Asia-Pacific contrastata. Nikkei 225 in crescita dello 0,41%
pubblicato:Dopo una seduta di recupero per Wall Street (migliore dei tre principali indici newyorkesi il Nasdaq Composite, apprezzatosi di un netto 1,57% giovedì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza si è fatta più contrastata.
Ricorrono sei mesi da quando gli Usa si sono accodati ad Israele lanciando operazioni militari su larga scala contro l'Iran, che ha a sua volta risposto con attacchi di rappresaglia contro obiettivi in tutto il Golfo innescando una nuova guerra in Medio Oriente.
Conflitto che inizialmente Donald Trump vendeva come questione di poche settimane ma che nel corso dei mesi si è trasformato in una situazione di stallo che non sembra avere fine. E ora, ricorda la Cnbc, la natura della guerra è cambiata, con Washington che è passata dai bombardamenti alla pressione finanziaria su Teheran e i suoi partner commerciali. Strategia che è improbabile che riesca a costringere alla resa l'Iran, mentre la situazione nello Stretto di Hormuz rimane incerta.
Il clima contrastato per la regione si concretizza intanto in un andamento piatto per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.
Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, è invariato a fronte di un indebolimento di circa lo 0,10% per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 guadagna lo 0,41% (fa anche meglio l’indice più ampio Topix, apprezzatosi dello 0,72%).
Sul fronte macroeconomico, in agosto il tasso d'inflazione è salito nella regione di Tokyo (considerata un benchmark per l'intero Giappone) sull'1,9% annuo dall'1,8% di luglio. L'indice core dei prezzi al consumo è cresciuto sull'1,8% annuo dall'1,7% precedente e del consensus. In luglio il tasso di disoccupazione ha segnato in Sol Levante un calo sul 2,4% contro il 2,5% atteso dagli economisti per una lettura ancora invariata rispetto ad aprile, maggio e giugno e il 2,3% del luglio 2025.
Mentre iniziano i preparativi per la visita di Xi Jinping a Washington a fine settembre, Trump e lo U.S. Secretary of the Treasury (ministro del Tesoro di Washington) Scott Bessent hanno iniziato a minacciare possibili sanzioni contro le banche cinesi. Per Bessent "fanno parte dell'ecosistema che trasforma il petrolio iraniano in denaro, in repressione, e saranno prese di mira".
Contrastate le piazze cinesi. A meno di un'ora dallo stop agli scambi lo Shanghai Composite è un rialzo di circa lo 0,10% contro declini intorno allo 0,20% e allo 0,10% rispettivamente per Shanghai Shenzhen Csi 300 e Shenzhen Composite. In positivo Hong Kong: l'Hang Seng è infatti in crescita di circa lo 0,20% (segno opposto per l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, che si muove appena sotto la parità). A Sydney è stato dello 0,60% il guadagno dell'S&P/ASX 200 in chiusura, mentre a Seoul è intorno all'1,70% la contrazione del Kospi.
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