Interpump e Ferragamo reduci da un crollo in Borsa: le trimestrali fanno paura al mercato
pubblicato:Venerdì nero a Piazza Affari per i due titoli: Interpump cede il 9% sui timori del ciclo industriale macro, mentre Ferragamo affonda del 18,6% spinta dal taglio delle stime degli analisti. L'analisi tecnica e le prospettive

Mamma mia che ribasso Interpump: il mercato improvvisamente ha paura del rallentamento industriale.
La reazione del mercato alla trimestrale è stata davvero impressionante. Venerdì il titolo ha perso oltre il 9%, chiudendo a 33,72 euro dopo una seduta molto nervosa nella quale i prezzi hanno oscillato addirittura tra 30,92 e 36,60 euro.
I conti non sono stati brutti, ma il mercato ha punito la prudenza del management e il calo dei margini. Dietro il -9% c’è il timore che il ciclo industriale globale stia iniziando a perdere forza.
Ed è proprio questo che colpisce: la violenza del movimento rispetto a risultati che, tutto sommato, non erano affatto disastrosi. Anzi, a leggere i numeri in modo freddo i ricavi sono leggermente cresciuti; l’utile netto è rimasto stabile; e la marginalità continua a restare molto elevata rispetto a tanti altri gruppi industriali europei.
E allora perché il mercato ha reagito così male? Perché probabilmente gli investitori non stanno guardando tanto il trimestre appena chiuso, quanto quello che potrebbe succedere nei prossimi mesi.
Interpump era diventata una macchina “troppo perfetta”
Negli ultimi anni Interpump era diventata uno dei titoli industriali più amati dal mercato italiano. Una sorta di “macchina perfetta” con crescita costante, acquisizioni ben integrate, redditività molto elevata, management credibile, capacità di attraversare fasi economiche complicate meglio di altri. Ed è proprio questo il problema. Quando un titolo viene percepito come quasi perfetto, il mercato tende a diventare estremamente severo ai primi segnali di rallentamento. E alcuni piccoli segnali stavolta sono arrivati.
L’EBITDA è sceso del 2,3%, mentre i margini hanno iniziato leggermente a comprimersi: EBITDA margin dal 22,5% al 21,9%; EBIT margin dal 16,7% al 15,8%.
Nulla di drammatico in assoluto. Ma abbastanza per fare nascere il dubbio che il contesto industriale globale stia diventando più difficile. Il mercato ha letto la guidance come un segnale di cautela Secondo il vero elemento che ha spaventato gli investitori non sono stati tanto i numeri, quanto il tono prudente del management.
La società ha confermato una guidance che prevede crescita organica compresa tra +3% e -2% e marginalità attese tra 22% e 22,5%. Formalmente non è un profit warning. Però il messaggio implicito è molto chiaro: Interpump vede ancora parecchia incertezza davanti. E in un mercato che fino a poche settimane fa sembrava credere quasi soltanto all’intelligenza artificiale, alla resilienza dell’economia americana, e alla possibilità di tassi più bassi, questo tipo di prudenza improvvisamente pesa molto di più.
Il problema vero è il contesto macro
Dietro il crollo di Interpump probabilmente c’è anche qualcosa di più grande. Il mercato inizia infatti a temere che il quadro macro globale stia peggiorando: petrolio sopra 100 dollari, rendimenti obbligazionari in rialzo, Fed più aggressiva, dollaro forte, Europa debole, e costi energetici nuovamente sotto pressione. E quando il mercato inizia a preoccuparsi della crescita globale, i primi titoli a soffrire spesso sono proprio quelli industriali. Perché Interpump viene vista quasi come un termometro della qualità del ciclo manifatturiero mondiale.
La sensazione è che gli investitori stiano iniziando a chiedersi: e se il rallentamento della domanda industriale fosse più serio del previsto?
Interpump, deterioramento del quadro grafico
Anche il grafico di Interpump si è deteriorato parecchio. Dal punto di vista tecnico una candela da -9% lascia inevitabilmente danni importanti. Il minimo intraday a 30,92 dimostra che a un certo punto il mercato è entrato quasi in modalità “sell first”.
Naturalmente dopo movimenti così violenti non si possono escludere rimbalzi tecnici, ricoperture e tentativi di stabilizzazione.
Ma il punto importante è un altro, la percezione del mercato verso il titolo sembra essere cambiata improvvisamente. Sotto il minimo di marzo a 30,10 l'intonazione ribassista verrebbe confermata, target fino a 24 euro.
Per ripristinare un tentativo di rimbalzo simile a quello visto a marzo servirebbe il ritorno al di sopra dei 37 euro. Interpump fino a poco tempo fa era considerata quasi una certezza industriale. Adesso invece il mercato inizia a trattarla come un titolo molto più esposto al rallentamento economico, al ciclo globale, e all’incertezza macro. Ed è un cambiamento psicologico che spesso pesa più dei numeri trimestrali stessi.
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Ferragamo, trimestre deludente per il canale wholesale, gli analisti riducono le stime
Pesante ribasso venerdì per Salvatore Ferragamo che ha ceduto ben 18,6 punti percentuali attestandosi in chiusura a 6,61 euro. La trimestrale presentata giovedì dopo la chiusura degli scambi ha deluso il mercato: i Ricavi Totali di gruppo sono stati pari a 209 milioni di euro (-1,2% a tassi di cambio costanti e -5,5% a tassi di cambio correnti rispetto ai 221 milioni di euro del primo trimestre 2025) mentre le Vendite Nette Consolidate del canale DTC (vendite dirette al consumatore tramite il canale digitale) si sono attestate a 161 milioni di euro (+5,5% a tassi di cambio costanti e -1,9% a tassi di cambio correnti rispetto ai 164 milioni di euro del primo trimestre 2025), con andamenti positivi a cambi costanti in tutte le aree geografiche, ad esclusione del Giappone, e incrementi a doppia cifra in Nord America e America Latina.
A deludere è stato invece il dato relativo al canale Wholesale, in calo del 19% a 42 milioni di euro.
E venerdì non si sono fatte attendere le prime reazioni da parte degli analisti, con quelli di Equita che hanno ridotto le stime di EBIT del triennio 2026-2028 e tagliato del 5% il prezzo obiettivo sul titolo portandolo a 7,30 euro.
Barclays ha invece confermato la raccomandazione "Underweight" e il prezzo obiettivo a 5,50 euro.
Ferragamo, si rafforza il trend negativo
I prezzi sono scivolati sotto al supporto a 7,05/7,10 euro, rafforzando la tendenza negativa che si è sviluppata la scorsa settimana dopo il test della resistenza a 8,70 euro, che ha respinto nettamente il tentativo di rialzo del titolo.
Sotto 6,50 rischio ora di un ritorno sui bottom di marzo in area 5,80, target successivo a 5,50 euro, riferimento critico nello scenario di medio lungo periodo. Il breakout di questo livello implicherebbe il probabile proseguimento della corsa verso i minimi del 2025 in area 4,35.
Reazioni dai livelli attuali dovranno invece spingersi fin sopra 7,80 e dunque piuttosto distante dai livelli attuali, per acquisire spessore tecnico e trasformarsi in qualcosa di più di un semplice rimbalzo temporaneo.