Guerra Usa–Iran: perché VIX e SKEW non stanno lanciando un vero segnale di panico
pubblicato:Livelli moderati di VIX e SKEW indicano rischio gestibile, ma la calma apparente non esclude possibili aumenti della volatilità se petrolio, inflazione o politica monetaria dovessero sorprendere

Perché con la guerra Usa–Iran VIX e SKEW non sono esplosi?
La reazione relativamente contenuta di VIX e SKEW index nonostante l’escalation tra Stati Uniti e Iran può sembrare sorprendente, ma in realtà è coerente con il modo in cui i mercati finanziari tendono a interpretare il rischio geopolitico.
Non tutti gli eventi bellici producono automaticamente un’impennata della volatilità: perché questo accada è necessario che gli operatori percepiscano un impatto diretto e duraturo su crescita economica, utili aziendali o stabilità del sistema finanziario globale.
Il VIX misura la volatilità implicita a 30 giorni sull’S&P 500, quindi riflette il prezzo che gli investitori sono disposti a pagare per proteggersi da oscillazioni nel breve periodo.
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Lo SKEW index, invece, misura la domanda di protezione contro eventi estremi, ovvero movimenti molto violenti e improvvisi del mercato.
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In altre parole, il VIX cattura la paura “media”, mentre lo SKEW rappresenta la paura di scenari estremi, i cosiddetti tail risk.
VIX e SKEW: perché sembrano muoversi in direzioni opposte (ma non lo sono davvero)
Se si mettono a confronto VIX e SKEW index e si inverte la scala dello SKEW, come nel grafico pubblicato sotto, l’impressione visiva è quella di trovarsi davanti a due indicatori che si muovono quasi in modo speculare. In diversi periodi storici sembra cioè che quando il VIX sale lo SKEW scenda e viceversa, come se fossero due facce opposte dello stesso fenomeno.
In realtà la relazione non è così meccanica. I due indicatori non misurano la stessa cosa con segno opposto, ma catturano aspetti diversi della percezione del rischio da parte del mercato.
Il VIX rappresenta la volatilità attesa nel breve periodo sull’S&P 500, quindi riflette quanto gli investitori si aspettano che i prezzi oscillino nelle prossime settimane.
Lo SKEW, invece, misura quanto il mercato sta pagando per proteggersi da eventi estremi, cioè da movimenti molto violenti e improvvisi verso il basso.
La ragione per cui spesso sembrano muoversi in direzioni opposte è legata alla dinamica tipica delle fasi di mercato. Quando la volatilità aumenta e il VIX sale, significa che gli operatori stanno comprando protezione su strike relativamente vicini ai prezzi correnti, perché si aspettano oscillazioni più ampie nel breve termine.
In queste situazioni la distribuzione dei possibili rendimenti diventa meno asimmetrica, perché il rischio di ribasso viene percepito come più diffuso e meno concentrato in eventi estremi.
Di conseguenza, il premio pagato per le opzioni molto lontane dal prezzo corrente tende a ridursi e lo SKEW può scendere.
Al contrario, quando il mercato è tranquillo e il VIX si mantiene su livelli contenuti, gli investitori tendono a preoccuparsi maggiormente della possibilità di shock improvvisi.
In queste fasi aumenta la domanda di coperture molto profonde out-of-the-money, cioè protezioni contro eventi rari ma molto negativi, e lo SKEW tende a salire.
È una situazione abbastanza tipica delle fasi mature dei trend rialzisti, quando la volatilità appare sotto controllo ma il mercato diventa più sensibile al rischio di eventi inattesi.
Dal punto di vista matematico la differenza è chiara: il VIX misura il livello atteso della volatilità, mentre lo SKEW misura la forma della distribuzione dei rendimenti, cioè quanto la coda sinistra della distribuzione – quella associata ai ribassi estremi – è percepita come probabile o costosa da coprire.
Si tratta quindi di due informazioni complementari e non opposte.
Osservando il grafico che hai costruito emerge proprio questa dinamica: nei momenti in cui il VIX registra picchi legati a fasi di tensione di breve periodo, lo SKEW tende spesso a scendere o a restare stabile, mentre nelle fasi di volatilità contenuta lo SKEW tende a risalire, segnalando una maggiore attenzione verso il rischio di eventi estremi.
Nel contesto attuale legato alla guerra tra Stati Uniti e Iran, la combinazione di VIX moderato e SKEW su livelli relativamente neutri suggerisce che il mercato sta incorporando una certa incertezza, ma non sta ancora prezzando uno scenario di crash sistemico.
Gli operatori stanno monitorando il rischio geopolitico, ma non stanno pagando premi particolarmente elevati per protezioni da movimenti estremi.
