Imprese, il taglio al credito d'imposta Transizione 5.0 apre un caso

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
4 min

Il governo taglia i crediti d'imposta al 35% del previsto. Dura protesta di Confindustria, che chiede e ottiene un tavolo di confronto ministeriale per il prossimo 1° aprile. Ecco cosa succede

Imprese, il taglio al credito d'imposta Transizione 5.0 apre un caso
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Su come il dossier Transizione 5.0 si sia arroventato nelle ultime ore bastano le parole del Sole 24 Ore di ieri che, a proposito dell’ultimo DL 38/2026 approvato venerdì scorso, parla di “una beffa forse senza precedenti”.

Di cosa si tratta? L’articolo 8 del citato decreto interviene su quella platea di imprese che ha già avviato un percorso di innovazione sostenibile e investito nell’abbattimento delle emissioni anche sulla scorta della promessa di incentivi importanti sotto il programma del Transizione 5.0.

Un percorso che le imprese coinvolte hanno già compiuto in maniera rilevante, ottenendo dal GSE le previste certificazioni di ammissibilità tecnica degli interventi previsti e tesi alla riduzione del consumo energetico.

Transizione 5.0, il governo taglia il credito di imposta al 35% di quanto previsto

A questo punto il taglio del credito di imposta nel 2026 al 35% di quello richiesto rischia di tradursi in un costo grave e imprevisto, per di più in una fase complicata come quella attuale. In pratica sul credito di imposta massimo - il 45% di investimenti fino a 10 milioni di euro che coinvolgano più del 10% della struttura produttiva oppure oltre il 15% del processo interessato – si rischia di ottenere un credito di imposta del 15,75% appena.
Per gli investimenti meno impattanti entro i 10 milioni di euro si scivola al 14% o al 12,25%

Un’agevolazione che è addirittura inferiore a quella prevista per gli investimenti del vecchio piano Transizione 4.0”, commenta il quotidiano di Confindustria.

Non solo, l’art. 7 specifica che la disciplina della maggiorazione dell’ammortamento quest’anno si applica soltanto per gli investimenti in beni strumentali, quindi rischiano di essere tagliati fuori i sistemi di gestione dell’energia e gli impianti da rinnovabili per autoconsumo acquistati spesso dall’impianto innovativo della 3Sun (gruppo Enel) di Catania.

Al contempo tagliando il vincolo ai beni prodotti in Europa… con il rischio di un nuovo impulso alle tecnologie cinesi, che in questo ambito sono particolarmente competitive, e anche, secondo Il Sole 24 Ore di un aggravio da ben 1,4 miliardi di euro dei costi connessi al provvedimento.

Transizione 5.0, tagliati proprio i crediti d'imposta che servirebbero a ridurre i consumi energetici

Oltretutto gli investimenti incentivati con questi crediti di imposta del Transizione 5.0 riguardano la riduzione dei consumi energetici sul territorio nazionale: ossia proprio il genere di progetti di lungo periodo che dovrebbero ridurre la dipendenza italiana anche dagli idrocarburi del Medioriente.

Dopo le difficoltà degli ultimi anni del governo nell’incentivazione delle imprese innovative, lo stop-and-go dello stesso Transizione 5.0 e le incertezze conseguenti per gli operatori, questa sforbiciata rischia di arrecare un danno non indifferente alla fiducia delle aziende.

Il tutto – sembra – nel contesto di esigenze stringenti di bilancio, come sembra testimoniare la compressione delle risorse del 5.0 per quest’anno a 537 milioni di euro: effettivamente il 35% degli 1,65 miliardi di euro già richiesti dalle imprese e ritenuti ammissibili dal GSE.

Degli attriti si sarebbero già registrati sul tema tra il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il ministro delle Imprese Adolfo Urso e la questione è sicuramente di stringente attualità stanti le indiscrezioni su una possibile destinazione delle risorse risparmiate dal fondo per Industria 5.0 per nuove misure per le imprese contro il caro energia.

Sul tema Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, ha parlato di “un segnale che non può essere ignorato” e di esodati 5.0, chiedendo con urgenza un tavolo di confronto con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, con il ministro delle Imprese Adolfo Urso e con il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti.

Richiesta accolta: già ieri, 29 marzo, nel giorno delle parole di Orsini sul Sole 24 Ore, il MIMIT di Adolfo Urso ha convocato un tavolo di confronto proprio con i ministri interpellati e con le associazioni nazionali di impresa sul credito d’imposta Transizione 5.0 per il prossimo 1° aprile 2026. Potrebbe essere l’occasione per fare il punto sulla crisi in corso e sulle misure per affrontarle. Sperando che chi ha già investito nel futuro, non si ritrovi beffato.