Unicredit-Commerzbank: Orcel arriva al 42,5%, ma la vera partita è appena iniziata

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
3 min

Dal grafico arriva un segnale importante: sopra 80 euro nuovi massimi, sotto 75 aumentano i rischi correttivi

Unicredit-Commerzbank: Orcel arriva al 42,5%, ma la vera partita è appena iniziata
Il partner ideale che ti supporta nell'investimento azionario. Analisi quotidiane e approfondimenti su tutti i titoli della Borsa Italiana, sugli ETF/ETN, sui titoli quotati a Wall Street e nelle principali piazze azionarie europee. I livelli operativi suggeriti dal nostro algoritmo. Non perdere l'occasione, ti aspettiamo su www.megatrader.it

L'operazione Commerzbank entra in una fase decisiva

L'operazione Commerzbank entra in una fase decisiva. Al termine del primo periodo di adesione dell'offerta pubblica di scambio, Unicredit è arrivata a controllare il 42,5% del capitale della banca tedesca, quota destinata a salire al 44,3% una volta completato l'annullamento delle azioni proprie annunciato da Commerzbank.

Il dato è rilevante perché porta Andrea Orcel molto vicino a quella soglia del 40-45% che, secondo diversi osservatori e secondo gli analisti di Barclays, potrebbe già configurare una situazione di controllo di fatto, pur restando formalmente sotto il 50%.

Commerzbank continua a mantenere una posizione difensiva

Non a caso Commerzbank continua a mantenere una posizione difensiva. La banca tedesca sostiene che le adesioni all'offerta provenienti da investitori realmente indipendenti siano state limitate e ribadisce di essere disponibile al dialogo soltanto in presenza di un'offerta economicamente più interessante e di un progetto industriale che valorizzi adeguatamente il proprio modello di business.

Nel frattempo si apre il secondo periodo di adesione, che terminerà il 3 luglio. Tuttavia il mercato sa che il vero ostacolo non è più rappresentato dall'offerta in sé, quanto dalle autorizzazioni regolamentari e dalle implicazioni patrimoniali che potrebbero emergere qualora venisse riconosciuto un controllo effettivo di Commerzbank da parte di Unicredit.

Secondo Barclays, infatti, il consolidamento integrale della banca tedesca potrebbe avere un impatto superiore a 300 punti base sul CET1 ratio, limitando temporaneamente la flessibilità finanziaria del gruppo.

Questo spiega perché una vera integrazione operativa o una fusione completa restino ipotesi che difficilmente potrebbero concretizzarsi prima del 2029.

Dal grafico una battaglia decisiva in area 80 euro

Anche dal punto di vista tecnico il momento è particolarmente delicato.

Nelle ultime due sedute Unicredit ha tentato di superare il massimo di febbraio a 79,79 euro, arrivando venerdì fino a 80,93 euro, salvo poi chiudere a 79,59 euro. Il mercato ha quindi testato la resistenza storica senza riuscire ancora a lasciarsela definitivamente alle spalle.

Questo livello assume un'importanza strategica perché rappresenta il confine tra due scenari molto diversi.

Da una parte c'è l'ipotesi più rialzista, secondo cui il titolo starebbe semplicemente consolidando prima di una nuova accelerazione verso 86-87 euro.

In alternativa, tuttavia, ribasso dal massimo di febbraio potrebbe rappresentare un'onda A correttiva, mentre il recupero sviluppatosi dal minimo di marzo potrebbe essere interpretato come una classica onda B, spesso caratterizzata da una risalita capace di riportare i prezzi in prossimità dei massimi precedenti senza però dare necessariamente origine a un nuovo trend rialzista duraturo.

In quest'ottica il recente test dell'area 80 euro assume un'importanza cruciale: una rottura convincente di questo livello renderebbe meno probabile lo scenario correttivo e aumenterebbe le probabilità di assistere all'avvio di una nuova gamba rialzista.

Al contrario, l'incapacità di superare stabilmente i massimi di febbraio e una successiva discesa sotto 75 euro potrebbero riportare in primo piano l'ipotesi di un'onda C ribassista, potenzialmente diretta verso la chiusura del gap aperto il 6 maggio in area 68,20 euro.

Unicredit-Commerzbank: Orcel arriva al 42,5%, ma la vera partita è appena iniziata

In altre parole, il mercato si trova in un punto di svolta dove le prossime settimane potrebbero determinare se il movimento degli ultimi mesi rappresenti l'inizio di una nuova fase di crescita oppure soltanto una pausa all'interno di una correzione più ampia.

I primi segnali di deterioramento arriverebbero con una discesa sotto 78 euro, mentre la violazione di 75 euro fornirebbe conferme molto più consistenti a favore dello scenario correttivo. Sotto quei livelli aumenterebbe sensibilmente il rischio di una discesa verso la chiusura del gap rialzista del 6 maggio in area 68,20 euro.

Al contrario, una rottura convincente e confermata di 80 euro permetterebbe probabilmente di archiviare gran parte dei dubbi sulla struttura correttiva e aprirebbe spazio a una nuova fase di rialzo verso 86-87 euro.

Per questo motivo la soglia degli 80 euro di Unicredit rappresenta oggi uno dei livelli tecnici più importanti dell'intero settore bancario europeo.