BTP, Treasury, Gilt: i rendimenti volano, è il momento di comprare?
pubblicato:Allarmi da Iran e inflazione: crescono i rischi, ma anche i rendimenti. Potrebbero esserci opportunità di profitto (o almeno di protezione). Crisi politica del Regno Unito e prezzi al gallone negli Stati Uniti complicano il quadro. Fed e BCE dovranno adattarsi. Ecco il quadro

Grave, ma forse non ancora troppo. Di certo il rincaro globale dei prezzi dell’energia proietta ombre fosche sull’inflazione e l’economia globale, ma potrebbe creare anche delle opportunità o almeno delle occasioni di ripararsi da un potenziale contesto inflattivo o stagflattivo che potrebbe materializzarsi mentre si entra nella 12esima settimana di guerra senza nessun percorso chiaro di uscita dalla nuova crisi del Golfo con lo stretto di Hormuz chiuso e il Brent tratta a 110,2 dollari al barile (+0,82%).
Il nulla di fatto cinese del presidente Donald Trump mentre le indicazioni sull’inflazione USA mettevano in una situazione difficile il nuovo presidente della Fed Kevin Warsh hanno già alla fine della scorsa settimana inviato un segnale di vendita ai mercati azionari. La reazione più significativa è però giunta proprio da quei mercati dei titoli di Stato che spesso sono stati letti come l’imprescindibile linguaggio dei bond vigilantes.
Il premio al rischio è cresciuto per tutti i maggiori bond sovrani (e non solo), ma dove c’è rischio ci può essere anche rendimento, per il fixed-income è una regola matematica più trasparente che in altre asset class.
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I rendimenti dei titoli di Stato in rialzo
Andiamo per ordine. Le ultime sedute hanno visto un balzo importante dei rendimenti dei titoli di Stato, in altre parole i mercati chiedono un premio maggiore per il rischio di finanziamento dello Stato non solo in Italia, Francia o Gran Bretagna, ma anche negli Stati Uniti o in Giappone.
Se si ritengono questi stati solvibili nel medio e lungo termine - e con tutta la gravità della crisi geopolitica internazionale, non sembrano esserci ragioni macroeconomiche sufficienti a dubitare di nessuno di questi emittenti – in pratica si è creata l’occasione anche per i piccoli risparmiatori di spuntare con la sottoscrizione di bond un rendimento più elevato, nonostante tassi d’interesse ancora relativamente bassi in Europa, negli Stati Uniti e in Giappone. In altre parole potrebbe diventare conveniente (o almeno più conveniente rispetto a qualche settimana fa) comprare BTP, Oat, Gilt, Treasury USA o titoli di Stato giapponesi.
Rendimento 10 anni | % |
|---|---|
Stati Uniti | 4,6 |
Regno Unito | 5,14 |
Giappone | 2,746 |
Germania | 3,1691 |
Italia | 3,955 |
Francia | 3,814 |
Spagna | 3,601 |
Grecia | 3,899 |
Le prospettive per la BCE, i prezzi migliori dei BTP
I prezzi sono inversamente proporzionali ai rendimenti nei titoli di Stato, quindi, se si considera il future sul BTP Italiano (legato al prezzo del BTP), si può notare che siamo passati da circa 122 euro a inizio marzo fino a 116 euro in queste ore.
Il rendimento del BTP decennale è balzato dal 3,2% di fine febbraio al 3,95% di queste ore dopo allunghi oltre il 4,0-4,1% nelle scorse settimane.
La Francia è passata dal 3,21% al 3,81% di questi giorni, la Germania dal 2,65% al 3,17%.
Attualmente il tasso d’interesse sui depositi della BCE è al 2,00%, il relativo tasso d’interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali è al 2,15%. Per il prossimo meeting della BCE dell’11 giugno l’ECB Watch Tool, che calcola le probabilità degli interventi sui tassi sulla base dei future €STR dà al 90% la probabilità di un rialzo di un quarto di punto (quindi di 25 punti base, ossia dal 2,15% al 2,40% per il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principale cui si collegano poi i mutui tramite l’Euribor altri parametri finanziari UE).
All’ultimo meeting del 29 ottobre la probabilità maggiore del 40,6% è data al 2,90% per questo tasso con 75 punti base, quindi tre rialzi da un quarto entro la fine di quel mese che porterebbero al 2,75% il tasso sui depositi.
L’Eurotower resta alla finestra con le sue funzioni di reazione e senza percorsi predeterminati, ma lo scenario si sta componendo su una politica restrittiva che rallenterebbe l’economia (forse fino alla recessione), ma almeno ci farebbe spendere meno, grazie a un euro più forte, per l’energia.
