Petrolio sui massimi da due settimane, mercato attende decisioni Trump
pubblicato:Il petrolio sale ancora e si spinge sui massimi delle ultime due settimane. Il contesto geopolitico resta difficile e nella notte sono stati segnalati attacchi con droni ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi. Inoltre sembra che Trump non abbia ottenuto nulla da Xi sull'Iran.

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Petrolio in accelerazione
Il petrolio estende il recupero dai minimi del 7 maggio e sale sui livelli più elevati dal 5 maggio per il Brent e dal 30 aprile per il WTI. Il future luglio sul Brent oscilla al momento sui 110 dollari/barile, ma nella notte si è spinto fin sui 111,98, mentre il derivato sul WTI si attesta a 102 dollari/barile contro i 103,43 toccati a inizio mattinata. Da segnalare anche il balzo del gas sui massimi dal 7 aprile, a ribadire ulteriormente lo stato di fibrillazione del mercato delle materie prime dell'energia.
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Droni verso Arabia ed Emirati
A fomentare gli acquisti sono le notizie delle ultime ore in arrivo dalla penisola arabica. Gli Emirati Arabi Uniti ieri hanno riferito di un incendio presso la centrale nucleare di Barakah causato da un attacco da parte di un drone proveniente dal confine occidentale (dove però non c'è l'Iran, ma l'Arabia Saudita, ndr). Il rapporto precisa che i droni erano tre ma due sono stati intercettati e neutralizzati. Il Ministeri della Difesa ha dichiarato che gli Emirati hanno il diritto di difendersi.
Più esplicita l'Arabia Saudita che ha intercettato tre droni in arrivo dallo spazio aereo dell'Iraq e dichiarato prenderà le misure necessarie contro ogni tentativo di violare la sua sovranità e sicurezza. Si ricorda che dopo il cessate il fuoco USA-Iran gli attacchi provenienti da Tehran sono nettamente diminuiti mentre diversi rapporti segnalano lanci di droni dall'Iraq verso Arabia Saudita, Kuwait e gli altri Paesi dell'area.
Situazione instabile, Trump decide domani
La situazione resta quindi estremamente instabile, con lo Stretto di Hormuz (dove transita il 34% del petrolio esportato al mondo) ancora bloccato e molte infrastrutture per l'energia danneggiate o distrutte. I tentativi per raggiungere un accordo tra USA e Iran sembrano in alto mare con le due parti che hanno messo sul tavolo condizioni talmente distanti da rendere impossibile l'ipotesi di avviare una trattativa.
Trump va avanti con le sue dichiarazioni bellicose e domani ha in programma un incontro con il suo staff per valutare le opzioni da adottare con Tehran. La sua posizione non sembra essere la più comoda: l'attacco all'Iran non sta ottenendo l'obiettivo sperato (una resa con abbandono del programma nucleare) ed ha anzi causato un effetto collaterale molto sgradito anche agli elettori americani, ovvero l'aumento del prezzo del carburante.
La Cina non interviene, posizione USA debole
Inoltre il funambolico inquilino della Casa Bianca ha ottenuto ben poco dall'incontro con il presidente cinese Xi. Pochi accordi commerciali e nessuna presa di posizione sulla guerra in Medio Oriente nonostante il fatto che Pechino abbia molto interesse a raggiungere una soluzione. Le ingenti esportazioni di petrolio che passano per Hormuz sono dirette in gran parte (44%) verso Cina e India. La mancanza di un intervento cinese (o di un annuncio in tal senso) rafforza l'ipotesi che Trump sia in difficoltà e che quindi possa decidere mosse azzardate.