INWIT, anche TIM dà la disdetta sulle torri

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
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Scambio domenicale di comunicati tra i consigli di amministrazione, TIM si tira indietro, ma anche stavolta la società delle torri contesta le date. Ecco gli ultimi aggiornamenti

INWIT, anche TIM dà la disdetta sulle torri

La battaglia tra Inwit e i suoi maggiori clienti, da un lato TIM e dall’altro Fastweb+Vodafone (il nuovo operatore fa riferimento alla svizzera Swisscom) non si arresta neanche nel fine settimana.
Il consiglio di amministrazione di TIM si è infatti riunito di domenica per annunciare verso l’ora di pranzo la disdetta del contratto generale di servizio (Master Service Agreement) con la società delle torri.

A stretto giro INWIT ha risposto nel pomeriggio di ieri: il contratto con TIM è valido fino al 2038, la disdetta è priva di fondamento giuridico.

INWIT, la disdetta di TIM dopo quella di Fastweb

La battaglia legale monta e rimanda in scena quanto appena visto con Fastweb-Vodafone, che aveva disdettato mercoledì scorso (il 25 marzo) l’accordo sulle Torri con INWIT e il relativo contratto, anche se prevedeva che poi questo finisse nel marzo 2028.

Anche in quel caso la risposta di Inwit era stata rapida: alle 9,31 la società guidata dal direttore generale Diego Galli aveva diffuso un comunicato in cui definiva la decisione di Fastweb “illegittima e priva di logica industriale”.

La risposta era con tutta evidenza già pronta e non poteva essere diversamente dopo che il titolo della società delle torri era crollato del 16% a Piazza Affari il 19 marzo e aveva messo per due sedute di seguito sotto pressione i supporti a 6,08 euro, livelli che non vedeva dall’inizio del 2019.

Ironia della sorte l’azione di INWIT era reduce da un deciso rimbalzo cui avevano contribuito le voci di un’offerta di acquisto lanciata da Ardian. Il private equity francese ha investito da tempo nella società delle torri insieme al Credit Agricole e a questa partnership in Daphne 3  fa oggi riferimento il 31% del capitale di INWIT, in altre parole il secondo azionista della società delle torri.

Anche il primo socio di INWIT è un consorzio di diversi soggetti: Oak Holdings 1 (OAK 1) controlla il 37,6% indirettamente ed è la società cui Vodafone ha trasferito le torri nel 2023. Oltre alla società di telecomunicazioni ne fanno parte veicoli di investimento di KKR e del fondo infrastrutturale GIP (BlackRock). Tutti soggetti dalle spalle larghe insomma e, se si pensa che KKR è anche il maggiore azionista singolo della rete fissa di TIM, sempre più rilevanti in Italia.

INWIT, il primo impatto dalla joint-venture tra Fastweb e TIM per le torri

Ma torniamo a mercoledì scorso, quando il titolo INWIT ha segnato quella forte flessione di cui sopra. A scatenare le vendite è stato l’annuncio di una joint venture strategica tra Fastweb-Vodafone da un lato e TIM dall’altro per accelerare sul 5G in Italia e per “allineare i costi alla media europea”.

Una nuova società delle torri che metteva direttamente in dubbio il ruolo di INWIT e il mercato se ne è accorto da subito penalizzando il titolo tanto da spingere Inwit a mandare tramite i propri legali un esposto alla Consob per verificare eventuali anomalie nelle negoziazioni.

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Torri, non c'è accordo sulla scadenza dei contratti

Nei giorni successivi le critiche di Fastweb-Vodafone e di TIM si sono tradotte nell’annuncio di una disdetta dei rispettivi contratti con INWIT, ancorché in scadenza rispettivamente al marzo 2028 e all’agosto 2030, secondo le due compagnie.

Una ricostruzione vivamente contestata dalla stessa INWIT, che a Fastweb ha dichiarato di ritenere che il contratto di servizio (MSA) scada nel lontano agosto 2038 a seguito della clausola sul cambio di controllo e a TIM, ieri pomeriggio, ha risposto che il relativo master service agreement scadrà il 4 agosto 2038: su TIM con il cambio di controllo congiunto del 2022 “per effetto dell’esercizio ‘incrociato’ del diritto di opzione, ciascuna parte ha dunque sterilizzato il diritto di disdetta”.

Posizioni quindi sempre più inconciliabili che chiamano in causa quel portafoglio di oltre 26 mila torri di ripetizione in mano a INWIT che costituiscono, comunque la si veda, un’infrastruttura strategica basilare italiana.

In una presentazione accurata di venerdì scorso (27 marzo) la stessa INWIT ha contestato che i suoi prezzi praticati siano superiori alla media europea e ha rivendicato il proprio posizionamento unico in Italia.

Ci vorranno almeno due o tre mesi per una prima decisione del Tribunale di Milano sul caso con Fastweb, poi l’appello e così via. Ora si apre un percorso di questo tipo anche con TIM, come era prevedibile.

Si perde così visibilità su una infrastruttura strategica come quella delle telecomunicazioni italiane e ci sono analisti che temono impatti operativi dai contrasti insorti.

In un report del 25 marzo Barclays si chiedeva se non fosse cominciata la battaglia tra Swisscom (Fastweb+Vodafone) e la società delle torri. Sottolineava inoltre che il trasferimento a un’altra infrastruttura ‘mobile’ come quella di Cellnex o la sua sostituzione costituissero una sfida imponente da affrontare in soli due anni.

Che ci siano rischi di esecuzione sia per Swisscom che per TIM sembra indubbio, ma è altrettanto certo che la battaglia è ormai cominciata.