Stellantis, azione ancora in calo, ma quest'anno potrebbe essere diverso

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
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Segnali di peso nelle scorse settimane e la nuova squadra di Filosa potrebbero portare al ritorno dell'utile quest'anno. Di certo a questo punto il mercato esige una prospettiva su margini e produzione

Stellantis, azione ancora in calo, ma quest'anno potrebbe essere diverso

Parlar bene di un titolo mentre perde il 2% quasi e dopo una flessione del 16% in poco più di un mese può suonare ardito, ma a volte un po’ di prospettiva è utile, soprattutto dove ne è mancata tanta. Stellantis in queste ore perde l’1,92% e si riporta a 8,817 euro comprimendo la capitalizzazione di Borsa a 25,6 miliardi di euro.

Stellantis, un anno importante

E’ stato appena pubblicato il calendario di quest’anno, il 26 febbraio 2026 arriveranno i dati dell’intero esercizio 2025 e del quarto trimestre, un periodo presumibilmente chiuso in rosso. Per quest’anno però il sentiment è diverso.

D’altronde il consensus raccolto da Reuters tra 27 analisti pone un consensus a 9,63 euro in termini di target price con un potenziale upside del 7,8% che significherebbe rimettere i prezzi non lontano dai 9,918 euro del massimo dello scorso 29 ottobre e quasi esattamente sulla media mobile esponenziale del titolo a 200 sedute.

Ma l’errore vero sarebbe dimenticare il segnale forte giunto il 5 dicembre scorso con i massimi a 10,494 euro, un livello che non si vedeva dallo scorso marzo e che sanciva il superamento in poche sedute di almeno tre resistenze chiave tra statiche e dinamiche.

Stellantis, la squadra di Filosa alla prova

Per molti è stata la conferma dell’inizio della rimonta dopo il periodo terribile cominciato a inizio 2024 e passato per la recente sostituzione dell’ad Carlos Tavares con Antonio Filosa. L’arrivo di un manager interno e per di più italiano è stato salutato spesso dagli osservatori con smaccato favore, ma la luna di miele durata non poco, è ormai finita.

Filosa si è insediato a giugno e a ottobre sono arrivate diverse e profonde revisioni del top management, come Francesco Ciancia al Global Manufacturing o Emanuele Cappellano head of Enlarger Europe and European brands al posto di un Jean-Philippe Imparato rifocalizzato su Maserati.

Adesso ci vogliono i numeri e il balzo del 13% dei ricavi del terzo trimestre 2025 a 37,2 miliardi di euro o gli investimenti da 13 miliardi di dollari negli States per inseguire Trump.

La conferma della guidance della seconda metà 2025 (“un continuo miglioramento dei ricavi netti, dell’AOI [adjusted operating income] e dei flussi di cassa industriali netti rispetto al primo semestre 2025”) dovrà essere seguita quest’anno da un ritorno all’utile netto, alla crescita reddituale.

Stellantis, una partita europea carica di sfide (ma in America non sarà facile)

Nuovi modelli e l’acceleratore sui volumi dovrebbero confortare questa prospettiva, anche l’alleggerimento dei target europei sulle emissioni degli autoveicoli, incolpati (a torto o a ragione…) del disastro delle quattro ruote europei e del loro smaccato posizionamento dietro una industria cinese dell’auto elettrica che proprio quest’anno potrebbe dilagare in Europa.

I negoziati su un prezzo minimo all’import di auto cinesi con cui la Commissione UE punta a raggiungere un’intesa con la Repubblica Popolare che attualmente registra forti dazi UE sulle auto cinesi per via degli aiuti di stato locali che falserebbero il mercato potrebbero davvero approdare a un’intesa storica e difendere i margini dell’arretrata industria automobilistica europea in questa fase di transizione.

Diciamo le cose come stanno. Non ci sono i soldi in Europa per gli incentivi che hanno pompato l’auto elettrica in Cina o negli Stati Uniti (questi ultimi cancellati da Trump poco tempo fa) e dietro il vessillo un po’ pruriginoso della neutralità tecnologica ci avviamo a mettere tutto dentro, dal diesel ai biocarburanti alle alimentazioni sintetiche, rinunciando a un ruolo di leader globale nella transizione che è stato (forse e a fatica) nelle regole, ma mai nelle tecnologie.

Difficile dire se sia merito del merito di Mario Draghi, dell’addio di Luca De Meo a Renault e all’automotive o delle pressioni di John Elkann e dell’industria Ue dell’auto tutta dietro di lui (oltre a vari governi, tra cui l’Italia), ma il vento è cambiato e forse quest’anno finalmente anche l’industria automobilistica europea segnerà qualche punto. E’ la speranza neanche troppo velata di sindicati e politica in varie giurisdizioni UE.

Stellantis, bruciato un quarto della produzione italiana nel 2025

Per Stellantis dopo un -24,5% della produzione di auto nel 2025 a 213.706 vetture in Italia e un calo del 13,5% dell’output di veicoli commerciali italiani, c’è tutta la strada che si vuole per una rimonta e nessuno piange sullo sbaraglio di quell’obiettivo di una produzione di un milione di auto che il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, sosteneva ancora a fine 2024. Per il semplice fatto che non soltanto non ci ha creduto davvero mai nessuno, ma che nessun piano industriale e di filiera credibile è stato messo in campo in Italia. Forse gli scossoni della domanda con i recenti incentivi hanno generato un qualche rimbalzo nelle consegne, di certo il -5,5% delle vendite in Europa nei primi 11 mesi del 2025 sono un'eredità che qualche zerovirgola di rimonta non basterà a cancellare.

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