Asia-Pacific è in negativo. A Tokyo Nikkei 225 perde l'1,36%
pubblicato:Dopo una seduta in brusca frenata per Wall Street (peggiore dei tre principali indici newyorkesi il Dow Jones Industrial Average, deprezzatosi dell'1,21% mercoledì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza in negativo è stata confermata. Sotto i riflettori torna di prepotenza il conflitto in Medio Oriente. Se da una parte Donald Trump non sembra avere fretta di trovare una soluzione (ha ipotizzato che lo Stretto di Hormuz possa restare chiuso fino a settembre), Benjamin Netanyahu ha dichiarato in un'intervista esclusiva alla Cnbc che Israele e Usa sono pronti ad attaccare di nuovo l'Iran se fosse necessario. Mercoledì Teheran aveva lanciato un'ondata di droni contro il Kuwait International Airport, causando una vittima e oltre 60 feriti. Primo effetto dell'escalation è la crescita superiore al 2% per il prezzo del petrolio mentre il clima ribassista per la regione si concretizza in una flessione di circa l'1,80% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.
Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, è in marginale declino a fronte di un progresso intorno allo 0,10% per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 perde l'1,36% (fa meglio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi comunque di un netto 1,11%). Tra i singoli titoli da segnalare il tracollo dell'11% registrato da SoftBank Group Corporation, che proprio nei giorni scorsi aveva tolto a Toyota Motor dopo 20 anni la palma di società più capitalizzata del Sol Levante. Gli investitori guardano con apprensione all'esposizione della conglomerata tecnologica a OpenAi (la creatrice di ChatGpt rappresenta circa il 30% del portafoglio di investimenti di SoftBank). E quello stesso boom dell'intelligenza artificiale che ha fatto rimbalzare SoftBank sul listino del 70% nel 2026, oggi rappresenta anche un'incognita sulle prospettive di più lungo periodo.
Tutte in negativo le piazze cinesi. A meno di un'ora dallo stop alle contrattazioni Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 perdono circa lo 0,60% e lo 0,70% rispettivamente, contro un ribasso intorno allo 0,50% per lo Shenzhen Composite. Molto male Hong Kong: l'Hang Seng perde infatti circa l'1,70% (e l'andamento è simile per l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China). A Seoul è di circa l'1,50% la contrazione del Kospi, mentre a Sydney è stato dell'1,12% il declino dell'S&P/ASX 200 in chiusura. In aprile la bilancia commerciale dell'Australia è ritornata in surplus su base rettificata stagionalmente per 1,79 miliardi di dollari australiani, dopo il deficit di 1,02 miliardi della lettura finale di marzo (5,03 miliardi l'avanzio di febbraio) e soppra agli 1,23 miliardi del consensus. Le esportazioni dall'Australia sono cresciute del 7,2% mensile, contro un progresso dello 0,8% per le importazioni.
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