La conclusione è che VIX e SKEW possono talvolta sembrare inversamente correlati, soprattutto nelle fasi di mercato “normali”, ma non esiste una relazione stabile e costante tra i due.
Proprio per questo motivo la loro lettura congiunta è particolarmente utile: quando divergono, spesso stanno segnalando che il mercato sta prezzando un tipo di rischio ma non un altro, fornendo indicazioni preziose sulla reale percezione del rischio sistemico.
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VIX e SKEW: cosa insegnano gli esempi storici sulla percezione del rischio di mercato
Osservare alcuni esempi storici aiuta molto a capire perché lo SKEW non deve essere interpretato come un indicatore di ribasso imminente e perché la relazione con il VIX non è stabile nel tempo. I due indicatori descrivono dimensioni diverse del rischio: il VIX misura l’intensità delle oscillazioni attese nel breve periodo, mentre lo SKEW misura quanto il mercato teme eventi estremi, cioè movimenti molto violenti e improvvisi verso il basso.
Un primo caso interessante è il periodo 2006–2007, cioè la fase che ha preceduto la crisi finanziaria globale. In quegli anni il VIX rimaneva relativamente basso, spesso tra 10 e 15, segnalando una volatilità contenuta e un contesto apparentemente tranquillo. Tuttavia lo SKEW mostrava già valori relativamente elevati, segno che una parte degli investitori stava acquistando protezione contro scenari estremi. Il mercato azionario continuava a salire, ma esisteva una preoccupazione latente per rischi sistemici non ancora pienamente evidenti. Lo SKEW, quindi, indicava una certa cautela di fondo, ma non forniva alcuna indicazione precisa sul timing del ribasso, che sarebbe arrivato solo nel 2008.
Un altro esempio significativo è il 2017, uno degli anni più tranquilli di sempre per i mercati azionari. Il VIX ha trascorso lunghi periodi sotto quota 10, livelli estremamente bassi che riflettevano una volatilità quasi assente. Nonostante questo, lo SKEW si manteneva frequentemente sopra 140, segnalando che gli investitori continuavano a proteggersi dal rischio di eventi estremi. Il mercato, tuttavia, ha continuato a salire con grande regolarità. Questo dimostra che uno SKEW elevato non implica necessariamente una discesa imminente, ma piuttosto una maggiore attenzione verso possibili shock futuri.
Nel febbraio 2018 si è verificato il cosiddetto episodio di “Volmageddon”, caratterizzato da un improvviso aumento della volatilità. In quel caso il VIX è passato rapidamente da livelli molto bassi a valori superiori a 35 in pochi giorni. Durante la fase iniziale dello shock, lo SKEW non è salito in modo significativo, perché l’aumento della volatilità era generalizzato e non limitato solo agli scenari estremi. Quando il mercato si muove bruscamente, infatti, tutta la distribuzione dei rendimenti si allarga e la differenza di prezzo tra le opzioni più lontane e quelle più vicine tende a ridursi.
Un caso ancora più evidente è quello della crisi del marzo 2020 legata alla pandemia. In quel periodo il VIX è salito sopra quota 80, uno dei livelli più alti mai registrati. Lo SKEW inizialmente non ha mostrato un aumento significativo, perché il mercato stava già prezzando movimenti molto ampi in generale. Solo nelle fasi successive, quando è emersa l’incertezza sulla profondità della recessione e sulla stabilità del sistema economico, la domanda di protezione contro scenari estremi è tornata ad aumentare. Questo dimostra che nelle crisi sistemiche VIX e SKEW possono anche salire insieme, ma non necessariamente nello stesso momento.
Un esempio più recente riguarda il periodo 2023–2024, caratterizzato dal forte rialzo dei titoli tecnologici legati al tema dell’intelligenza artificiale. In quel contesto il VIX è rimasto relativamente contenuto, mentre lo SKEW si è mantenuto su livelli medio-alti. Il mercato continuava a salire, ma la concentrazione della performance su pochi titoli e le valutazioni elevate inducevano molti investitori a mantenere coperture contro possibili shock improvvisi. Anche in questo caso uno SKEW relativamente elevato non ha impedito al trend rialzista di proseguire.
Questi esempi mostrano chiaramente che lo SKEW è più un indicatore della percezione del rischio estremo che un indicatore direzionale di breve periodo. Il VIX tende a reagire rapidamente agli shock immediati, mentre lo SKEW riflette una forma di cautela più strutturale. Per questo motivo la divergenza tra i due indicatori può fornire informazioni interessanti sulla natura del rischio percepito dal mercato.
