Asia-Pacific è contrastata. Il Nikkei 225 guadagna lo 0,13%
pubblicato:Dopo una partenza d'ottava in deciso recupero per Wall Street (migliore dei tre principali indici newyorkesi il Nasdaq Composite, in rally del 3,00% lunedì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza in positivo è stata complessivamente confermata ma si è fatta più contrastata. In attesa degli sviluppi sull'accordo tra Usa e Iran, i riflettori si spostano su Pechino. In maggio la produzione industriale è salita in Cina del 4,5% annuo, in accelerazione dal 4,1% di aprile e sopra al del 4,3% del consensus. Le vendite retail sono tuttavia calate dello 0,6% annuo, contro il rialzo dello 0,2% di aprile e la lettura invariata attesa. Gli investimenti in fixed asset (infrastrutture, apparecchiature industriali e costruzioni) sono scesi del 4,1% annuo, in peggioramento dall'1,6% di aprile e contro il declino limitato al 2,0% del consensus. Il clima comunque rialzista per la regione si concretizza in un progresso intorno allo 0,60% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.
Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, è in arretramento di circa lo 0,30% a fronte di un rafforzamento intorno allo 0,10% per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 guadagna lo 0,13% (segno opposto per l’indice più ampio Topix, deprezzatosi dello 0,21%), avvicinandosi ulteriormente a quota 70.000 punti. Come previsto la Bank of Japan (BoJ) ha alzato i tassi d'interesse sui massimi dal 1995 dell'1,00% dopo l'incremento sempre di 25 punti base di dicembre (il costo del denaro era in precedenza rimasto invariato sullo 0,50% dal gennaio 2025). Al meeting non ha partecipato Kazuo Ueda, ricoverato in ospedale, che ha presentato il suo parere per iscritto ma non ha partecipato alla votazione. Alla fine sono stati sette i membri del board della BoJ ad approvare la misura con il solo voto contrario di Toichiro Asada, che avrebbe preferito lasciare ancora invariato il costo del denaro. Le aspettative degli economisti sono ora di un ulteriore incremento fino all'1,25% nel corso del quarto trimestre.
In maggio i prezzi delle case nelle 70 maggiori città della Cina sono diminuiti del 3,5% annuo come in aprile (3,4% il declino di marzo). Secondo i calcoli di Reuters, su base sequenziale i prezzi sono invece scesi dello 0,2% contro lo 0,1% precedente (0,2% era stato anche il ribasso di marzo). In 52 delle 70 città oggetto dell'analisi è stata segnata una contrazione dei prezzi su base mensile, in peggioramento rispetto alle 49 di aprile (54 in marzo). Piazze cinesi contrastate. A meno di un'ora dallo stop alle contrattazioni, Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 si muovono poco sopra la parità, contro un progresso ampiamente superiore all'1% per lo Shenzhen Composite. Molto male Hong Kong: l'Hang Seng è infatti in declino di circa l'1,60% (fa anche peggio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento per la Corporate China, con un calo di oltre il 2%). A Seoul è intorno all'1,80% l'espansione del Kospi, mentre a Sydney si è limitato allo 0,04% il ribasso dell'S&P/ASX 200 in chiusura della sessione.
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