Argento su nuovi record come l’oro, ma il rischio è la frammentazione
pubblicato:I prezzi dei preziosi segnano nuovi massimi, ma per l’argento un rischio importante è nella polverizzazione dei mercati e del magazzino

Nuovi record per i preziosi in questo inizio di settimana carico di nuove incertezze per i mercati globali.
Fra la nuova inchiesta USA sui lavori di ristrutturazione alla Federal Reserve, che il presidente Jerome Powell denuncia come l’ennesima pressione sulla politica monetaria e il moltiplicarsi delle incognite in Venezuela, in Sudamerica, in Groenlandia, in Russia, l’incertezza premia - come spesso accade - i beni rifugio come i metalli preziosi.
Così l’oro corre sui record a 4.586 dollari l’oncia (+1,7%) e l’argento pone nuove massimi a 84,06 dollari l’oncia (+5,23%) con performance persino migliori di quelle del metallo giallo. Anche il rapporto gold/silver scivola a quota 54x, su livelli che non si vedevano dal 2013 e invia segnali al mercato.
Argento, prosegue la corsa dopo un 2025 da record
Il secondo posto più proverbiale, quello dell’argento sull’oro, se non in valore assoluto, è da tempo minacciato nelle performance.
Un report di pochi giorni fa di Goldman Sachs ricorda infatti che l’argento ha chiuso il 2025 con un rally del 138%, la migliore prestazione annuale di questo metallo prezioso dal lontano 1979, quando il tentativo di monopolizzare il mercato dell’argento condotto dai fratelli Hunt approdò al crollo del Silver Thursday del 27 marzo 1980, che secondo molti ha ispirato la celebre pellicola di “Una poltrona per due”.
Al cospetto di questo rally, quello dell’oro nel 2025, un +65% che comunque è stato uno degli anni migliori dell’ultimo mezzo secolo, scolorisce, anche se allo stesso modo gode del cosiddetto “debasement trade”, ossia del tentativo degli operatori, come nel caso delle criptovalute, di svincolarsi da valute come il dollaro o da economie, come quella statunitense, nel momento in cui inviano segnali di incertezza o di instabilità.
La crescita della tensione tra la Fed e la Casa Bianca sembra in questo senso lo scenario perfetto per una corsa a oro, argento e criptovalute per sfuggire a nuovi pericoli inflazionistici.
In realtà però in queste ore il Bitcoin cede lo 0,2% circa e subisce le indicazioni contradditorie da un lato della notizia di deflussi in tre giorni da circa 1,12 miliardi di dollari con le vendite di alcuni ETF tracciate da Farside Investors e dall’altro lato del recente passo indietro della società degli indici MSCI su una proposta che avrebbe potuto escludere dai suoi panieri le società con criptovalute in tesoreria (le DATCO, digital asset treasury company).
Argento, il vero rischio è lo spezzatino dei mercati (e degli stock)
Per quanto riguarda l’argento però il citato report di Goldman Sachs mette in evidenza un altro fattore: la carenza di magazzino d’argento a Londra, nel London Metal Exchange.
Questa ‘scarsità’ contribuirebbe ad amplificare i movimenti rialzisti derivanti dai timori sulle politiche della Fed o dagli impulsi alla diversificazione.
Ci sarebbero stati diversi posizionamenti sull’argento in scia ai timori su possibili dazi Usa su questo metallo prezioso (anche se risale ad aprile un’esenzione sul quel mercato): le indiscrezioni avrebbero contribuito a mantenere nei caveau del COMEX i lingotti grigi.
A questo clima non avrebbe giovato neanche la stretta della Cina sulle procedure per le esportazioni che potrebbe potenzialmente in questo nuovo anno limitare (o complicare) l’export di argento dalla Repubblica Popolare.
In ogni caso il moltiplicarsi dei fattori tecnici conferma la crescita delle pressioni di mercato su questa asset class, ma aumenta anche il pericolo di inversioni di marcia impetuose.
Come potrebbe accadere se, per esempio, l’argento trattenuto negli Stati Uniti tornasse a Londra, magari dopo una nuova esenzione dai dazi che tranquillizzasse il mercato.
Alla frammentazione dei magazzini globali d’argento potrebbe contribuire anche una maggiore reticenza cinese alla sua esportazione, un pericolo anch’esso solo teorico ancora, ma difficile da scongiurare appieno in questa fase di crescenti tensioni.
Se quindi esistono forze più ‘strutturali’, come la politica monetaria della Fed o il rischio macroeconomico, che danno all’argento la sua direzione al rialzo, in questa fase il rischio frammentazione diventa uno dei più importanti.
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