Nel contesto attuale legato alle tensioni tra Stati Uniti e Iran osserviamo una situazione intermedia: il VIX si è mosso verso l’alto, ma senza raggiungere livelli tipici delle fasi di panico, mentre lo SKEW si mantiene su valori moderati. Il mercato sta quindi incorporando una certa incertezza geopolitica, ma non sta ancora prezzando uno scenario di crisi sistemica o di evento estremo imminente.
La lettura congiunta di VIX e SKEW suggerisce quindi che il rischio viene monitorato attentamente, ma al momento è percepito come gestibile. Come spesso accade, non è tanto il livello assoluto dei due indicatori a fornire il segnale più utile, quanto la loro evoluzione nel tempo e la coerenza con il contesto macroeconomico e finanziario.
Il mercato non vede ancora un rischio sistemico
Il fatto che entrambi gli indicatori non abbiano registrato un’impennata significativa suggerisce che il mercato, almeno per ora, non considera il conflitto come un evento capace di destabilizzare l’equilibrio macroeconomico globale. Gli investitori sembrano ritenere che l’impatto economico della guerra possa rimanere circoscritto, senza compromettere in modo significativo la crescita globale, la stabilità del sistema finanziario o il percorso delle banche centrali.
In altre parole, la geopolitica sta generando rumore, ma non ancora uno shock sistemico.
Un elemento importante è che il rischio Medio Oriente era già presente nello scenario da diversi mesi. I mercati tendono a reagire in modo molto più violento agli eventi completamente inattesi, mentre reagiscono con maggiore gradualità quando il rischio è già stato parzialmente incorporato nei prezzi.
Coperture già presenti e nuova struttura del mercato delle opzioni
Negli ultimi anni molti investitori istituzionali mantengono coperture strutturali tramite opzioni e strategie di hedging, il che riduce la necessità di acquistare protezione in modo improvviso quando emerge una nuova tensione geopolitica.
Inoltre la crescente diffusione delle opzioni a brevissima scadenza (0DTE) ha modificato la dinamica della volatilità: molta copertura viene fatta intraday, e questo tende a ridurre la pressione sulla volatilità implicita a 30 giorni, che è quella incorporata nel VIX.
In altre parole, parte della protezione viene acquistata in modo più dinamico e meno visibile sugli indicatori tradizionali di rischio.
I driver principali restano macroeconomici
Va anche considerato che il principale driver dei mercati in questa fase rimane la macroeconomia: inflazione, politiche monetarie, ciclo degli utili e dinamiche di liquidità continuano ad avere un peso superiore rispetto agli eventi geopolitici, almeno finché questi non producono effetti concreti su energia, commercio globale o condizioni finanziarie.
Se il conflitto non provoca un forte e duraturo rialzo del petrolio o un deterioramento significativo delle condizioni finanziarie globali, la volatilità tende a restare relativamente contenuta.
Lettura dei grafici: volatilità moderata ma non trascurabile
Osservando i grafici, lo SKEW si mantiene in area 140-150, un livello che storicamente indica una percezione del rischio estremo relativamente contenuta.
Allo stesso tempo il VIX oscilla tra 18 e 25, livelli compatibili con una fase di incertezza, ma non con una situazione di stress finanziario acuto.
Tipicamente segnali di tensione più marcata si manifestano quando:
- •
VIX supera area 30-35
- •
SKEW sale sopra 155-160, ma lo SKEW da solo non segnala timing di ribasso.
Siamo quindi in una zona intermedia: il mercato non è in panico, ma nemmeno in una situazione di piena tranquillità.
È un buon segnale per le borse?
Questo quadro può essere interpretato in due modi.
Da un lato, la moderazione della volatilità suggerisce che il mercato non sta prezzando uno scenario di crisi imminente e che, almeno per ora, il conflitto non viene considerato un fattore in grado di compromettere il trend di fondo.
Dall’altro lato, livelli di volatilità relativamente contenuti non escludono movimenti bruschi successivi: spesso le fasi di calma apparente precedono aumenti della volatilità, soprattutto se emergono nuovi elementi di rischio o se il quadro macroeconomico dovesse deteriorarsi.
In sintesi, il comportamento di VIX e SKEW indica che gli investitori stanno monitorando attentamente la situazione senza però considerarla, al momento, un fattore capace di generare uno shock sistemico.
Non è necessariamente un segnale fortemente rialzista, ma suggerisce che il mercato continua a considerare la geopolitica un rischio gestibile.
L’attenzione resta quindi concentrata soprattutto sull’evoluzione dei prezzi dell’energia, sulle decisioni delle banche centrali e sulla tenuta del ciclo economico: saranno questi fattori a determinare se la volatilità resterà sotto controllo oppure tornerà a salire nelle prossime settimane.
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