Asia-Pacific è in negativo. A Tokyo Nikkei 225 perde l'1,58%

di FTA Online News pubblicato:
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Dopo una partenza d'ottava contrastata per Wall Street (in positivo dei tre principali indici newyorkesi il solo Dow Jones Industrial Average, apprezzatosi dello 0,11% lunedì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza si è consolidata in negativo. Le indicazioni contrastanti che arrivano dalla Casa Bianca continuano ad alimentare l'incertezza degli investitori. Siti militari sono stati attaccati nel centro dell'Iran mentre diverse esplosioni sono state registrate in Israele e nel porto di Dubai una petroliera del Kuwait è stata colpita. Secondo il Wall Street Journal Donald Trump sarebbe disponibile a mettere fine agli attacchi Usa verso l'Iran anche se lo Stretto di Hormuz rimanesse chiuso. Il clima decisamente negativo per la regione si concretizza intanto in un declino di circa l'1,80% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, è poco mosso a fronte di un recupero superiore di circa lo 0,10% per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 perde l'1,58% (fa poco meglio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi dell'1,26%). Sul fronte macroeconomico, in marzo il tasso d'inflazione è calato nella regione di Tokyo (benchmark per l'intero Giappone) sull'1,4% annuo dall'1,6% di febbraio. L'indice core dei prezzi al consumo è salito dell'1,7% annuo contro l'1,8% precedente. Il dato, che si confronta con la lettura invariata sull'1,8% del consensus. resta dunque per il secondo mese sotto al target del 2,0% della Bank of Japan (BoJ). In febbraio la produzione industriale è cresciuta dello 0,3% annuo, in frenata rispetto allo 0,7% di gennaio. Su base mensile, rettificata stagionalmente, la produzione industriale è scesa del 2,1% contro la precedente crescita del 4,3% ma in linea con le attese.

In marzo l'indice Pmi manifatturiero ufficiale della Cina è migliorato su 50,4 punti dai 49,0 punti di febbraio (49,3 punti in gennaio), ritornando dopo due mesi sopra la soglia di 50 punti che separa crescita da contrazione. Il dato si confronta con il recupero limitato a 50,1 punti del consensus di Reuters. Tutte in negativo le piazze cinesi. A meno di un'ora dallo stop alle contrattazioni Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 perdono circa lo 0,60% e lo 0,70% rispettivamente, contro un declino intorno all'1,50% per lo Shenzhen Composite. Arretra anche Hong Kong: l'Hang Seng è infatti in calo di circa lo 0,30% (fa peggio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, con una flessione intorno allo 0,70%). A Seoul è superiore al 4% il crollo del Kospi, mentre a Sydney è stato dello 0,25% il guadagno di un S&P/ASX 200 in contro tendenza in chiusura della sessione.

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