Saipem, seduta in calo con i prezzi del petrolio, ma le partite sono anche altrove
pubblicato:In Brasile possibili schiarite sul dossier dell’Antitrust e della fusione con Subsea7. Intanto la guidance 2026 implica un p/e dimezzato sui valori del 2025, quindi rende il titolo più attraen

Passo indietro di Saipem in queste ore a Piazza Affari: l'azione cede al mercato lo 0,74% del proprio valore e si riporta a 4,559 euro scontando la debolezza odierna delle quotazioni del petrolio che riporta il Brent a 110,2 dollari al barile (-1,69%). Davvero poco male per un titolo che ha guadagnato quasi il 90% da inizio anno. L’accelerazione al rialzo dei prezzi di Saipem è infatti scattata prima di quelli del petrolio greggio e anche se un legame diretto tra le quotazioni della compagnia di servizi specializzati all’industria petrolifera e dell’energia da fonti rinnovabili è innegabile, bisogna anche tenere in considerazione il big deal: quell’accordo per la fusione con la società norvegese con sede legale in Lussemburgo Subsea7 per la creazione di un colosso globale del settore.
Saipem, big deal? Schiarite forse in Brasile
Due riferimenti temporali però fanno presi in considerazione: il primo è il termine dell’anno 2026 che si dovrebbe concludere con la nascita di Saipem7 e l’avvio della nuova stagione; il secondo è la seconda metà dell’anno e il mese di novembre entro il quale il Cade, l’Antitrust brasiliano, dovrebbe esprimersi sul caso che contrappone le due società in predicato per un matrimonio ai competitor che denunciano proprio un vulnus alla concorrenza.
Ecco la novità di oggi l’apprendiamo da un report di Barclays: la banca britannica sottolinea infatti quello che potrebbe rivelarsi un passo avanti importante: Exxon, uno dei concorrenti saliti sulle barricate dell’antitrust carioca, avrebbe suggerito esplicitamente la possibilità di una risoluzione della questione della concentrazione del mercato con un accordo commerciale e non quindi coni tipici “remedies” di quest’ambito che sono la cessione di attività o business per ristabilire un equilibrio sul mercato. La preoccupazione di Exxon (non ovviamente di Saipem e Subsea7 che avrebbero sempre negato l’esistenza di un problema di concorrenza) sarebbe legittima: anche una l’acquisizioni di asset o attività dal perimetro della futura Saipem7 potrebbe generare problemi operativi concreti difficili da gestire per lei stessa.
Nel dossier sono coinvolte anche la compagnia nazionale brasiliana Petrobras e la franco-americana TechnipFMC, nata anch’essa da una maxi-fusione nel 2017.
Anche l’IBP (l’Istituto brasiliano del petrolio e del gas) si è messo di traverso all’operazione.
Ora da un punto di vista sostanziale il mercato brasiliano per Saipem e per Subsea7 è marginale (non è per esempio l’Arabia Saudita dove Saipem è esposta con il 30-40% del portafoglio), ma da un punto di vista formale potrebbe sorgere qualche criticità perché tra le condizioni sospensive della fusione Saipem-Subsea7 rientra il via libera delle competenti autorità regolamentari quindi anche del Cade brasiliano.
Oltretutto, se per caso il Cade richiedesse la cessione di asset per oltre mezzo miliardi di euro, le società in via di merger potrebbero recedere dall’accordo. Nessun remedy su quel mercato dovrebbe sfiorare lontanamente la soglia dei 500 milioni di euro, ma una tardiva composizione della questione potrebbe intaccare il cronoprogramma del merger, per cui senz’altro il gruppo guidato dal CEO Alessandro Puliti tiene sott’occhio il dossier.
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Saipem, la fusione, il ricco dividendo appena staccato e il primo trimestre
In gioco c’è comunque una fusione che dovrebbe mettere insieme un portafoglio ordini da 43 miliardi di euro e ricavi da 21 miliardi con utili ‘core’ da oltre 2 miliardi, un protagonista dell’industria globale dei servizi al settore oil insomma.
Ne frattempo Saipem fa la sua strada. Ieri il titolo ha staccato un dividendo da € 0,17, il 3,65% dei prezzi di chiusura di venerdì e quasi 330 milioni di euro in pagamento domani agli azionisti tenendo anche conto dei circa 55 milioni di titoli propri che Saipem ha in portafoglio e sui quali ovviamente non paga un dividendo. Praticamente se sottrae il 5% dell’utile da destinare a riserva legale (circa 17,3 milioni) il gruppo ha riversato ai suoi azionisti il 100% dell’utile distribuibile (payout ratio sui 346,4 milioni, tolta la riserva legale).
Ancora il primo trimestre di Saipem si è chiuso bene con un’azione gestionale sui margini importante: se i ricavi sono cresciuti nel periodo di appena lo 0,3% a 3,528 miliardi di euro, l’ebitda adjusted è balzato del 23,6% a 434 milioni. L’utile operativo adjusted è però rimasto invariato a 157 milioni, cosa che ha contribuito a una bottom line del conto economico in crescita dell’1,3% a 78 milioni di euro. All’ebitda adjusted contribuisce il settore Engineeting & Construction sia offshore che onshore, mentre il balzo degli ammortamenti e svalutazioni da -194 a -277 milioni riporta in pareggio il risultato operativo e sostanzialmente il resto del conto economico.
Saipem, occhio ai flussi e alla guidance, implicano multipli più attraenti
Se invece si inseguono i flussi di cassa, si nota un flusso di cassa netto da attività operative in leggero calo da 395 a 392 milioni (1q26/1q25) con una discrepanza che cresce per free cash flow in flessione da 387 a 337 milioni di euro, ma solo per via del venir meno di proventi da disinvestimenti per 101 milioni di euro registrati nel primo quarto del 2025. Al netto di questa posta straordinaria il free cash flow registrerebbe una forte crescita anche grazie al calo degli investimenti tecnici da 105 a 44 milioni di euro nei tre mesi.
Ora anche grazie al rally che accompagnato il titolo da inizio anno e in particolare poi con il ritorno d’attenzione sul settore oil a seguito della nuova crisi iraniana – un fenomenale +88% da inizio anno – l’azione di Saipem non appare oggi a buon mercato: nonostante il calo di queste ore (-0,85% a € 4,554) il titolo quota 26,3 volte gli utili del 2025 (P/E). Come noto però è soprattutto sulla guidance e ancora di più sul consensus degli analisti che si valutano i multipli reddituali di un’impresa quotata.
Bene la guidance 2026 comprende un ebitda adjusted da 1,9 miliardi di euro che significherebbe il 61% in più dei 730 milioni del 2025; un cash flow operativo in calo del 50,4% a 1 miliardo di euro circa e un free cash flow più che dimezzato a 1,24 miliardi di euro dopo investimenti tecnici in crescita del 23% a 450 milioni.
Ora se l’utile netto mantenesse la ricca marginalità del 47% circa dell’ebitda adjusted registrata nel 2025, l’utile netto potrebbe raggiungere i 900 milioni di euro circa, con la conseguenza di un P/E forward sui prezzi di queste ore a 10x circa, un ratio decisamente più interessante per gli investitori.
Ma sempre con quel caveat delle nostre prime righe: le partite grosse dell’anno saranno altrove dal balzo del greggio ai problemi di execution in Medioriente fino alla maxi-fusione con Subsea7, Brasile permettendo. Tutte partite straordinarie che però potrebbero anche aggiungere appeal speculativo al titolo.