Ovviamente dal punto di vista della BCE è il controllo dei prezzi la chiave di lettura strategica, per i risparmiatori ci potrebbe almeno essere la possibilità di vedere rendimenti reali più elevati sui titoli di Stato.
In questo momento a mercato i BTP al 2036 mostrano un rendimento netto tra il 3,49% e il 2,71% nelle nostre piattaforme.
Per il 2037 emergono:
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BTP Futura al 27 aprile 2037 (IT0005442097) che quota solo a 77,37 euro e quindi ha un rendimento netto del 4,01%
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BTP al 1° marzo 2037 (IT0005433195), che scambia a 73,55 euro con un rendimento netto scadenza del 3,88%.
Ovviamente senza considerare la tassazione al 12,5% ed eventuali spese e commissioni di transazione che invece mancano al collocamento.
Calcoliamo una media dei rendimenti dei titoli a 10 anni al 3,61%.
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E il BTP indicizzato?
Si potrebbe valutare anche la possibilità di investire in titoli di Stato italiani indicizzati all’inflazione: i BTP Italia.
Pagano cedole semestrali generalmente indicizzate all’inflazione Foi: il calcolo è un po’ complesso e rivaluta cedole e capitale con un coefficiente aggiornato.
Il BTP Italia che pagherà la prossima cedola (IT0005332827) il 21 maggio ha un coefficiente dell’1,01010, ci mostra al momento un rendimento netto a scadenza del 3,18% (ma la cedola effettiva parte dallo 0,55% annuale, quindi 0,275% semestrale).
Per vantaggi più consistenti sarebbe necessaria una fase di inflazione più elevata e più prolungata, forse anche oltre l’anno, ma c’è da dire purtroppo che l’ultima rilevazione Istat sull’inflazione di aprile ha mostrato un pesante +2,7% su base annua contro l’1,7% del mese di marzo.
Titoli di Stato, balzano i rendimenti UK, USA e del Giappone
Anche il contesto internazionale ha inviato diversi segnali preoccupanti.
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Il Regno Unito vive una gravissima crisi politica ed economica che si aggiunge alla crisi globale. Dopo una bruciante sconfitta del suo partito, il Labour, alle ultime amministrative, diversi ministri si sono dimessi ed è sempre più sotto pressione l’incarico di premier a Keir Starmer, se le dimissioni si materializzassero, dal partito potrebbero emergere le nomine di Andy Burnham (sindaco della Grande Manchester) o di Wes Streeting (il segretario alla Sanità dimessosi da poco). Di fatto però crisi economica e politica si sono già tradotte in un balzo dei rendimenti del decennale britannico Gilt a quasi il 5,2%: aveva uno yield del 4,23 a fine febbraio. Non giova un’inflazione al 3,4% già a marzo.
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Ha scosso diversi osservatori il fatto che i titoli del Giappone a 30 anni abbiano superato il 4% del rendimento per la prima volta dal 1999: sono al 4,1% adesso dopo aver sfiorato il 4,2%
Anche negli Stati Uniti, nonostante l’abbondanza di idrocarburi (non sempre già raffinati) e a anche per il sistema sostanzialmente globale di pricing di benzina ed energia, l’inflazione galoppa e crea problemi anche al nuovo presidente della Fed Kevin Warsh. La scorsa settimana il Bureau of Labor Statistics ha letto ad aprile un balzo dell’inflazione al 3,8% a/a, ben lontano dal target ufficiale della Fed del 2%. Gran parte è dovuto all’inflazione energetica (cresciuta del 17,9%), ma anche l’inflazione core è comunque salita a un elevato 2,8%
Entro fine anno il 47% delle probabilità del FedWatch Tool sui possibili tassi d’interesse USA vede il range 3,50-3,75%, sui livelli di oggi a fine anno. La prossima primavera 2027 ci dovrebbe essere un primo rialzo.
Sembra un nulla di fatto ma in realtà implicatamente cancella le ipotesi di tagli dei tassi prevalenti fino a pochi mesi fa.
Il rendimento del Treasury USA a 30 anni è balzato al 5,12% e quello a 10 anni al 4,59%: livelli - soprattutto il 30ennale sopra il 5% - che nell’ultimo anno di amministrazione Trump sono stati visti come un altolà dei bond vigilantes alle intemperanze della Casa Bianca.
Resta però da capire questa volta come farà Washington a rasserenare i mercati.
Nel frattempo alcune opportunità sui mercati obbligazionari potrebbero suggerire la valutazione di investimenti, mentre per i più tecnici saranno le duration più brevi lo schermo più usuale contro politiche monetarie in evoluzione.
Sempre con la consapevolezza che la crescita di rendimenti e inflazione tende a riflettere una generale situazione economica in peggioramento.