Asia-Pacific è in negativo. Tokyo rimane ferma per festività
pubblicato:Dopo una chiusura d'ottava in recupero per Wall Street (migliore dei tre principali indici newyorkesi il Dow Jones Industrial Average, apprezzatosi dello 0,83% venerdì), con l'inizio della nuova settimana sui mercati asiatici la tendenza si è fatta più contrastata, virando alla fine al ribasso mentre Tokyo rimane ferma per la festività del Supōtsu no hi (il Giorno dello Sport).
Il prezzo del petrolio è legato a stretto filo alle dichiarazioni di Donald Trump che in precedenza aveva rimandato a dopo le elezioni di Midterm d'inizio novembre nuovi bombardamenti contro l'Iran ma successivamente ha detto che gli Usa potrebbero affiancare l'Arabia Saudita nel conflitto contro gli Houthi dello Yemen dopo l'ennesimo attacco (con vittime) contro Riyadh.
A raffreddare la corsa del greggio è stato però il parallelo annuncio di un'intesa sull'energia tra Russia e Ucraina, mentre il clima ribassista per la regione si concretizza in un calo di circa lo 0,70% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.
Le importazioni d'oro in Cina continuano a crescere, sia da parte della People's Bank of China (PboC) che dei consumatori. Tendenza legata al tentativo di Pechino di affrancarsi dalla dipendenza dal dollaro Usa (in luglio il pacchetto di U.S. Treasury detenuto dalla Cina è sceso sui minimi degli ultimi 18 anni). Non solo. In uno scenario geopolitico sempre più caotico grazie alle politiche dell'amministrazione Trump l'oro fisicamente conservato nei caveau rimane al riparo da ogni possibile sanzione.
Complessivamente in negativo le piazze cinesi. A meno di un'ora dallo stop agli scambi Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 perdono circa lo 0,50% e lo 0,80% rispettivamente, contro un declino intorno all'1,80% per lo Shenzhen Composite. Contrastata Hong Kong: l'Hang Seng è infatti in progresso di circa l'0,20% (segno opposto per l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, in flessione di oltre l'1%). A Seoul è superiore al 3% il crollo del Kospi, mentre a Sydney è stata dello 0,76% la crescita dell'S&P/ASX 200 in chiusura.
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