dell'1,23%), seguita da Materials (0,75%). Perdite solo marginali per Financials e Real Estate.
Tra i singoli titoli, da segnalare il tracollo dell'8,20% di Tesla (per una contrazione di quasi il 20% da inizio 2025). Nessuna sorpresa per il fatto che i risultati dell'azienda di Elon Musk siano stati segnati per il secondo trimestre consecutivo da un declino dei ricavi. A spaventare maggiormente i mercati, però, è stata l'ammissione di quanto in futuro le politiche dell'amministrazione di Donald Trump potranno pesare su Tesla. Il primo effetto dell'One Big Beautiful Bill (in italiano "una grande bella legge", come lo stesso Trump ha definito la manovra approvata a inizio mese) sarà la cessazione a partire dalla fine di settembre dei crediti fiscali di 7.500 dollari per l'acquisto di una vettura elettrica in Usa. Il tutto mentre Tesla deve anche gestire nella sua supply chain l'impatto della guerra commerciale voluta dallo stesso Trump.
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