Asia-Pacific è in negativo ma il Nikkei 225 guadagna l'1,38%
pubblicato:Dopo una seduta contrastata per Wall Street (in positivo dei tre principali indici newyorkesi il solo Nasdaq Composite, apprezzatosi dello 0,20% mercoledì), alla riapertura degli scambi in Asia la tendenza alla fine in negativo viene confermata.
Sotto i riflettori il conflitto in Medio Oriente. Mentre proseguono gli attacchi Usa contro l'Iran, Donald Trump è arrivato a dichiarare di non avere più alcun interesse in un negoziato con Teheran. La prima reazione è stata quella di un ulteriore rincaro del petrolio, con gli investitori che temono un nuovo impatto sull'inflazione che costringerebbe la Federal Reserve a portare avanti più a lungo del previsto l'inasprimento monetario. E il clima di fatto ribassista per la regione si concretizza intanto in un declino intorno allo 0,20% per per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.
Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, è in modesto arretramento a fronte di un progresso superiore allo 0,10% per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 guadagna l'1,38% (fa peggio l’indice più ampio Topix, apprezzatosi comunque dello 0,35%).
Sul fronte macroeconomico, in giugno la massa monetaria M2 è cresciuta in Giappone del 2,2% annuo, in frenata rispetto al 2,4% di maggio, attestandosi a 1.296.400 miliardi di yen (pari a 6.984 miliardi di euro al cambio attuale). Il dato si confronta con il rialzo invariato sul 2,4% del consensus. La massa monetaria M3 è invece salita dell'1,5% annuo contro l'1,7% precedente. Il mese scorso gli ordinativi di macchine utensili sono rimbalzati in Sol Levante del 52,8% annuo, contro il 37,4% di maggio.
In giugno l'indice dei prezzi al consumo è salito in Cina dell'1,0% annuo, in frenata rispetto all'1,2% di aprile e maggio (1,0% anche in marzo) e sotto all'1,1% del consensus di Reuters. Su base sequenziale l'indice dei prezzi è invece calato dello 0,3% contro lo 0,1% precedente (0,3% il progresso di aprile) e la deflazione dello 0,2% prevista dagli economisti.
Complessivamente in positivo le piazze cinesi. A meno di un'ora dallo stop agli scambi Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 guadagnano circa l'1,30% e il 2,30% contro un rialzo intorno all'1,90% per lo Shenzhen Composite.
Male invece Hong Kong: l'Hang Seng è infatti in declino di circa lo 0,70% (segno opposto per l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, con una crescita intorno allo 0,30%). A Seoul è intorno allo 0,60% il progresso del Kospi, mentre a Sydney è stata dello 0,26% la perdita dell'S&P/ASX 200 in chiusura.
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