T. Rowe Price – Fed: tassi fermi per i prossimi 12 mesi

di FTA Online News pubblicato:
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A cura di Blerina Uruci, Chief US Economist, T. Rowe Price.

 

Secondo le mie previsioni di base, la Fed rimarrà ferma sui tassi nei prossimi dodici mesi, pur in presenza di significativi rischi di coda in entrambe le direzioni.

Le aspettative sui tassi sono guidate dalla mia previsione di uno scenario inflazionistico benigno nel secondo semestre del 2026. Se da un lato l'elevato rischio di rialzi riflette l'incertezza legata allo shock energetico, dall'altro sussistono anche rischi al rialzo sull'inflazione derivanti dall'IA e da un potenziale consolidamento del mercato del lavoro.

In assenza di una forward guidance e con una funzione di reazione della Fed poco chiara sotto la nuova leadership, il mercato continuerà a testare fin dove potersi spingere nel prezzare i rialzi a breve termine. Questo, a sua volta, continuerà ad alimentare la volatilità.

Tuttavia, il mercato ha ancora bisogno di un quadro di riferimento per valutare di quanto la Fed debba in ultima analisi alzare i tassi. Per ora, le quotazioni di mercato sembrano ancorate all'idea che la Fed riassorbirà i tagli "assicurativi" effettuati verso la fine del 2025, per un totale di 75 punti base.

Se la mia interpretazione è corretta, e considerato che il mercato prezza già 55 punti base di stretta entro aprile del prossimo anno, questo scenario aggressivo della Fed è ormai quasi completamente incorporato nelle quotazioni del mercato.

Cosa è cambiato dalla riunione di giugno?

I prezzi del petrolio sono stati volatili e il mercato dei tassi ha seguito da vicino le oscillazioni del greggio. I prezzi dell'energia sono scesi immediatamente dopo il memorandum d'intesa tra Iran e Stati Uniti a giugno, sono saliti per gran parte di luglio con l'inasprirsi delle tensioni geopolitiche e sono tornati a ridursi durante la settimana della riunione del FOMC.

Il mercato del lavoro si è dimostrato stabile e le pressioni salariali sono modeste. Il ritmo della crescita occupazionale ha rallentato rispetto all'inizio del 2026. Il FOMC può ora vantare un certo grado di fiducia sul fatto che il mercato del lavoro non rappresenti una fonte di pressioni rialziste sui prezzi.

I dati sull'inflazione di giugno hanno sorpreso al ribasso. Vi sono segnali secondo cui le pressioni rialziste sull'inflazione derivanti dai dazi e dalla debolezza del dollaro nel 2026 abbiano raggiunto il picco. Tuttavia, considerate le spinte contrapposte che l'economia si trova ad affrontare, dai prezzi dell'energia fino all'IA, per il FOMC è ancora troppo presto per concludere che i rischi inflazionistici siano rientrati del tutto.

Cosa sta guidando i prezzi di mercato?

A mio avviso, gli investitori si dividono in due schieramenti: chi pensa che Warsh sia un falco "sotto copertura", che non esiterà ad alzare i tassi nel breve termine se l'inflazione non rallenta; e chi ritiene che Warsh usi toni duri ma alla fine taglierà i tassi, anche a fronte di un'economia resiliente, purché l'inflazione continui a fare progressi.

Io appartengo al secondo schieramento, e le mie prospettive sui tassi si rivelerebbero errate se avessi valutato male la funzione di reazione di Warsh. Ritengo inoltre che Warsh non sia così pronto ad alzare i tassi a settembre come suggeriscono le attuali quotazioni di mercato. Il mio scenario cambierebbe anche nel caso in cui le mie previsioni sull'inflazione per il secondo semestre del 2027 non si concretizzassero.

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